La cultura in Liguria vale 1,9 miliardi Settore in crescita, 30 mila occupati II dossier di Fondazione Symbola: regione in fermento anche se non tiene i ritmo de le altre del Nord Ovest Genova resta il traino. Tra i settori più attivi architettura, editoria e design. Ogci tavola rotonda a Blue District Alessandra Rossi Nel 2024 la filiera culturale e creativa ha generato in Italia 112,6 miliardi di euro di valore aggiunto, in crescita del + 2,1% sull'anno precedente e del + 19,2% rispetto al 2021. Le imprese coinvolte sono quasi 289 mila, cresciute dell'1,8% sul 2023, affiancate da oltre 27.700 organizzazioni non profit attive in ambito culturale. L'impatto complessivo del comparto cultura sull'economia del Paese è però ancora più ampio: considerando l'indotto, cultura e creatività arrivano a muovere 302,9 miliardi di euro. I dati, raccolti nell'ultimo report di Fondazione Symbola in collaborazione con Unioncamere, Centro studi Tagliacarne e Deloitte, fotografano un ottimo stato di salute dell'industria creativa in Italia: e in Liguria? Sul piano territoriale, la regione si conferma una realtà significativa nel panorama nazionale, anche se con cifre inferiori rispetto ad altre altre realtà del Nord Ovest, Lombardia e Piemonte su tutte. Sulla base dei dati 2024, emerge che il sistema produttivo culturale e creativo regionale genera 1,9 miliardi di euro di valore aggiunto e occupa oltre 30 mila persone. Ma se andiamo a osservare la graduatoria regionale per percentuale di incidenza del valore aggiunto di cultura e creatività sul totale dell'economia territoriale, la Liguria è dodicesima sotto regioni quali Lazio, Lombardia, Piemonte e Campania, che hanno una specializzazione culturale e creativa superiore al dato nazionale medio (5,7%). La Liguria è ben più distaccata con il 3,7%. Non va meglio se analizziamo il dato del valore economico del turismo culturale, anche se la situazione sta cambiando e la regione si sta riscoprendo negli ultimi anni mèta non più solo appetibile nel periodo estivo, ma anche fuori stagione. Un dato su tutti, quello delle ultime festività natalizie che hanno segnato un incremento record di presenze a Genova, rispetto all'anno precedente ( + 27,6%). Ma la strada è ancora lunga: a osservare i dati del report della Fondazione Symbola - che viene presentato oggi alle 16 al Genova Blue District proprio con un particolare focus sulla Liguria -, la regione non rientra nella top 5 di quelle che contribuiscono alla spesa turistica culturale: al primo posto c'è il Lazio, con 1'87,9%, segue l'Umbria con il 75,1%, terza la Toscana con il 66,6%, dietro c'è l'Emilia Romagna con il 64,4% e, infine, il Trentino Alto Adige con il 57,8%. In Liguria resta Genova il luogo del fermento culturale: la Superba traina il comparto regionale con 1,4 miliardi di euro di valore aggiunto e 21.211 occupati, seguita da Savona (261 milioni; 3.261 occupati), La Spezia (245 milioni; 4.335 occupati) e Imperia (181 milioni; 3.194 occupati). La Liguria è inoltre al nono posto per valore aggiunto in Architettura e Design a livello nazionale, decima nella Comunicazione per occupati e rientra stabilmente nella top ten anche per numero di imprese in Architettura, Editoria e Performing Arts. In queste specializzazioni, Genova si distingue tra le province italiane, strappando un'undicesima posizione per valore aggiunto nella Comunicazione, quindicesima nei Software, Giochi e Videogame, e si colloca ai primi posti anche per numero di imprese nell'Editoria (ottava), nell'Audiovisivo (decima) e nelle Performing Arts (dodicesima). Proprio il comparto software e videogiochi è il trend maggiormente in crescita nel Paese e che più contribuisce alla ricchezza della filiera culturale italiana con 17,7 miliardi di valore aggiunto. Ed è in questo ambito che la Liguria ha ampi margini di crescita. D'altronde oggi la cultura sta cambiando e le sfide da cogliere sono nuove, a partire dall'intelligenza artificiale che può essere un valido partner, pur sollevando questioni nuove su originalità, diritti, autorialità e compensi. Ma la cultura non può, come evidenziato dalle macrotendenze presentate nel report, esimersi dalla guardare alla sostenibilità ambientale, trasformando anche la sua fruizione, generando nuovi linguaggi e perfino altre economie. Senza dimenticare un aspetto cruciale, che va ben oltre il valore economico dell'economia, ovvero la cultura come infrastruttura essenziale di welfare e salute. In occasione della presentazione del report, moderato dal vicedirettore del Secolo XIX Andrea Castanini, alla presenza tra gli altri di Domenico Sturabotti, direttore della Fondazione Symbola, Matteo Bagnasco, Responsabile dell'Obiettivo Cultura-Fondazione Compagnia di San Paolo, di Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola e del vicesindaco di Genova Alessandro Terrile, viene presentata anche la terza edizione di "Stazione Futuro", il progetto curato da Job Centre in collaborazione con Fondazione Symbola per esplorare i nuovi percorsi culturali e creativi che si sono creati grazie alle innovazioni tecnologiche. Quest'anno "Stazione Futuro" è interamente dedicato al settore produttivo musicale: in programma fino a maggio, nella Casa delle tecnologie emergenti - Opificio digitale per la Cultura a Pra', ci sono incontri con esperti sulle nuove economie della musica e sull'impatto delle tecnologie, dall'intelligenza artificiale ai nuovi strumenti di produzione, oltre a masterclass rivolte a musicisti, produttori e cittadini per approfondire l'uso di software professionali. Tutti gli incontri saranno gratuiti e a ingresso libero. Si va dalla videoscrittura musicale con MuseScore alla produzione digitale con Cakewalk, fino all'integrazione dell'Ia nei processi di mix, mastering e release. Si discuterà di sfide dello scouting, dell'evoluzione della scena indipendente italiana e dello stato dell'arte del Music Tech in Europa, delineando scenari e prospettive future. È anche da qui che Genova passa per crescere ancora e dire al resto del Paese che anche lei "è cultura"