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La durevolezza diventa un requisito importante». A dirlo è Marco Frey, economista, professore ordinario alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, direttore della divisione formazione universitaria e ricerca, direttore del Master in gestione e controllo dell'ambiente, nonché membro del comitato scientifico della fondazione della green economy, Symbola. Professor Frey, la moda inquina? «La moda ha da sempre inquinato, se pensiamo ai processi produttivi del tessile o della concerie delle pelli. Questi sono settori ad alto impatto ambientale e, quindi, il punto di partenza è quello. Poi nel corso del tempo c'è stata prima una fase dove è stata la legislazione a cercare di contenere quelle che erano le emissioni inquinanti di tutti i settori produttivi della moda. Più recentemente, però, c'è stata una trasformazione strategica. Gran parte delle aziende della moda del made in Italy hanno deciso che il tema della sostenibilità produttiva e della sostenibilità ambientale era ed è una tematica rilevante per le scelte in termini di posizionamento nei mercati». E qu indi? «Negli ultimi anni c'è stata un'accelerazione notevole. I processi sono lunghi, bis ognerà vedere quanto le intenzioni si concretizzeranno nel tempo in vere azioni». I nuovi modelli di produzione che rispettino l'ambiente potranno evitare la recessione economica? «È un cambiamento di paradigma totale che l'Europa ha indicato da12019 in modo molto forte. Siamo di fronte ad una prospettiva di trasformazione molto rilevante dei processi produttivi e dell'economia e devono cambiare assolutamente anche i modelli di business. Per intenderci, i prodotti nel mercato devono durare molto di più. La durevolezza diventa un requisito importante. Nella industria tessile, tutto quello che è stato etichettato sotto "fast fashion" è totalmente incompatibile con una prospettiva di sostenibilità. L'alta moda, però, produce capi che devono durare a lungo e anzi più invecchiano e più valgono, come nel vintage. La circolarità di un prodotto può essere coerente col posizionamento di mercato di un brand che cerca nuove strade di fidelizzazione del cliente». C'è grande spreco oggi nella produzione dell'abbigliamento. «Una quantità enorme di capi d'abbigliamento vengono oggi realizzati e non venduti. Uno spreco che non ci possiamo più permettere, dal punto divista economico, ambientale e sociale. Un abito adesso deve avere una vita lunga». Con il recupero dei vestiti, rinasceranno attività artigiane? «Senza dubbio. Del rammendo della sarta ci sarà sempre più bisogno». A.F. Sono settori ad alto impatto ambientale: dare valore al vintage aiuta a fidelizzare i propri clienti Marco Frey economista, professore ordinario alla Scuola superiore Sant'Anna e membro del comitato scientifico della fondazione Symbola.

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"La moda inquina, si spreca troppo" | Gazzetta di Modena

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