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  • Amabile Stifano - autore televisivo e docente di Analisi Televisiva, Università degli Studi dell’Insubria, Varese-Como

Nel complesso gli ultimi studi disponibili consegnano una dieta mediatica degli italiani pressoché cristallizzata. La televisione (tradizionale, satellitare, web e mobile) continua a dominare con una quota complessiva di utenza pari al 93,2% e una riduzione di un punto percentuale rispetto all’anno precedente. La tv tradizionale mantiene la quota principale, ossia il 79,5%, con un calo del 3,6% sul 2024, la stessa quota percentuale guadagnata invece dalla web tv. Riguardo gli altri media, il web registra una sorta di saturazione, fermandosi al 90,4% con un incremento di solo lo 0,3%, mentre sia l’utilizzo degli smartphone sia quello dei social network conquistano un punto percentuale rispetto all’anno precedente, attestandosi rispettivamente al 90,3% e all’86,2%[1].

La televisione, dunque, conserva il suo ruolo di medium di massa: la total audience si è attestata su una media di 8,73 milioni di spettatori nel giorno medio, con un leggero calo dell’1,2% (100mila spettatori) rispetto alla stagione precedente. Il tempo medio quotidiano dedicato dagli italiani alla Tv lineare è di 3 ore e 24 minuti, mentre tra le fasce orarie più rilevanti si conferma il prime time con oltre 19,6 milioni di spettatori medi[2].

Riguardo al consumo di informazione, poi, la tv mantiene una sua centralità e resta la prima fonte informativa per circa il 60% degli over 65, con i telegiornali a ricoprire un ruolo trainante per il pubblico nel suo complesso. Ma è Internet la prima fonte di accesso all’informazione per il 55,8% degli italiani, con la tv scesa ormai al 43,2%. E per la fascia d’età 25-64 anni, il dato è ancora più netto: il 63% privilegia internet per informarsi[3].

Focalizzandosi sui contenuti, la tendenza più evidente nell’informazione televisiva di questa stagione è in realtà maturata nei tre anni precedenti, radicandosi definitivamente nell’ultimo periodo: una continua ricerca del giusto linguaggio per colmare una distanza comunicativa e culturale nel racconto degli esteri poiché, oltre a una televisione disabituata a questo tipo di analisi, c’è anche un pubblico poco attrezzato nel recepire determinate informazioni. Un circolo vizioso frutto di anni in cui la tv ha trascurato gli esteri perché effettivamente poco redditizi in termini di ascolti. Tuttavia, lo scenario internazionale attuale ha mutato la sensibilità dell’opinione pubblica che ha trovato nella tv una risposta concreta: nel 2025 lo spazio dedicato alla politica interna diminuisce rispetto al 2020 dell’8,8% nei telegiornali e i temi internazionali registrano una crescita significativa nei programmi di approfondimento di quasi il 20%[4]. Anche quest’anno il motore del fenomeno si chiama Donald Trump che, con la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, le intense polemiche sull’operato dell’ICE, i presunti coinvolgimenti negli Epstein Files e l’attacco all’Iran, ha monopolizzato l’informazione non solo italiana, relegando in secondo piano i grandi avvenimenti internazionali che fino allo scorso dicembre avevano maggiormente interessato i media, come la guerra fra Russia e Ucraina e la situazione nella Striscia di Gaza. Inoltre, nella comunicazione del presidente USA c’è un aspetto diventato sempre più significativo: l’utilizzo di video generati con l’intelligenza artificiale. Come già avvenuto per la clip Trump-Gaza, in cui si mostrava l’incredibile scenario della Striscia di Gaza trasformata in una lussuosa riviera balneare, quest’anno Trump ha postato – fra i molti – un video in cui al comando di un aereo sganciava letame sui manifestanti in protesta contro di lui. Allo stesso modo, lo scorso ottobre ha condiviso sul suo account ufficiale un telegiornale fake in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si diceva distante dalle posizioni dell’Unione Europea sui dazi americani e pronta a ridimensionare l’impegno per l’Ucraina. Tutto falso, ma con conseguenze reali sia in USA sia in Italia, tanto da costringere gli esponenti dell’opposizione a pretendere che Meloni chiarisse in Parlamento. Il connubio tra comunicazione istituzionale e video generati dall’intelligenza artificiale impone dunque all’informazione televisiva una doppia sfida. Da un lato, continuare nel ruolo di garante nel controllo di questa nuova materia, una sorta di evoluzione della sua missione di sempre: la verifica delle fonti. Dall’altro – ed è un compito ancora più complesso – interpretare e divulgare questi contenuti esplicitamente prodotti dalla nuova telepolitica, quindi non del tutto fake e ascrivibili al subdolo ambito di un’inedita propaganda. Parafrasando Marshall McLuhan, il mezzo è falso ma il messaggio?

Nel mese di marzo c’è però stato un sussulto della politica interna nell’agenda mediatica, soprattutto nei talk politici, impazienti di tornare a schierarsi sulle vicende di casa nostra dopo mesi passati a discutere di geopolitica. L’occasione è stata il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia, quando l’alta affluenza alle urne si è rispecchiata in un forte interesse dei telespettatori. Un dato su tutti: lunedì 23 giugno, dalle 15.00, ora di chiusura dei seggi, alle 17.00, ad attendere i risultati c’era una platea televisiva aumentata di 1 milione e 600mila persone rispetto al lunedì precedente[5].

Ma la vera valvola di sfogo dell’informazione è stata il riaccendersi della cronaca nera con il caso Garlasco, in grado di approdare anche in trasmissioni formalmente deputate al confronto politico, come molti talk show di Rai, Mediaset e La7 che, in alcuni casi, hanno raggiunto il record stagionale di ascolti. È comunque tutto il genere a godere di ottima salute, tanto da conquistare il palinsesto a qualsiasi ora: la mattina (Storie Italiane, Rai1; Mattino5, Canale5), il primo pomeriggio (Ore14, Rai2) o poco dopo (Diario del Giorno, Rete4), il tardo pomeriggio (Vita in Diretta, Rai1; Dentro la Notizia, Canale5), il preserale (IgnotoX, La7), le prime serate (Ore14 Sera, Rai2; Chi L’Ha Visto, Rai3; Amore Criminale, Rai3; Quarto Grado, Rete4), le seconde serate (Storie di Sera, Rai1; Sopravvissute, Rai3; Porta a Porta, Rai1, Nella Mente di Narciso, Rai2), solo per citare alcuni esempi delle reti generaliste[6]. Una vera colonna portante della nostra televisione: l’accendi, ed è subito “nera”.

La stagione dell’intrattenimento è invece stata segnata da uno sconvolgimento degli equilibri nella fascia oraria più pregiata della televisione, l’access prime time. L’arrivo de La Ruota della Fortuna al posto di Striscia la Notizia su Canale5, infatti, ha detronizzato l’assoluto protagonista della scorsa annata, Stefano De Martino con il suo Affari Tuoi. Con questa operazione, prudentemente testata in estate, l’ammiraglia Mediaset è riuscita a recuperare oltre dieci punti di share, raggiungendo una media intorno al 24% e circa 4 milioni e 800mila telespettatori. Nonostante un fisiologico calo, il programma concorrente di Rai1 ha comunque ottenuto una media di quasi il 23% e 4milioni e 600mila teste[7]. Questa sorta di derby televisivo quotidiano – i due programmi sono prodotti dalla medesima società, la romana Endemol Shine Italy (parte del gruppo francese Banijay) – è spesso in grado di coinvolgere oltre 10 milioni di telespettatori e il 50%, un telespettatore su due. I risultati di questa competizione hanno però portato a un allungamento orario dell’access prime time e a uno slittamento dell’inizio della prima serata fino anche alle 22.00, con conseguenti problemi di fruizione da parte dei telespettatori soprattutto nel caso di fiction, dove l’affezione del pubblico difficilmente può prescindere da una visione completa del prodotto. Rai e Mediaset hanno provato a risolvere il problema senza accorciare i programmi di Scotti e De Martino – troppo delicato il rischio di intaccare i format con la maggiore resa pubblicitaria – ma trasmettendo un solo episodio alla volta (invece dei soliti due) delle loro fiction. Un tentativo di derivazione USA, dove tradizionalmente si trasmette una singola puntata a sera, testato su Roberta Valente, Notaio in Sorrento e su I Cesaroni: gli ascolti non ne hanno particolarmente risentito, ma una parte del pubblico sembra non aver gradito[8]. Qualcuno ha dunque avanzato l’ipotesi che l’access prime time sia ormai la vera prima serata[9]. Di certo, i due protagonisti della fascia si trovano a loro agio anche in prime time, tanto da aver raggiunto il record di ascolti nell’intrattenimento della stagione – escludendo l’evento Sanremo – con due spin-off dei loro classici: il 6 gennaio Affari Tuoi – Speciale Lotteria Italia è stato seguito da 5 milioni 810mila spettatori e il 35,9% di share, mentre La Ruota della Fortuna in versione extra-large (fino alle 23:50) del 20 novembre ha interessato 5 milioni di persone[10]. C’è tuttavia un aspetto che ridimensiona questo successo: il format di De Martino è del 2003, quello di Scotti del 1989. Sommando la loro età, si arriva a sessant’anni. La ruota dell’intrattenimento pare dunque un po’ inceppata per una questione di affari (loro).

Una nuova strada per reinventarsi nell’intrattenimento televisivo sembra invece averla trovata la comicità. Abbandonato quasi del tutto il classico monologo – alla Zelig, per intenderci – i comici sono sempre più al servizio dei format televisivi, tra prove fisiche ed estemporaneità. In programmi come Stasera Tutto È Possibile (prodotto, anche in questo caso, da Endemol Shine Italy per Rai2), Comedy Match (prodotto da Banijay Italia per Nove), Freeze (prodotto dalla romana Fremantle Italia per Rai2), Red Carpet (prodotto dalla società milanese Blu Yazmine per Prime Video), LOL (Endemol Shine Italy per Prime Video), la gara fra i concorrenti è il pretesto per dare sfogo alle loro improvvisazioni (più o meno verosimili, poco importa alla luce del racconto). Lo stesso Roast in Peace (prodotto dalla romana Stand By me per Prime Video), che pure concede una sorta di assolo al comico, esige una grande coerenza con la gabbia del format. Anche Fabio Fazio nel suo Tavolo a Che Tempo Che Fa (prodotto dalla società di produzione L’OFFicina, con headquarters a Milano e parte del gruppo Banijay) utilizza molti comici per creare un clima adatto al proprio talk, così come a Herbert Ballerina durante Affari Tuoi viene chiesto di improvvisare con i concorrenti e nelle molteplici dinamiche del gioco.

Quarto Grado. Mediaset

Anche il reality prova a rinnovarsi, abbandonando la diretta e affidandosi a montaggi in grado di alzare la tensione e sottolineare gli sviluppi del racconto. Le parole chiave delle nuove proposte sono avventura e psiche: così è stato sia l’anno scorso per The Traitors (prodotta da Fremantle Italia per Prime Video) e Money Road (Sky), adattamento italiano del format britannico pluripremiato Tempting Fortune e prodotto, anche in questo caso, da Blu Yazmine. Similmente è accaduto in questa stagione con The 50 (Banijay Italia per Prime Video) e The Unknown (prodotto dalla Direzione Intrattenimento Prime Time RAI, in collaborazione con Banijay Italia per Rai2).

Non solo nuovi titoli e nuove dinamiche: quest’anno l’intrattenimento televisivo prova a cambiare anche grazie a nuovi strumenti come l’intelligenza artificiale. In programmi quali Le Iene (prodotto da Radiotelevisione Italiana - RTI, la società di produzione del gruppo Mediaset con sede a Milano), afferente al genere dell’infotainment, l’AI è stata utilizzata in modo molto rilevante. Per non fare che qualche esempio, in una puntata di novembre il carcere di Opera aveva negato la possibilità di intervistare un’omicida condannato in via definitiva. La soluzione escogitata dal programma è stata quella di organizzare uno scambio epistolare con l’ergastolano per poi mandare in onda il suo volto e la sua voce ricostruiti con l’intelligenza artificiale[11]. Oppure, ancora, a ottobre il racconto di un’aggressione subita da una ragazza su un pullman è stato quasi completamente ricreato attraverso l’AI, ricostruendo volti e voci dell’aggressore e della vittima[12].  Altre volte, quando per motivi di privacy o di sicurezza è preferibile non mostrare il viso dell’intervistato, non si ricorre più all’oscuramento dei tratti somatici, ma si privilegia una ricostruzione artificiale per fornire comunque un volto allo spettatore. Meglio oscurare il vero o mostrare un falso? Oppure è semplicemente la (tecno)logica evoluzione delle ricostruzioni con attori che abbiamo già conosciuto in passato? Di sicuro siamo solo agli inizi di questo rapporto tra Tv e AI: un ulteriore e inedito mescolamento di linguaggi tra informazione e fiction che bisogna ancora imparare a codificare e gestire. In fretta, possibilmente.

Diverso perché meno delicato è stato invece l’approccio della divulgazione con questo nuovo strumento. Programmi come Una Giornata Particolare (produzione Stand By me) e Sapiens (prodotto da RAI Cultura) hanno sfruttato l’intelligenza artificiale per ricostruzioni storiche, dall’eruzione che distrusse Pompei a mondi e battaglie lontane, con un gran beneficio a livello di costi. Ma anche gli orizzonti creativi possono giovarsi delle nuove possibilità: Mario Tozzi già nel finale della passata stagione aveva ricreato un suo giovane avatar – la cui voce era stata affidata al figlio poco più che ventenne – per calarsi nella Francia del 1890 e intervistare Jules Verne[13]. È però con Ballando con Le Stelle (prodotto dalla romana Ballandi Multimedia) che l’intelligenza artificiale ha raggiunto il largo pubblico generalista. La dichiarazione di intenti si era vista già dallo spot: un video generato interamente con l’AI in cui Milly Carlucci – trasformata in motociclista, con tanto di casco e tuta in pelle – sfrecciava per le vie di Roma. E anche all’interno del programma ci sono stati piccoli inserti: in una delle gag con protagonista la Signora Coriandoli, ad esempio, è stato ricostruito un suo finto amante dalle sembianze molto simili al giudice Ivan Zazzaroni in versione torero.

Nonostante sia sbarcata nella prima serata del sabato, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è ancora marginale. Ma la strada sembra segnata: anche in televisione diventerà velocemente protagonista.

Sul fronte fiction, inoltre, si segnalano alcune curiose tendenze. Come è noto, il mestiere del protagonista è spesso una chiave di lettura, tanto da essere più volte specificato anche nel titolo: consente al telespettatore di individuare immediatamente il profilo dell’interprete principale e di inquadrare con poco sforzo il genere del prodotto. Abituata a detective, ispettori, poliziotti, avvocati e professori, quest’anno la fiction ha proposto lavori nuovi, alcuni dei quali dal carattere non propriamente spettacolare. È infatti sì un ispettore, ma del lavoro, il protagonista de L’Altro Ispettore (coprodotta da Rai Fiction e dalla romana Anele), mentre ricopre il ruolo di notaio Maria Vera Ratti in Roberta Valente – Notaio in Sorrento (coprodotta da Rai Fiction e dalla romana Rodeo Drive). Sono invece presidi scolastiche le protagoniste di due nuove fiction: Sabrina Ferilli in A Testa Alta – Il Coraggio di una Donna (coproduzione RTI e Banijay Studios Italy, società di produzione basata a Roma e focalizzata su serie e film tv, controllata da Banijay Group) e Luisa Ranieri in La Preside (produzione delle romane Bibi Film Tv - Zocotoco in collaborazione con Rai Fiction). Queste ultime due, in particolare, hanno riscosso un grande successo di pubblico, superando entrambe il 26% di media, con circa 4 milioni di telespettatori in casa Mediaset e oltre i 4 milioni e mezzo per la Rai. Cambiano i mestieri, dunque, ma non il gradimento del pubblico: probabilmente anche la fiction è fondata sul lavoro.

Continua anche il trend delle serie di estrazione letteraria o originate da adattamenti: gli ultimi studi sottolineano che il 45% dei titoli originali presenta legami significativi con altri media, che si tratti di romanzi, film, opere teatrali o serie internazionali. Su 42 titoli tratti da materiali preesistenti, inoltre, la maggior parte (31) è direttamente collegata al mondo del libro[14]. Un altro potente propulsore del racconto seriale è di certo la nostalgia, con la fiction che sembra guardare al passato per parlare al presente. Ne sono la prova il nuovo Sandokan, produzione italo-francese targata RaiFiction e Lux Vide (società fondata in Italia e dal 2022 parte del gruppo britannico Fremantle), i due sequel di prodotti statunitensi anni 2000, lanciati da Disney+ e prodotti da 20th Television (parte di Disney Television Studios), come Scrubs e Malcolm, la nuova Casa nella Prateria annunciata da Netflix (prodotta da due studi di produzione californiani, CBS Studios e Anonymous Content Studios), così come il nuovo Baywatch di Fox. E per rimanere in tema, anche Sky quest’anno ha reso disponibili tutti i 300 episodi di Beverly Hills 90210. Fra questi titoli, Sandokan merita un focus a parte. A 50 anni dalla prima serie diretta Sergio Sollima, questa produzione ha tra i budget più alti tra quelle italiane con 30 milioni di euro (lo stesso della prima stagione de L’Amica Geniale, anche se lontano dai 65 milioni di M – Il Figlio del Secolo). E il pubblico ha apprezzato, tanto che la prima puntata andata in onda il 1° dicembre è stato l’episodio seriale più visto di tutta la stagione, con 6 milioni e 233mila telespettatori. Inoltre, è parsa interessante la scelta di girare oltre il 90% delle scene in Italia, soprattutto in Calabria, con un ritorno per il territorio doppio rispetto a quello stanziato: set naturali come Le Castella (Isola di Capo Rizzuto), Laghi di Volta (Gizzeria), Grotticelle (Ricadi), Tropea e il blacklot di Lamezia Terme (accanto ai nascenti Studios Cinematografici calabresi) dove, nel cuore dell’area industriale, è stata interamente ricostruita la colonia inglese di Labuan[15].

Sandokan. Rai

Riguardo l’utilizzo virtuoso del set in ambito fiction, non si può non menzionare anche il nuovo Guerrieri, l’avvocato interpretato da Alessandro Gassmann. In questo caso Bari non serve a raccontare terre lontane, ma di sicuro regala una versione di sé inedita, spesso notturna e malinconica dove, oltre al centro storico, si dà spazio anche alla periferia scongiurando quell’effetto cartolina spesso presente nel racconto finzionale di casa nostra. Parliamo di una coproduzione di Rai Fiction e Rai Com (strutture del gruppo Rai, con quartier generale a Roma) e le due case romane di produzione cinematografica e televisive Bartlebyfilm e Combo International.

In questa stagione la televisione ha dunque cercato nuove strade per affrontare le sfide del presente: un'informazione sospesa tra la complessità dello scenario internazionale e i rischi posti dall'intelligenza artificiale; un intrattenimento che sperimenta nuove dinamiche nella comicità e nel reality, pur restando in parte ancorato a due programmi che hanno rivitalizzato la tv generalista nella fascia più importante della giornata; una fiction che continua a innovarsi, proponendo nuovi protagonisti e nuovi mondi professionali senza rinunciare alla forza, ampiamente collaudata, degli adattamenti letterari.

 

Suggerimenti per il lettore:

- S. Petrone, C. Ruggiero (a cura di), Giornalismo televisivo. Il linguaggio delle news nella post-network era, Mondadori Università, Milano, 2025.

- M. Scaglioni (a cura di), Economia delle industrie mediali. Stampa, radio, podcast, film, tv, streaming, videogiochi, web, media digitali, Vita e Pensiero, Milano, 2025.

- A. Grasso, Cara televisione. Una storia d’amore e altri sentimenti, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2026.

 

[1] Censis, 21° Rapporto sulla Comunicazione, L’Informazione nel mirino, aprile 2026.
[2] M. Scaglioni (a cura di), Annuario della tv 2025 – Le sfide dello streamcasting, CeRTA, Bologna, 2025, p. 19.
[3] AGCOM, Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione, II Edizione, 2026.
[4] AGCOM, Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione, II Edizione, 2026, p. 9.
[5] S. Motta, Tv Talk, Rai3, 28 marzo 2026.
[6] Sono stati citati anche programmi non esclusivamente dedicati al trattamento della cronaca nera ma che, nel corso della stagione, hanno costantemente affrontato questi temi.
[7] I numeri riguardanti La Ruota della Fortuna e Affari Tuoi sono elaborazioni su dati Auditel nel periodo da settembre 2025 a giugno 2026.
[8] S. Fumarola, la Repubblica, Fiction dimezzate, bene gli ascolti: test riuscito per Rai e Mediaset, 6 maggio 2026.
[9] Cfr. A. Grasso, Corriere della Sera, Ascolti, i programmi dopo i Tg sono la «nuova» prima serata, 18 ottobre 2025.
[10] S. Motta, Tv Talk, Rai3, 6 giugno 2026.
[11] Le Iene, Italia1, 11 novembre 2025.
[12] Le Iene, Italia1, 26 ottobre2025.
[13] Sapiens – Un Solo Pianeta, Rai3, 2 maggio 2025.
[14] M. Scaglioni (a cura di), Annuario della tv 2025 – Le sfide dello streamcasting, CeRTA, Bologna, 2025, p. 104.
[15] Cfr. C. Battocletti, il Sole 24 Ore, Il nuovo Sandokan da 30 milioni di budget parla italiano, 27 novembre 2025.

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