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Primo polo europeo per la produzione di dispositivi medici monouso, Mirandola raggruppa 98 imprese e 8 multinazionali del biomedicale ed è in continua a crescere, sia come fatturato che come numero di addetti. Il valore del fatturato ha raggiunto il miliardo di euro nel 2020, con un incremento dell’11% rispetto al 2019, mentre gli occupati sono passati da 5000 a 5500 rispetto al periodo precedente alla pandemia. Se Mirandola ha raggiunto questi traguardi, lo si deve al genio imprenditoriale di Mario Veronesi. Farmacista di Mirandola, Veronesi intuì le potenzialità dei prodotti monouso e negli anni ‘60 iniziò a produrre tubicini in plastica per la trasfusione, sondini e cateteri fino ai reni artificiali, cambiando per sempre il tessuto economico della zona a nord di Modena. Un rapporto, quello tra la filiera del biomedicale e il territorio, che si è rinsaldato nel 2014 con l’apertura della scuola post diploma ITS Nuove Tecnologie della Vita. Ed è ovviamente a Veronesi che è intitolato il Tecnopolo di Mirandola della Fondazione Democenter Sipe, realizzato nel 2015 e dotato di laboratori e strumentazioni all’avanguardia per supportare le aziende nella produzione di nuove apparecchiature mediche, materiali e prodotti, mettendo insieme il mondo delle imprese (BBraun, Fresenius, Baxter e altre)  con quello delle università (Bologna, Modena e Ferrara). Tra i progetti portati avanti dal Tecnopolo si segna Nanosens4life, per trasformare i dispositivi plastici ad uso biomedicale in sensori usa e getta a basso costo, realizzando nanobiosensori in matrice polimerica funzionalizzata.

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