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https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/04/18/news/il_vento_della_sostenibilita_da_forza_anche_al_legno-arredo_e_al_salone_del_mobile-11850472/

Negli ultimi anni si è assistito a una costante crescita dell’importanza che i cittadini attribuiscono al tema della sostenibilità, entrato ormai nella quotidianità delle persone. Molti cittadini sono sempre più informati, più consapevoli e attivi, e quindi più disponibili a mettere in discussione abitudini consolidate, stili di vita e modelli di consumo ancorati al passato.

Cosa spinge verso una maggiore attenzione e un maggior interesse per la sostenibilità? Come si spiega questo profondo cambio di atteggiamento e di prospettiva che sta investendo anche il nostro Paese, consentendo di superare le resistenze al cambiamento?

Negli ultimi anni si è assistito a una costante crescita dell’importanza che i cittadini attribuiscono al tema della sostenibilità, entrato ormai nella quotidianità delle persone. Molti cittadini sono sempre più informati, più consapevoli e attivi, e quindi più disponibili a mettere in discussione abitudini consolidate, stili di vita e modelli di consumo ancorati al passato.

Cosa spinge verso una maggiore attenzione e un maggior interesse per la sostenibilità? Come si spiega questo profondo cambio di atteggiamento e di prospettiva che sta investendo anche il nostro Paese, consentendo di superare le resistenze al cambiamento?

Dalla ricerca svolta da Ipsos e Symbola lo scorso novembre sono emersi dei risultati sorprendenti: i tre driver che spingono a una maggiore attenzione alla sostenibilità sono, in ordine crescente di importanza, l’etica (dà un contributo pari al 6,5%), la paura, in particolare per i cambiamenti climatici e per il futuro del pianeta, (contribuisce per il 37%) e la qualità (con un contributo pari al 56,5%). La qualità rappresenta, quindi, il driver principale ed è legata alla convinzione che un prodotto sostenibile sia significativamente migliore rispetto agli altri, meno nocivo, e che l’azienda sostenibile sia un’azienda più affidabile, di fiducia, che prende le cose più seriamente.

E per quanto riguarda il settore dell’arredamento? Vi sono differenti percezioni? La risposta è no, la situazione è analoga. Un individuo su è due d’accordo sul fatto che un mobile di maggiore qualità sia anche quello più sostenibile ed è quindi disposto a pagare un premium price.

In particolare, spiega il rapporto, la sostenibilità è sinonimo di qualità quando coniuga determinati aspetti: la funzionalità del prodotto, la presenza di certificazioni ambientali, l’innovazione e i principi etici nell’agire di impresa. La qualità è un aspetto molto importante nella scelta di un prodotto di arredamento, tanto che oltre il 70% degli intervistati è disposto a pagare di più per un mobile di qualità superiore, in media il 12% in più. In tutto questo la sostenibilità ha un peso rilevante, in quanto incide su questa scelta per il 42%.

Ma come si declina il concetto di qualità in questo settore? Un mobile di qualità deve soprattutto durare nel tempo, essere prodotto in Italia, ma anche dimostrare il suo impegno per l’ambiente: riducendo emissioni di CO2 e di sostanze chimiche, ed al contempo evitando lo spreco di risorse.

Infine, per risultare sostenibile agli occhi del cittadino, il settore dell’arredamento deve prestare attenzione a determinati aspetti della filiera, in particolare legati all’economia circolare: la produzione e la lavorazione delle materie prime e lo smaltimento sia del prodotto a fine utilizzo sia dei prodotti complementari/usurabili. Alti aspetti legati al trasporto, alla produzione e al confezionamento risultano essere meno considerati.

In un contesto così positivo, però, non mancano i punti di attenzione legati soprattutto ai dubbi che possono affiorare, da parte della popolazione, sulla autenticità del comportamento delle imprese, che toccano ogni settore. Per circa il 60% degli Italiani (era il 74% nel 2018) è difficile capire se un’azienda sia o meno sostenibile e, mediamente, le persone interpellate ritengono che soltanto un terzo delle aziende che operano in Italia siano da considerare socialmente responsabili. Negli ultimi anni, inoltre si è assistito ad un aumento degli scettici riguardo il reale impegno nella sostenibilità: erano il 13% nel 2018 e ora sono il 22%. Non basta quindi dichiarare di operare in modo sostenibile, bisogna dimostrarlo in modo chiaro e trasparente, nonché promuovere e valorizzare i sistemi di certificazione. Fenomeni quali il green e il social washing, seppur poco conosciuti a livelli di terminologia, possono alimentare lo scetticismo e un discredito generalizzato che rischia di danneggiare anche le tante aziende che agiscono in modo virtuoso.

Auguri al Salone del Mobile di Milano che presenta e racconta la forza di un’Italia che fa l’Italia.

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Il vento della sostenibilità dà forza anche al legno-arredo e al Salone del Mobile - Ermete Realacci e Nando Pagnoncelli | HuffingtonPost

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