La danza è oggi in Italia una realtà dinamica e plurale che esprime qualità artistica, ricerca e innovazione, progettualità produttive e curatoriali: un settore di riferimento nel sistema dello spettacolo dal vivo, dove poter trovare pratiche artistiche intersettoriali, dialogo creativo con altri linguaggi e una straordinaria capacità di interpretare le esigenze e le dimensioni del welfare culturale.
In questo quadro i criteri di sostegno pubblico allo spettacolo dal vivo, introdotti con il d.M 1 luglio 2014, hanno avviato, seppur tardivamente, un processo di riconoscimento e le condizioni per un nuovo posizionamento della danza contemporanea in Italia. L’ammissibilità di programmazioni multidisciplinari è stato un segno importante, in un paese storicamente privo di spazi riservati alla danza, così come l’adozione della denominazione di “organismi di produzione”, comprensiva di modelli produttivi ispirati alla condivisione di poetiche e linguaggi e/o a forme di maggiore sostenibilità imprenditoriale.
In analogia con il comparto del teatro, a partire dal triennio 2015/2017 il sistema si arricchisce di nuovi settori: i Centri di produzione della danza, a cui nel 2017 si aggiungono i Centri di produzione di rilevante interesse ed i Centri Coreografici Nazionali, organismi che rispondono all’esigenza di assicurare alla danza i presupposti per un’attività dotata di maggiore solidità e continuità nel sistema complessivo dello spettacolo e delle attività artistiche e culturali. Rispetto al 2015, quando la percentuale riservata alla danza rappresentava il 2,80 % del totale del finanziamento statale, l’entità delle risorse assegnate è nel tempo progressivamente cresciuta, pur rimanendo ancora distante da quella attribuita ad ambiti disciplinari storicamente più articolati e popolati. Dieci anni dopo, nel 2025, a fronte di una dotazione complessiva del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo di 446.345.881,00 euro, lo stanziamento destinato alla danza si attesta al 4,34 % per un valore assoluto di 19.383.023,63 euro, in aumento rispetto all’anno precedente[1].
Il sistema riconosce oggi quattro Centri di produzione, quattro Centri di Rilevante Interesse e un Centro Coreografico Nazionale (la Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto a Reggio Emilia, unica istituzione della danza con soci fondatori di natura pubblica, Regione e Comune). Con profili molto diversi tra loro per motivi storici, di appartenenza territoriale, di visioni artistiche, di dimensione economica, di governance, di posizionamento nazionale ed internazionale i Centri, pur nelle loro differenze, si posizionano nel sistema come strutture stabili di riferimento e si caratterizzano per una produzione artistica di qualità, per l’attenzione al rinnovamento della scena coreografica e alle giovani generazioni e come motori di azioni mirate allo sviluppo della cultura e dei linguaggi della danza nei rispettivi territori.
Ma dentro e oltre le categorie istituzionali e gli spettacoli prodotti[2], la danza contemporanea si presenta come un territorio di ricerca artistica poroso e fertile, che dialoga con la propria storia e con altri linguaggi (dall’arte visiva, alla musica, alle tecnologie digitali), che si relaziona con i luoghi del patrimonio, del paesaggio e con gli spazi pubblici. La danza che oggi abita musei, spazi naturali, urbani e sociali, diventa dispositivo di ri-significazione dei luoghi della convivenza, concorre ai processi di rigenerazione urbana e alla formazione di comunità temporanee in cui performer e persone condividono processi creativi e dove la danza contribuisce, con modalità uniche e originali. ad azioni di welfare.
Un maestro della coreografia contemporanea italiana, Virgilio Sieni, lavora da anni sull’esperienza del movimento in rapporto ai luoghi, creando spettacoli itineranti in piazze, borghi e boschi con bambini, adulti e anziani. Dopo aver fondato nel 2007 l’Accademia sull’arte del gesto, rivolta a professionisti e cittadini, nel 2025 ha inaugurato a Firenze MIRANDO – Scuola abitare il museo, la prima scuola interamente dedicata allo studio della relazione tra il corpo e le opere d’arte rinascimentali con azioni coreografiche, dove il gesto dialoga con le opere esposte e ne riattiva il senso in percorsi percettivi condivisi tra performer e pubblico.

La danza contemporanea italiana è aperta agli spazi urbani: trasforma piazze, strade e paesaggi quotidiani in luoghi di partecipazione, intercettando la curiosità e l’interesse di persone che abitualmente non frequentano i teatri. Le interazioni tra coreografia e spazi pubblici sono al centro del Festival Internazionale di Danza nei paesaggi urbani, nato nel 1997 a Bologna come uno dei primi festival italiani con l’obiettivo di portare la danza al di fuori degli spazi teatrali tradizionali, e che coinvolge cittadini e passanti con performance site-specific. È qui che nel 2016 debutta Veduta, il progetto di Michele Di Stefano e Lorenzo Bianchi Hoesch per MK (Roma), accolto negli anni successivi in molti festival italiani, da Torino a Bolzano, fino a Roma. La danza si colloca in una visione prospettica del paesaggio a partire dai luoghi iconici e panoramici prescelti: un formato modulare con cast e durate variabili, dove il pubblico fruisce della performance in cuffia mentre i performer/danzatori agiscono in prossimità, o molto lontano, dislocati in spazi collegati tra loro dalla traccia sonora registrata in olofonia. Nel 2026 il progetto sarà di nuovo presentato a Roma, a Palazzo Farnese, con il titolo Veduta_Atlante Mediterraneo, in una versione speciale realizzata in collaborazione con il Centro di Produzione Orbita|Spellbound, nell’ambito di Fuori Programma Festival.
Coreografie per palcoscenico, fruizione immersiva e valorizzazione del patrimonio, sono per il CCN Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, parte organica di un’unica visione artistica a cui appartengono le grandi produzioni internazionali, così come i progetti di welfare dedicati all’accessibilità e alla terza età. Dopo le Microdanze, la relazione creativa tra danza, luoghi della cultura e modalità di fruizione prosegue infatti nel 2026 con Double Reality nei Musei civici di Brescia e poi con il progetto performativo An echo, a frame del coreografo Philippe Kranz, nella duplice e complementare versione site specific e virtuale proposta al Centro Arti e Scienze Golinelli di Bologna, per arrivare poi a Roma, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale della Capitale, con le originali creazioni site specific coreografate da Diego Tortelli per Caracalla Danza, presentate in un’unica rassegna insieme agli spettacoli da palcoscenico, sullo Specchio d’Acqua realizzato al centro del giardino delle Terme.
La coreografia contemporanea è dunque oggi un territorio di ibridazione tra linguaggi, come mostra Over Look Hotel progetto pluriennnale di installazioni coreografiche autonome ed interconnesse create da Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci del Gruppo Nanou, avviato nel 2024 con Redrum, ed oggi al suo secondo capitolo con il debutto di Goldroom a giugno 2026 al Ravenna Festival.
Parallelamente alla trasformazione degli spazi performativi, la coreografia contemporanea sperimenta con sempre più interesse la relazione tra corpi, nuove tecnologie e pubblico. Ariella Vidach e Claudio Prati, fondatori dell’Associazione AiEP di Milano, rappresentano in Italia una realtà che da decenni e con continuità ha esplorato le diverse e possibili interazioni tra movimento, video, sensori applicati ai corpi, motion capture e computer-grafica, facendone un asse portante del proprio linguaggio. Un esempio recente è Turandot Multiscape, parte di una rassegna dedicata alla reinterpretazione dei classici teatrali in chiave tecnologica, in cui i danzatori reagiscono in tempo reale agli input inviati dal pubblico tramite cellulare, modificando movimenti, ritmo e sviluppo scenico.
Un ulteriore caso in cui la tecnologia amplia la percezione dello spettatore e trasforma lo spettacolo in un’esperienza sensoriale attraversabile, si incontra con il progetto ODE corporis – Opera Digital Experience prodotto dalla Fondazione Teatro dell’Opera (Roma), che sposta la relazione tra corpo e spazio dentro un ambiente virtuale immersivo e guida lo spettatore in un’esperienza VR 360° attraverso gli spazi più nascosti e inaccessibili del Teatro Costanzi di Roma e dei laboratori scenografici dei Cerchi.
Negli ultimi anni la ricerca sul rapporto tra corpo e tecnologia si è spinta oltre i dispositivi interattivi e il motion capture, aprendosi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, la quale è oggi in dialogo con la creatività coreografica e alimenta ricerche e poetiche autoriali anche molto differenti tra loro. All’esperienza delle Residenze digitali si affiancano numerosi progetti, tra questi: MOTHER di Perypezye Urbane (Milano) con la coreografia di Sara Sguotti e l’interpretazione della performer canadese Maia Joseph. Grazie al software creato appositamente per permettere all’AI di interpretare e rispondere in tempo reale agli input umani, lo spettacolo mette in scena un flusso continuo di immagini che rivelano i pregiudizi presenti negli algoritmi, soprattutto rispetto al corpo femminile o a corpi non normati.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella danza italiana contemporanea può anche contribuire a creare ambientazioni suggestive e scenari visivi inediti come ne Il lago dei cigni firmato nel 2025 da Luciano Cannito per Roma City Ballet, dove le scenografie sono generate con l’utilizzo dell’AI e trasformano l’immaginario del balletto classico in un ambiente visivo digitale e mutevole.
Recentemente la danza contemporanea ha iniziato a integrare sempre più strumenti di intelligenza artificiale anche nei processi di ricerca e formazione delle nuove generazioni di artisti. In questa direzione si inserisce il lavoro della Biennale College Danza di Venezia, che nel 2026 ha riconfermato la direzione artistica di Wayne McGregor, coreografo pioniere della ricerca digitale applicata alla danza. Attraverso le pratiche del Physical Thinking[3] sviluppate da McGregor, il progetto coinvolge giovani danzatori e artisti internazionali in percorsi dove algoritmi, AI e strumenti digitali diventano supporti creativi per ripensare il rapporto tra corpo, movimento e tecnologia.
L’attenzione verso i percorsi formativi e sperimentali si riflette anche nella centralità attribuita dalla danza contemporanea italiana alle nuove generazioni e alla promozione della coreografia emergente. Questo obiettivo è parte delle attività di molte realtà professionali – dal network Anticorpi XL (Ravenna) che svolge da anni un’importante funzione di scouting e di accompagnamento produttivo a favore della giovane danza d’autore, al Roma Europa Festival con la vetrina Dancing Days ai nuovi linguaggi europei e con il bando DNA Appunti coreografici, a sostegno della giovane coreografia italiana under 35, all’impegno dei Centri sopraricordati che, pur nella loro diversità, valorizzano nei propri programmi produttivi e di ospitalità i nuovi talenti coreografici italiani e le formazioni più giovani, anche a partire da specifici training per giovani danzatori di tutto il mondo quale, ad esempio il MoDem Delivery realizzato nel 2026 dal coreografo Roberto Zappalà al CRID[4] di Catania.

Un’attenta considerazione va rivolta, infine ai processi di internazionalizzazione, che trovano nella danza contemporanea un terreno già fertile per il linguaggio non verbale che la contraddistingue, per la mobilità internazionale che caratterizza le carriere artistiche, per l’impatto che il networking produce in funzione della creatività, dell’ampliamento dei mercati e della loro sostenibilità.
Tra le buone pratiche che hanno favorito i processi di internazionalizzazione della danza vanno ricordate le residenze coreografiche bilaterali nate a partire dalla NID[5] Platform e sostenute dal MiC e dal Maeci attraverso gli Istituti Italiani di Cultura. A partire da qui negli ultimi anni è stato possibile promuovere relazioni professionali, partenariati e consolidare la presenza italiana all’estero attraverso la formula dei Focus dedicati alla coreografia contemporanea, come accaduto alla Biennale delle arti performative CINARS in Quebec con Francesca Pennini, Silvia Gribaudi, Luna Cenere, Marco D’Agostin, Enzo Schiavulli, Parini Secondo, o in Giappone presso l’YPAM (Yokoama International Performing Arts Meeting, una delle piattaforme dello spettacolo dal vivo più influenti in Asia che ha voluto dedicare la sezione italiana 2025 ad Alessandro Sciarroni.
Ma non è certo un caso che proprio sul finire dell’anno appena trascorso, due diversi convegni Frame the gap a Napoli promosso da C.R.e.S.C.o.[6] e a Bologna promosso da A.G.I.S.[7] e dalla Fondazione Nazionale della Danza abbiano portato in evidenza la necessità di pensare, per tutto lo spettacolo dal vivo, a strategie, azioni ed obiettivi che, pur in periodi drammatici, di grande tensione ed incertezza, possano continuare a favorire processi di internazionalizzazione durevoli, efficaci e non episodici.
Se da un lato molti sono infatti gli interrogativi che investono oggi la diplomazia culturale, dall’altro emerge come sia indispensabile la funzione svolta dalle residenze artistiche, dalle reti e dalla mobilità per generare collaborazioni creative e produttive basate su forme di cooperazione e di partenariato europeo ed internazionale. È un percorso che la danza contemporanea ha avviato da tempo con determinazione e con una costante attenzione alle trasformazioni della società contemporanea ed alle giovani generazioni. Le due principali reti europee l’EDN (European Dancehouse Network)[8], la rete di “case della danza” e Aereowaves, polo di scoperta della danza e punto di incontro tra coreografi, programmatori ed appassionati, rappresentano realtà di riferimento per diverse strutture italiane ed a cui guardare con attenzione per la costruzione di un tessuto transnazionale di attività e di promozione della danza contemporanea.
Suggerimenti di lettura
- Alessandro Pontremoli e Gerarda Ventura, La Danza: organizzare per creare, Milano Franco Angeli, 2025.
- Elena Cervellati e Silvia Garzarella, Danza, schermi e visori, contaminazioni coreografiche nella scena italiana, Roma Dino Audino, 2024.
- Elisa Guzzo Vaccarino, Confini Conflitti Rotte, Geopolitica della danza, Milano, Scalpendi 2023.









