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di Luca Corsolini

E’ sempre una bella esperienza una visita in Trentino, specie quando c’è un evento: si resta sospesi tra l’invidia per la disponibilità di risorse che altri non hanno, e per la velocità nell’indirizzarle, e l’ammirazione per lo sviluppo sempre plurale, con le collettività coinvolte che hanno le varie iniziative, fino a capire che il primato non è nei soldi, e neppure nel genius loci, che pure è notevole, ma nella strategia e nella visione. In Trentino conoscono il valore del lungo termine.

Lo ha dimostrato il Festival dello Sport non solo per l’esibizione, massiccia, allegra, di campioni di ogni età e di ogni disciplina, ma anche e soprattutto per come il territorio è stato coinvolto nell’iniziativa, con le società locali in prima fila, con le scuole che hanno organizzato lezioni all’aperto, incontri veri, anche di sport praticato, e non solo raccolta di selfie. Lo dimostra l’approccio al mondo start up. In Italia c’è uno sport tech incubator privato, Wylab, che funziona benissimo, e c’è il Trentino che mette in campo la forza del pubblico ben organizzato per start up di ogni tipo, ad esempio quella che presenta il parabrezza mobile da bicicletta, per andare in giro comodamente anche quando piove, che possono essere anche un corso di laurea, come quello appena lanciato sugli sport di montagna.

Non deve stupire che il Trentino sia stato coinvolto nella candidatura italiana per I Giochi Olimpici del 2026, semmai verrebbe voglia di presentarsi a Trentino Sviluppo con un elenco di compiti, sicuri che saranno svolti nel migliore dei modi, perché pure lo sport ha bisogno di questo metodo avvolgente. Ad esempio, vien voglia di chiedere un lavoro serio, lungo, utile a tutta la società, sui cambiamenti climatici che stanno già impattando sulla società e sullo sport, e che nel caso di alcune discipline sono diventati motivo di preoccupazione circa la sopravvivenza futura. Oggi ha ancora senso di parlare di sport invernali, e dovremmo piuttosto parlare di sport bianchi? Quelli indoor non rischiano nulla, al contrario possono crescere (sintesi: Baselga di Pinè, la culla del pattinaggio di velocità, generazioni di atleti cresciuti allenandosi su questa pista naturale che è un lago ghiacciato, e generazioni adesso di atleti che si sono spostati di pochi metri per frequentare la pista realizzata in paese, un unicum classicamente italiano, che sarà coperta per ospitare eventualmente i Giochi ); quelli in montagna invece sono già aggrappati ai modelli di innevamento artificiale, e anche questa materia è studiata in Trentino, per capire se e come avranno un futuro. Poi, la mobilità: come viaggeremo tra 8 anni possiamo immaginarlo, sognarlo forse, ma è evidente che andiamo verso un ridimensionamento dei parcheggi, e non solo in montagna, dunque sarebbe bello se qualcuno in Trentino, perché da loro il gioco di squadra è efficace, studiasse come trasformare in centrali elettrici tutte quelle piazze asfaltate che sono vicini agli stadi e pure ai centri commerciali e sono sempre meno utilizzate.

Poi ci sono dei gioielli nascosti pure in Trentino. Nascosti anche perché usano risorse nascoste, sconosciute ai più, quasi negate. Ad Arco c’è il quartier generale di Aquafil, un colosso da quasi 3 mila dipendenti, fatturato di centinaia di milioni, che interpreta, per mission aziendale, “un ruolo fondamentale nello sviluppo di nuovi modelli sostenibili”. Per dire, l’operazione Healthy Seas ha appena permesso il recupero di una mega rete da pesca abbandonata sul fondale delle Eolie, addirittura tonnellate di materiale che da inquinante diventerà riciclato. Si chiama Econyl uno dei prodotti di punta di Aquafil, un tessuto utilizzato già dai big della moda per realizzare scarpe, nello sport da adidas. Aquafil è in missione per conto di noi tutti, nella promessa eco, che è premessa anche di ogni attività aziendale, il presidente Giulio Bonazzi dice che “la sostenibilità non è un risultato da raggiungere ma un modo di pensare, un modo di essere, un principio che ci deve guidare costantemente”. Si è cominciato nell’estate 2018 a parlare in modo insistente, e preoccupato, di quanta plastica ci sia in giro per il mondo, soprattutto, ahinoi, nei mari, ma queste discussioni diventano paradigmatiche di un cambiamento solo se diventano azioni concrete, se ci diamo, tutti, degli obiettivi concreti. Ecco, con grande fiducia in Milano, e certi delle esperienze nel settore di Cortina, pensare che l’Italia si candida per i Giochi Invernali mettendo in campo pure il Trentino ci fa pensare, non semplicemente sperare, che lo sport possa essere, in questo caso e non solo, un motore per lo sviluppo del Paese: tutti vorremmo essere un po’Trentino, e abbiamo l’occasione per esserlo insieme ai più bravi in materia. I trentini ovviamente.

Luca Corsolini - Symbola

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