Newsletter

C’è un 15% dei Comuni italiani in cui manca una qualsiasi offerta culturale. Un’indagine condotta dall’Istat sul Paese a diverse velocità parla di un fenomeno che riguarda 1.243 Comuni (dato 2021) e che tocca il 2,8% della popolazione, 1 milione e 600mila persone. I Comuni più colpiti sono quelli del Sud, con percentuali superiori più di dieci volte a quelli del Nord-Est. Ma pure nel Nord-Ovest l’incidenza è sopra la media nazionale. Realtà in controtendenza rispetto a un settore, quello artisticoculturale italiano, che, nel post-pandemia, continua invece a registrare un andamento positivo in termini di produzione di beni e servizi. Siccità culturale, appunto. Un fenomeno che ha spinto la Fondazione Cdp – nata nel 2020 su impulso di Cassa depositi e prestiti per rafforzare l’impegno in tre aree specifiche, Educazione e inclusione sociale, Arte e cultura, Assistenza e ricerca scientifica – a emanare il primo bando dedicato al pilastro culturale. Un bando che guarda a tutti i Comuni sotto i centomila abitanti, che si trovino in aree interne, in zone rurali o in declino demografico. Scadenza il 22 settembre prossimo. Entro l’anno i progetti vincitori.
«La filosofia è svolgere un ruolo sussidiario rispetto agli investimenti di altri attori del sistema – sottolinea Francesca Sofia, direttrice generale della Fondazione Cdp – L’ambizione è investire in maniera efficace, senza dispersione di risorse. Due considerazioni che ci hanno portato a sviluppare bandi per l’assegnazione competitiva dei nostri fondi e a selezionare così le proposte più meritevoli e maggiormente allineate ai nostri obiettivi e al nostro mandato. Ciascun bando segue un’analisi di scenario continuativa, per incidere, auspichiamo significativamente, sui problemi del Paese». A disposizione 500mila euro, rivolti a enti del terzo settore, Ong nazionali e internazionali, Onlus, associazioni e cooperative. Sviluppo e valorizzazione di musei, siti archeologici, opere d’arte, percorsi naturalistici.  Organizzazione di eventi artistici e nuova attrattività sul territorio. Miglioramento della fruibilità dei luoghi. Ma anche programmi per avvicinare la comunità ai temi arte e cultura e al patrimonio artistico e paesaggistico. Saranno ammesse al bando proposte per una richiesta economica minima di 50mila euro, non superiore a 125mila. «L’ottica è valorizzare i territori, soprattutto quelli più distanti dai centri urbani – sottolinea la dg Sofia – Altro aspetto peculiare del bando è lo stimolo alla creazione di ecosistemi: non saranno ammessi eventi sporadici, ma viene promossa la nascita di collaborazioni durevoli tra stakeholder: pubblica amministrazione, terzo settore, erogatori di servizi culturali, musei, parchi archeologici, teatri ma anche associazioni locali come, per esempio, quelle dedicate alla promozione di percorsi naturalistici. L’orientamento di Fondazione Cdp non è solo erogare fondi ma capire che trasformazione questi siano in grado di innescare». Se nei criteri di valutazione il 50% riguarda la qualità del progetto, il 15 per esempio riguarda il suo potenziale sociale. «Cosa comporta l’assenza di offerta culturale? Non ci sono eventi e manca la domanda di cultura, c’è scarso turismo. Questi fattori incidono negativamente sull’attrattività della località, ma anche sullo sviluppo di alcune condizioni sociali e più in generale sul benessere della comunità. Per questo, a conclusione del progetto, si verificherà quale sia stato l’impatto su territorio e persone – spiega Sofia – rispondendo anche a parametri quantitativi sui benefici apportati dal sorgere di nuove iniziative culturali». L’esame dei progetti avverrà per tappe. «La prima fase è quella della verifica, da parte dello staff di Fondazione Cdp, dei requisiti di ammissibilità degli enti. Poi ci sarà l’esame del comitato tecnico, che è in via di costituzione, da cui scaturirà la graduatoria finale di merito tecnico e potenziale impatto. Ogni progetto verrà visto da almeno tre membri in maniera indipendente. Al termine, il confronto plenario del comitato composto da un panel di esperti del settore. La graduatoria finale arriverà poi in Cda», spiega la dg della Fondazione.

I NUMERI

Ridurre i divari, in un settore trainante per il Paese. A partire dal suo fattore moltiplicativo, in una logica di filiera. Nel 2022 – ricostruisce il Rapporto Symbola Io sono cultura 2023, preso a riferimento dalla Fondazione, come anche il Rapporto Istat – il Sistema produttivo culturale e creativo ha segnato una ripresa rispetto al periodo pre-pandemia. Il valore aggiunto della filiera è di 95,5 miliardi di euro, con una crescita del 6,8% sull’anno precedente e del 4,4 rispetto al 2019. Il contributo alla creazione di ricchezza sul totale nazionale è costante, al 5,6%. Si stima per ogni euro di valore aggiunto (nominale) prodotto da una delle attività del settore, un moltiplicatore di 1,8 sul resto dell’economia: i 95,5 miliardi prodotti dall’intero sistema (comprensivo di istituzioni del terzo settore e pubblica amministrazione) ne hanno attivati 176,4. A conti fatti, l’intera filiera culturale e creativa ha generato, direttamente e indirettamente, un valore aggiunto di 271,9 miliardi di euro. Nel 2021, si ricorda nel bando di Fondazione Cdp, oltre un milione e mezzo di persone impiegate.

SCARICA L’ARTICOLO IN PDF
Fondazione Cdp, 1.243 Comuni senza offerta di arte o spettacoli: il bando per rivitalizzare i piccoli centri

Devi accedere per poter salvare i contenuti