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Il report 'Coesione è competizione' di Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo e Unioncamere Roma, 23 giu. (Adnkronos) - Le imprese coesive esportano di più (il 55,3% contro il 42,3% delle non coesive) e fanno più eco-investimenti (il 62,1% contro il 33,2% delle non coesive). Sono i dati del report 'Coesione è competizione' di Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo e Unioncamere in collaborazione con Aiccon, Ipsos e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, presentato oggi al Seminario di Fondazione Symbola. Il rapporto analizza e racconta i fattori più significativi della competitività del nostro Paese, con particolare attenzione verso gli aspetti che non vengono colti dagli indicatori economici più diffusi, sottolineando l'importanza della collaborazione nel mondo imprenditoriale. La coesione nelle imprese migliora il legame e il radicamento nelle comunità e nei territori, accresce il senso di appartenenza e soddisfazione di vita dei dipendenti (nel 2020 le erogazioni di welfare sulla base di contrattazione sindacale sono cresciute del 19,5%), il coinvolgimento e il dialogo con i clienti, rafforza le relazioni di filiera e distrettuali (le imprese ricadenti nei distretti secondo il monitor di Intesa Sanpaolo negli ultimi anni hanno visto crescere la produttività più delle imprese non distrettuali), generando effetti positivi sulla competitività, come raccontano gli esempi di imprese coesive approfonditi nel capitolo 'storie' del rapporto. A queste storie puntuali si aggiunge un'infrastruttura diffusa rappresentata dalle micro e piccole imprese che fa sì che il 92% delle produzioni di origine protetta sia in piccoli comuni, che fa sì che molte comunità rimangano vive grazie ad un presidio economico e di coesione sociale. Le imprese coesive crescono a confronto con gli anni passati: la quota 2022 è pari al 43%, superiore a quella del 2020 (37%, anno certamente 'anomalo' condizionato pesantemente dalla esplosione della pandemia) e a quella del 2018 (32%). La coesione cresce non solo come quota di imprese coinvolte e di consistenza delle stesse (+12,6%), ma anche per il numero di relazioni medie delle imprese, anch'esso in aumento. Crescono le imprese coesive, ma non si riduce affatto la loro peculiare capacità di ottenere risultati migliori rispetto alle altre imprese. Ciò vale per le dinamiche di fatturato (per il 2023 il 55,3% delle imprese coesive stima un aumento di fatturato rispetto al 2022, contro il 42,3% delle altre imprese), per l'occupazione (34,1% contro 24,8%) e per le esportazioni (42,7% contro 32,5%). E questi andamenti distintivi si confermerebbero anche per il 2024.

Si conferma la propensione al green delle imprese coesive, tra le quali quasi due su tre (il 62,1%) hanno investito/investiranno in sostenibilità ambientale (contro il 33,2% delle altre imprese): peraltro, il 16,9% delle imprese coesive (altre imprese: 8,8%) hanno messo in campo attività di rendicontazione di sostenibilità (bilancio sociale, di sostenibilità, rating Esg, ecc...). Anche dal punto di vista della transizione digitale le imprese coesive hanno mostrato una marcia in più: il 46,9% delle imprese coesive ha adottato/adotterà tecnologie digitali nel periodo 2022-2024 (la quota è del 24,4% per le altre imprese) e in tre casi su quattro hanno introdotto/introdurranno una qualche forma di innovazione nello stesso periodo (per le altre imprese non si arriva alla metà del totale). Le imprese coesive credono più delle altre nel nostro Paese: se guardiamo al backshoring, misurato attraverso la crescita della quota di fornitori italiani locali o extraregionali, questa nei prossimi tre anni riguarderà il 26,4% delle imprese coesive rispetto al 19,5% delle altre. Non solo. Sempre restando al tema dei fornitori, l'alta qualità dei prodotti è ancor più che per le altre imprese il principale criterio di selezione degli stessi (83,8% contro 76,9%). Anche dal punto di vista della distribuzione geografica si rilevano risultati positivi, all'insegna di una presenza maggiormente distribuita tra le regioni. Nel Mezzogiorno, in particolare, le imprese coesive sono cresciute tra il 2020 e il 2022 del 21,6%, vedendo salire la quota sul totale Italia da 14,5% a 15,7%. ''La coesione è un formidabile fattore produttivo - dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola - in particolare in Italia e anche per questo l'Unione Europea ha indirizzato le risorse del Next Generation Eu per rilanciare l'economia su coesione-inclusione, transizione verde e digitale''. "L'esperienza quotidiana di Intesa Sanpaolo conferma che la coesione è davvero un fattore determinante per la competitività delle imprese. Non solo in termini di fatturato, ma anche di propensione alla transizione green e digitale, le chiavi decisive di sviluppo dell'economia italiana", osserva Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo. ''Il 55% delle imprese coesive, prevede di incrementare il fatturato nel 2023 (contro il 42% delle altre) mentre il 60% stima un aumento nel 2024 (contro il 39%) - evidenzia Andrea Prete, presidente di Unioncamere - Appena il 16% delle imprese coesive si trova al Mezzogiorno, ma il loro numero è in crescita e si muove ad un ritmo doppio rispetto a quello del resto del Paese (+21,6% nel 2022 rispetto al 2020 contro l'11%). Anche per questo occorre mettere a punto politiche mirate a sostenerne la diffusione. Le Camere di commercio, che hanno nel loro Dna la capacità di fare 'sistema', sono un efficace punto di riferimento sul territorio per aiutare le imprese nei loro percorsi di networking''. (Rof/Adnkronos)

 

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Imprese, record aziende coesive sono green | Adnkronos

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