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  • Stefania Ercolani – Componente italiana dell’Executive Committee di ALAI - Association Littèraire et Artistique Internationale

A tre anni dal primo rilascio di ChatGPT al pubblico, l’incertezza sul futuro prevale nel mondo della creatività; l’inquietudine è tangibile. Il rapporto tra AI generativa e professioni culturali e creative (dall’editoria alla musica, dall’audiovisivo ai videogames, ecc.), si svolge su tre livelli, quello politico e legislativo, quello giudiziario e quello commerciale, e non è semplice intravedere un punto di equilibrio tra spinte contrastanti in un panorama geopolitico e tecnologico in costante accelerazione.

Frattanto, negli USA continuano ad aumentare le cause contro le imprese AI[1]: erano 40 nel 2024, sono arrivate a 80 a marzo 2026. Per il momento, sembrano necessarie azioni giudiziarie per spianare la strada ad accordi tra imprese AI e titolari di diritti, con licenze e/o partnership che rimangono “segreti industriali”.

Le cause collettive (class action) contro Apple, Adobe e Salesforce sottolineano che, per l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale generativa sono stati usati i dataset RedPajama, enorme database online noto per contenere libri provenienti da repository digitali pirata come Library Genesis, Z-Library, Sci-Hub e Anna's Archive.

Il caso più dibattuto di transazione è stato l'accordo da 1,5 miliardi di dollari del 2025 tra Bartz e Anthropic[2], che rischiava una condanna per danni punitivi ingenti per aver scaricato dalle biblioteche pirata Library Genesis e Pirate Library Mirror milioni di copie pirata di opere a fini di addestramento AI. L’ordinanza del giudice californiano è bifronte, perché riconosce che l'addestramento del modello linguistico generativo di grandi dimensioni (LLM) di Anthropic è estremamente trasformativo e quindi rientra nel fair use mentre i danni sono riferiti all’uso di file pirata per cui non c’è fair use che tenga. La causa è partita da tre autori - Andrea Bartz, scrittrice statunitense di thriller e romanzi gialli psicologici, insieme ai giornalisti/saggisti Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson, dopo aver scoperto che i propri libri erano stati usati per addestrare l’AI Claude -, ma quasi mezzo milione di titolari di diritti hanno aderito alla class action, condotta da un team di avvocati cui spetta un quarto del risarcimento. L’accordo extragiudiziale approvato dal giudice, il più ingente in materia di copyright nella storia degli Stati Uniti, è divenuto definitivo a maggio 2026, dopo la validazione della rivendicazione di oltre il 92% dei 482.460 titoli inclusi nella transazione.

Nella causa Kadrey contro Meta[3], il giudice si è riservato di approfondire gli aspetti tecnici dei processi AI applicati da Meta per l’uso di testi provenienti da online shadow libraries (caricamento di brani o di libri interi, con conservazione delle copie, al quale gli atti giudiziari si riferiscono come seeding e leeching[4]), ma ha anche sottolineato l’aspetto fortemente trasformativo dei processi di AI, aprendo la strada al fair use, ed ha concesso tempo ai ricorrenti per produrre altre prove del danno provocato dal modelli di Meta. Diversamente dal caso precedente, nel rinvio, il giudice non ha ritenuto che la provenienza illecita dovesse pesare sulla valutazione.

L’altro campo nel quale le azioni giudiziarie sono in aumento è quello dei giornali. Nell'ultimo anno sono state intentate diverse cause contro Perplexity, un'azienda AI che si affida alla tecnologia Retrieval Augmented Generation (RAG) per dare agli utenti risposte in tempo reale. Si sono schierati contro Perplexity gli editori di Encyclopedia Britannica e Merriam-Webster[5], sostenendo che i loro testi sono stati copiati nella fase di input per rispondere agli utenti e che i loro diritti siano stati violati nella fase di output del modello RAG. Analoghe motivazioni hanno i ricorsi contro Perplexity di Chicago Tribune e New York Times.

Dal mondo dell’editoria a quello musicale il passo è breve. È così che anche delle major musicali hanno di recente citato in giudizio alcune aziende specializzate nell'uso dell’AI generativa applicata alla musica, come Udio e Suno, entrambe startup statunitensi che offrono piattaforme di AI per generare musica (brani completi con voce, testi e arrangiamenti) a partire da prompt testuali, accusate di aver addestrato i modelli su registrazioni protette.

Udio è un esempio piuttosto significativo del trend in atto. Per chiudere la causa intentata da Universal Music Group (UMG), oltre al risarcimento, Udio ha concordato i termini di una licenza relativa ai cataloghi fonografici ed editoriali.  Udio e UMG collaboreranno quindi al lancio, previsto per il 2026, di un nuovo servizio in abbonamento basato su una tecnologia AI, addestrata su musica regolarmente licenziata.

Anche Warner Music Group (WMG) ha concluso un accordo con Udio per lo sviluppo di un nuovo servizio in abbonamento e, inoltre, ha trattato con Suno un accordo per un modello completamente nuovo, nel quale artisti e autori conservano il controllo sull'uso dei loro nomi, immagini, sembianze, voci e composizioni nella musica generata dall'intelligenza artificiale, nonché sulle modalità con cui tali output saranno impiegati.

Udio e Suno sono anche l’obiettivo di diverse cause legali intentate da musicisti indie per l’uso dei loro contenuti a fini di AI generativa, con l’accusa che i loro modelli riproducono repliche delle canzoni. La class action guidata da David Woulard, cantante e songwriter di Chicago, contro le stesse Udio e Suno riguarda la violazione del Digital Millennium Copyright Act - DMCA (sezione 1201(a)) mediante il cosiddetto "stream ripping”, ovvero la manomissione dei sistemi di protezione tecnologica contro la copia non autorizzata. Questa nuova strategia legale è usata anche nella class action contro la società cinese con sede a Pechino Kunlun Tech, gruppo tecnologico che opera nei servizi internet e nell’intrattenimento digitale, riguardo alla sua recente piattaforma di musica generata da intelligenza artificiale (Mureka). La causa è stata aperta da un gruppo di musicisti indipendenti che accusa Kulun Tech di aver copiato e conservato in modo sistematico le loro registrazioni e le loro voci per addestrare modelli di AI musicale senza autorizzazione. Dinamiche simili accadono nel settore video, nella class action promossa da alcuni creator YouTube guidati dalla società Ted Entertainment che accusano ByteDance[6], la società madre di TikTok, di aver scaricato e usato i loro video da YouTube per addestrare un modello di intelligenza artificiale generativa (MagicVideo), aggirando le protezioni tecniche di YouTube.

In campo cinematografico la causa più rilevante è quella intentata contro Midjourney, che vede insieme due major statunitensi dell’audiovisivo, Disney Enterpreprises e Warner Bros Entertainment, che operano nel mercato come case di produzione e distribuzione di film e contenuti televisivi/streaming, con gestione e sfruttamento commerciale dei relativi diritti. L’accusa riguarda il servizio di generazione di immagini, che riproduce e mette a disposizione del pubblico repliche e derivati di personaggi di famosi franchise come Marvel e Star Wars. Midjourney sarebbe stata a conoscenza delle attività ma non ha implementato misure di sicurezza per impedire la generazione di risultati illeciti.

In questo medesimo settore, Disney, Universal e Warner Bros hanno intentato la prima causa[7] sull'intelligenza artificiale contro una società cinese, la Minimax per il modello Hailuo AI, in grado di generare immagini e video contenenti personaggi tratti da Star Wars, I Simpsons, Cattivissimo me, Shrek, Scooby Doo e Looney Tunes. In questa causa si affrontano anche questioni molto rilevanti sul tema della territorialità dei diritti AI. La prima udienza è stata il 29 maggio 2026.

In Europa, la strategia giudiziaria è solo all’inizio. La società tedesca di gestione collettiva dei diritti musicali GEMA ha ottenuto un’importante vittoria in primo grado contro OpenAI per la memorizzazione non consentita dei testi delle canzoni, mentre è attesa entro il 2026 la sentenza nella causa intentata dalla stessa GEMA contro Suno[8]. Parallelamente, la società degli autori danese Koda ha fatto ricorso contro Suno al tribunale di Kopenhagen con analoghe motivazioni.

RTI, la società concessionaria e di gestione delle reti televisive del gruppo Mediaset, attiva nella produzione e nella diffusione di contenuti televisivi in Italia, e Medusa Film (gruppo Mediaset) hanno avviato un’azione di fronte al tribunale di Roma contro Perplexity AI per l’uso illecito di grandi quantità di contenuti audiovisivi e cinematografici per addestrare i propri modelli AI.

E, sempre contro Perplexity AI, anche in Giappone è stata intentata un’azione giudiziaria portata avanti dai principali editori giapponesi, tra cui Yomiuri Shimbun[9], Nikkei e Asahi Shimbun, i quali sostengono che, oltre all’uso RAG, Perplexity abbia citato i loro articoli come fonti di informazioni inaccurate, danneggiando, quindi, la loro credibilità.

In controtendenza sembra l’accordo extragiudiziale Perplexity - Getty Images annunciato il 25 ottobre 2025, con un comunicato stampa congiunto sulla firma di una licenza globale pluriennale che copre la visualizzazione delle immagini tratte da Getty Images mediante gli strumenti di ricerca e scoperta basati su AI con accesso a prodotti di alta qualità, che includono l’attribuzione ai creatori con link alla fonte.

Le controversie in corso vedono opposte aziende AI, che intendono usare liberamente e gratuitamente materiali protetti da copyright, e i titolari dei diritti, che chiedono il rispetto delle regole e la remunerazione. Le licenze offrono vantaggi alle imprese AI coinvolte, mentre aprono nuove prospettive di business alle industrie culturali e dell’intrattenimento e all'intera comunità creativa. Gli accordi extragiudiziali delle major fanno notizia, ma molti accordi riservati riguardano imprese AI meno famose e, in parallelo con le cause, la lista delle licenze per l'AI stipulate continua ad allungarsi[10].

Uno sviluppo di rilievo è la disponibilità di società che distribuiscono contenuti a offrire all’utente finale prodotti AI accanto a canzoni o libri, in modo il più possibile trasparente, una strada ancora tutta da tracciare. Spotify ha concluso un accordo con Universal Music che consente remix, cover e varianti delle canzoni nel suo catalogo generate dall’AI direttamente dentro la piattaforma. Anche la catena di librerie Barnes & Noble si è dichiarata pronta a vendere libri prodotti con l’AI, a condizione che siano “etichettati” come tali.

Resta da vedere se i creativi dei cataloghi major avranno accesso a tutte le informazioni sui contratti quando e se verrà chiesto loro di “opt in”, ossia di dare un consenso esplicito e attivo affinché la loro opera possa essere utilizzata (ad esempio inclusa in una licenza collettiva o in un certo tipo di sfruttamento, come il training di AI). Inoltre, è presto per dire se transazioni significative possono essere negoziate con successo anche da autori ed editori indipendenti.

Licenze e partnership tra titolari di copyright e aziende AI sono strumenti molto complessi, e ci si interroga se possono riequilibrare le perdite di occasioni professionali e di redditi subite da autori e interpreti per effetto dell’AI generativa, senza dimenticare che nell’addestramento AI la creatività umana viene frantumata in miliardi di dati, con la conseguenza di difficoltà quasi insormontabili per ricostruire le posizioni individuali dei creativi e, in assenza di innovazioni legislative che ancora non si intravedono, attribuire a ciascuno un’equa remunerazione. I sindacati autorali hanno manifestato le loro riserve rispetto agli accordi con Suno e Udio: l’American Federation of Musicians of the United States and Canada ha citato in giudizio Universal Music Group e Warner Music Group, contestando la scarsa trasparenza e la mancata partecipazione dei musicisti, che sono lasciati fuori dalla negoziazione circa i compensi e la loro attribuzione, come pure circa la condivisione delle informazioni[11].

Dopo la presa di posizione del Copyright Office USA che nega l’attribuzione del copyright all’output AI, anche la dottrina europea ha confermato che il diritto d’autore può essere riconosciuto soltanto a prodotti che rechino l’impronta della personalità dell’autore umano. Ciò non toglie che continui il dibattito sulla distinzione tra opere computer-assisted (protetto dal diritto d’autore) e materiali computer-generated (privo di copyright), anche con riguardo al valore dei prompt nel processo AI. Questo principio è il centro della sentenza del tribunale di Praga[12] che ha negato la proteggibilità di un'immagine generata da una piattaforma di AI sulla base di un prompt contenente una descrizione testuale dettagliata. Il tribunale ha ritenuto che il contributo umano nella stesura del prompt non comporta un’adeguata scelta creativa (in quel caso, composizione, colore, ombreggiatura) e il sistema produce il risultato sulla base dei dati di addestramento e le proprie regole interne. Pertanto, il prompt è da considerare alla stregua di un’idea, non proteggibile in quanto tale, e non può essere ritenuta un’espressione originale.

La sentenza non risponde, tuttavia, alla domanda essenziale: in che modo, nel contesto dell'intelligenza artificiale, si dovrebbe distinguere sul piano giuridico tra un contributo creativo significativo ed il semplice utilizzo di uno strumento AI?

Negli USA, dove è più avanzato l’impiego dell’Intelligenza Artificiale generativa, le industrie tecnologiche fanno pressione sul governo federale per bloccare ogni regolamentazione. Il 20 marzo 2026, Donald Trump ha pubblicato la National Legislative Framework[13] che, tra l’altro, esorta il Congresso a precludere ai singoli Stati l’emanazione di leggi sull'AI, in ragione della prevalenza della normativa federale. Una volta approvata, la legge federale sull’AI impedirebbe agli Stati di regolamentare lo sviluppo dell'AI e di imporre responsabilità agli sviluppatori. Il documento afferma che addestrare modelli di AI su materiale protetto da copyright non viola il Copyright Act, anche se lascia ai tribunali la valutazione caso per caso circa la sussistenza del fair use.

A livello federale, rimangono bloccati tutti i tentativi di delineare dei criteri sullo sviluppo dell’AI, nonostante la crescente avversione della popolazione rispetto alle implicazioni dell’AI in termini di sicurezza personale, consumo energetico e impatto ambientale. Appare esemplare la vicenda dell’Executive Order del Presidente Trump Promoting Advanced Artificial Intelligence Innovation and Security, finalmente emanato il 2 giugno 2026, che prevede solo la sottoposizione su base volontaria, alle autorità preposte, dei modelli AI avanzati che possono costituire una minaccia alla sicurezza nazionale. Nell’atto è oltretutto specificato che in nessun caso le azioni previste implicano un obbligo di autorizzazione governativa per la pubblicazione e distribuzione dei modelli AI.[14]  È ancora ferma al Congresso, nonostante il testo bipartisan, la proposta nota come NO FAKES Act, Support the Nurture Originals, Foster Art, and Keep Entertainment Safe, per il controllo delle repliche digitali.[15]. Un’altra proposta bipartisan, presentata al Congresso il 2 giugno di quest’anno, concerne la protezione dello stile contro le imitazioni attraverso l’AI generativa, CREATOR Act (Creative Rights for Artists' Technique and Originality Are Reserved Act): la proposta prevede alcune misure che esonerano le piattaforme AI che si dovrebbero impegnare a istituire guardrails contro la produzione delle imitazioni stesse.

Le big Tech mirano poi ad annacquare la regolamentazione europea, AI Act compreso, per volgere a proprio vantaggio le incertezze europee sulla AI generativa, ottenere rinvii dell’entrata in vigore del regolamento sull’AI e abituare i consumatori europei a un mercato che privilegia l’innovazione anche quando mette a rischio i diritti fondamentali. Gli appelli delle organizzazioni di autori ed artisti richiamano i politici europei ai valori sui quali si fonda la UE[16] ma mostrano anche come l’industria creativa non si senta rassicurata dalla Commissione Europea, quanto alla difesa delle norme dell’AI Act.

Eppure, nella UE qualcosa si muove e riguarda anche la lotta alle fake news, la tutela del copyright e dell’immagine di persone famose. Un passo nella giusta direzione è l’approvazione, a marzo 2026, da parte del Parlamento europeo della risoluzione Copyright and generative artificial intelligence – opportunities and challenges[17] che contiene una serie di raccomandazioni sulla trasparenza circa i contenuti usati per l’addestramento AI, il consenso di autori ed artisti, la loro remunerazione e la difesa del pluralismo. La risoluzione afferma che i principi enunciati devono essere rispettati ovunque sia effettuato l’addestramento.Tra le raccomandazioni del Parlamento alla Commissione europea, alcune misure in materia di copyright appaiono ineludibili ed urgenti, come il chiarimento dei limiti dell’eccezione per estrazione di dati e testi per l’IA generativa (TDM) e la standardizzazione di sistemi di opt-out, cioè la riserva dei titolari di diritti; la messa in atto corretta delle previsioni dell’IA Act sull’obbligo di trasparenza nel TDM e le linee guida sulla “etichettatura” dei materiali generati da IA, più adeguate rispetto al codice di condotta già sottoposto a consultazione; il supporto alla creazione di un mercato di licenze volontarie per i modelli AI.

Un punto della risoluzione riflette la proposta di legge già approvata dal Senato francese circa l’istituzione di una presunzione di utilizzo di opere protette nel corso dell’addestramento AI, mediante l’introduzione di un nuovo articolo L.331-4-1 nel Code de la Propriété Intellectuelle[18]. L’intento dichiarato è quello di porre rimedio all’asimmetria informativa strutturale esistente tra creatori e fornitori di AI, ritenendo sufficiente a dimostrare l’uso di opere protette la presenza nell’output AI o nello sviluppo del modello di indizi probabilistici, come, ad esempio, la somiglianza stilistica, elementi o tracce di rielaborazione di contenuti, ecc. La norma serve a mitigare le difficoltà quasi insuperabili sul piano tecnologico che i titolari dei diritti devono affrontare quando negoziano eventuali licenze oppure intraprendono un ricorso giudiziario contro gli sviluppatori AI, mentre lascia alle imprese tecnologiche l’onere di dimostrare che non c’è stato utilizzo di opere o materiali protetti da copyright.

In Italia, la norma sull’estrazione di testi e di dati nella legge sul diritto d’autore è stata emendata nel 2025 precisando che l’eccezione si applica anche all’AI generativa[19], benché questa interpretazione dell’art. 4 della direttiva 2019/790/UE non trovi fondamento nella formulazione della norma. L'interpretazione solleva dibattiti giuridici poiché l'art. 4 della Direttiva (UE) 2019/790 prevede l'eccezione TDM per usi generali, ma la sua formulazione originaria non menziona l'addestramento dell'AI generativa.[20] Questa specificazione è stata introdotta a livello nazionale per far fronte al vuoto normativo e definire le regole per gli sviluppatori, sebbene sia percepita da molti come un'estensione ardita del dettato europeo. La modifica va in controtendenza rispetto allo sviluppo negli USA di un mercato delle licenze AI mirate a mitigare il rischio di violazione dei diritti da parte dell’output AI. La norma italiana appare in contrasto con gli appelli degli ambienti creativi e i più recenti orientamenti delle autorità europee, oltre che con le norme della convenzione di Berna, che stabilisce il criterio che una deroga ai diritti non deve portare pregiudizio agli autori, né fare concorrenza al normale sfruttamento dell’opera.

Solo la forte mobilitazione degli autori e degli artisti attraverso la campagna mediatica Make it fair promossa nel 2025 per sensibilizzare l’opinione pubblica e i politici britannici circa i rischi della AI generativa ha portato il governo UK ad accantonare la proposta di un’eccezione per l’uso di materiali protetti nel training a favore delle imprese che offrono al pubblico modelli AI[21].

Non si può negare che, per la velocità degli sviluppi AI, per le differenze negli approcci nazionali e, non ultimo, per l’enorme potere finanziario e mediatico delle imprese coinvolte, anche il dibattito giuridico riguardo al diritto d’autore presenti ancora molta confusione e notevoli contraddizioni. Emerge tuttavia chiara l’ambizione delle imprese impegnate nella corsa precipitosa all’AI di affermare un paradigma tecnocratico “postumanista” che pretende di ridurre tutto a oggetto di dominio, come mostra a livello micro l’esempio del copyright. È ora di guardare a un orizzonte più ampio poiché, come insegna l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, riconoscendo che la tecnologia “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa” e soprattutto “la cultura e l’arte, quando sono autentiche, custodiscono questa scintilla, impedendo la normalizzazione del male. Così alcune opere hanno assunto un valore quasi profetico: la Nona di Beethoven come desiderio di unità; Guernica come denuncia della disumanizzazione; Schindler’s List come invito a non consegnare il passato all’oblio.”

La cultura e la creatività artistica sono tratti distintivi dell’umanità come espressione della libertà di pensiero, che non può e non deve essere manipolata dall’algoritmo.

[1] Kevin Madigan, AI copyright lawsuit developments in 2025: a year in review, Copyright Alliance, 2026.
[2] Bartz et Al. V. Anthropic, (3:2024-cv-05417) N.D. California.
[3] Kadrey et Al. v. Meta platform Inc. (3:2023-cv-03417) N.D. California.
[4] Il termine leeching (da sanguisuga) è usato in ambito AI in due accezioni: per indicare l’estrazione parassitaria di modelli LLM da parte di soggetti simulati da utenti, che duplicano il modello e talvolta ne sfruttano le vulnerabilità per attacchi informatici ulteriori; oppure, è utilizzato da autori o artisti per indicare lo sfruttamento da parte delle piattaforme AI addestrate mediante opere protette da copyright per generare arte e musica concorrenti senza alcun compenso o riconoscimento.
[5] Encyclopaedia Britannica, Inc. v. Perplexity AI, Inc. (1:25-cv-07546), District Court, S.D. New York.
[6]  Ted Entertainment Inc. v. Bytedance Inc., (5:25 -cv- 10933) N.D. California.
[7] Disney Enterprises, Inc. v. Minimax (2:25-cv-08768), C.D. California.
[8] Murray Stassen, GEMA contro Suno: il tribunale tedesco esamina una storica causa sul diritto d'autore nella musica basata sull'intelligenza artificiale, 09.03.2026.
[9] Andrew Deck, Japan’s largest newspaper Yomiuri Shimbun sues AI startup Perplexity for copyright violations, Niemanlab, 22.08.2025.
[10] Per avere un’idea si può consultare https://copyrightalliance.org/artificial-intelligence-copyright/licensing/.
[11] New York Southern District Court, Case #: 1:26-cv-04760.
[12] Sentenza della Corte municipale di Praga, n. 10C 13/2023, 11 ottobre 2023.
[13]  President Donald J. Trump Unveils National AI Legislative Framework, The White House, 20.03.2026.
[14] “Nessuna disposizione della presente sezione deve essere interpretata come autorizzazione alla creazione di un requisito obbligatorio di licenza, pre-approvazione o permesso governativo per lo sviluppo, la pubblicazione, il rilascio o la distribuzione di nuovi modelli di intelligenza artificiale, compresi i modelli di frontiera”
[15] Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, deloitte, Io sono Cultura 2025, La natura umana del copyright, realizzato in collaborazione con Stefania Ercolani, pag. 51.
[16] European Writers Council, Joint-letter to the Eps CULT Committee on the upcoming report Cultural and creative sectors in the age of AI, 02.03.2026.
[17] https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2026-0066_EN.html.
[18]  Art. L.331-4-1. – Salvo prova contraria, si presume che l'oggetto protetto dal diritto d'autore o da un diritto connesso, ai sensi del presente codice, sia stato sfruttato dal sistema di intelligenza artificiale, purché un'indicazione relativa allo sviluppo o all'implementazione di tale sistema o al risultato da esso generato renda probabile tale sfruttamento.
[19] Legge 132/2025.
[20] Marketa Trimble, Generative AI and the EU Copyright Law’s Blind Spots, Kluwer Copyright Blog, 6.052026.
[21] Liz Kendall, Ministerial Statement, Department for Science, Innovation and Technology, Report on Copyright and Artificial Intelligence, UK Publishing Service, 18.03.2026.

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