La radio italiana arriva al 2026 confermando una tenuta che sarebbe sbagliato leggere come semplice continuità. I numeri del sistema restano solidi: i dati relativi all’intero 2025 stimano 35,1 milioni di ascoltatori nel giorno medio e 44,5 milioni nei 7 giorni, con una durata media di ascolto pari a 245 minuti[1]; nello stesso tempo, vi è una fruizione complessiva del mezzo pari al 78,4%[2], con l’autoradio ancora prima modalità di accesso alla radio al 70,0% e con la radio via smartphone salita al 28,2%. Anche sul piano economico il quadro resta positivo: il 2025 si è chiuso a +1,8%[3] e il primo bimestre 2026, pur con un andamento mensile non lineare, si è attestato a +0,9%[4].
La radio, dunque, non appare come un mezzo in ritirata, ma come un mezzo che continua a presidiare una quota ampia di consumo mediale mentre ridefinisce i propri assetti industriali, distributivi ed editoriali. Questa tenuta si lega anche alla persistenza di una funzione specifica del mezzo: accompagnamento quotidiano, prossimità, relazione con i territori. L’accompagnamento non coincide soltanto con l’informazione di servizio, ma con la capacità di costruire routine di ascolto e riconoscibilità delle voci lungo tutta la giornata. In questo senso, Radio Deejay (Milano) continua a fondarsi su una lunga sequenza di programmi in diretta distribuiti nelle diverse fasce orarie, confermando un modello di radio che entra nelle abitudini quotidiane degli ascoltatori come presenza stabile. La prossimità si coglie invece nella partecipazione alla vita concreta delle comunità: Radio Bruno (Carpi, MO), ad esempio, continua a presidiare in modo esteso eventi popolari, culturali e sportivi legati ai territori, da iniziative diffuse su più comuni fino a manifestazioni capaci di mobilitare migliaia di persone. Il legame territoriale emerge infine nel ruolo di emittenti che mantengono una forte capacità di racconto regionale: Radio Norba (Conversano) continua a intrecciare intrattenimento, attualità e agenda locale, rafforzando un’identità che tiene insieme Puglia e Basilicata in uno spazio editoriale riconoscibile.

Accanto a questa continuità, gli ultimi dodici mesi hanno però segnato un passaggio industriale importante. Il 2025 è stato il primo anno pieno del nuovo Audiradio, costruito su un impianto CATI articolato in tre stream distinti da 80.000, 40.000 e 80.000 casi, affiancato da una rilevazione censuaria tramite SDK per i contenuti on demand delle radio iscritte[5]. In termini semplici, significa che il settore sta cercando di misurare la radio non più soltanto come flusso lineare, ma come ecosistema più largo, capace di includere almeno una parte della fruizione digitale e differita. Il mercato ha mostrato fiducia verso questo nuovo assetto: le emittenti iscritte all’indagine sono passate da 270 nel 2025 a 281 nel 2026[6]. Alla ridefinizione della currency si accompagna inoltre una ridefinizione del perimetro industriale del comparto: il passaggio del gruppo GEDI, uno dei principali gruppi editoriali e media italiani, ad Antenna Group, con Radio Deejay, Radio Capital e m2o, e il rafforzamento del gruppo editoriale e radiotelevisivo Athesia nel sistema radiofonico altoatesino, confermano che la radio continua a rappresentare un asset rilevante negli equilibri dei media italiani. La trasformazione riguarda anche la distribuzione e, soprattutto, l’accesso. La radio continua a essere un mezzo profondamente legato alla mobilità, ma l’automobile non è più un ambiente garantito come in passato. Il comparto locale è ancora in una fase di pre-avvio, segnata da ritardi, assegnazioni incomplete e sviluppo disomogeneo ma, su un panel di 1.200 possessori di autoradio DAB+, l’81% ascolta DAB+ esclusivamente o in sovrapposizione con l’FM. Inoltre, oltre il 70% dell’ascolto radiofonico avviene in mobilità durante gli spostamenti e l’automobile è ormai un contesto altamente competitivo per l’infotainment, nel quale si confrontano FM, DAB+, IP, piattaforme e aggregatori. Per questo il tema non è più soltanto la trasmissione, ma la reperibilità del mezzo. Le linee guida AGCOM sulla visibilità dei servizi di interesse generale vanno in questa direzione: la radio deve mantenere adeguato rilievo su autoradio, sistemi di in-car infotainment, radio domestiche e portatili dotate di interfaccia di navigazione. La questione del DAB+ e quella della visibilità, in altre parole, convergono in una stessa sfida: assicurare che la radio continui a essere facilmente accessibile anche nel nuovo ambiente digitale dell’ascolto. È su questo sfondo che si collocano due fronti particolarmente esposti al futuro: il rapporto con i pubblici giovani e l’ingresso dell’intelligenza artificiale. Sul primo versante, il nodo non è solo anagrafico ma editoriale. Le giovani generazioni vivono dentro un sistema comunicativo più frammentato, visivo, sociale e asincrono; per questo la radio non può limitarsi a inseguirle con un semplice aggiornamento musicale. Serve una ridefinizione di linguaggi, format e ambienti di fruizione. Il caso di RDSNEXT è significativo proprio perché si presenta come una social web radio del gruppo milanese RDS rivolta esplicitamente alla Gen Z, con creator, temi e formati costruiti per circolare tra diretta, social e consumo on demand. Non è la soluzione definitiva a un problema strutturale, ma è il segnale di una risposta editoriale più coerente con le culture d’uso dei pubblici più giovani.
Sul secondo versante, l’intelligenza artificiale è ormai entrata nel dibattito radiofonico italiano, pur restando confinata a sperimentazioni circoscritte. Il caso di Synthia, ideata e prodotta da Peter Bescapè e in onda su Radio Italia Network (Milano), rappresenta uno dei casi più rilevanti di sperimentazione tecnologica AI applicata alla produzione audio: il programma affida alla conduttrice artificiale Synthia la selezione, il mixaggio musicale e il dialogo con ospiti umani grazie a un’infrastruttura ibrida di tecnologie open source e cloud e a oltre cento prompt creati da Bescapè stesso. Dal punto di vista editoriale, il progetto Algoritmo Sonoro, nato dalla stessa radio, esplora il rapporto tra suono, musica, algoritmi e intelligenza artificiale, riflettendo su come le tecnologie stiano trasformando la produzione e l’ascolto contemporaneo.

Accanto a queste sperimentazioni on air, risultano forse ancora più interessanti le applicazioni di filiera dell’AI nella trascrizione, traduzione e doppiaggio multilingue di contenuti radiofonici e culturali per aprire nuove strade all’innovazione nel settore della radiodiffusione. Il progetto Artificial Intelligence for Multilingual Radio Broadcasting, promosso da Copeam – Conferenza Permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo con il supporto dell’UNESCO e con il contributo del Centro Ricerche, Innovazione Tecnologica e Sperimentazione della Rai (Crits) e dell’Università Ca’ Foscari, ha mostrato come l’AI possa semplificare i processi produttivi, ampliando accessibilità e circolazione internazionale dei contenuti. La sperimentazione si è concentrata sull'adattamento multilingue di una serie di podcast culturali internazionali originariamente prodotta in arabo (Arab Philosophers – Ancient and Contemporary) documentando ogni fase del processo attraverso una serie di brevi video.
La linea che emerge, per ora, è quella di un’adozione selettiva: meno sostituzione della relazione radiofonica, più supporto ai processi produttivi, linguistici e organizzativi. Nel complesso, la radio italiana continua, dunque, a presentarsi come un mezzo che conserva una forte capacità di accompagnamento e una base ampia di ascolto, ma che non può più essere descritto come un sistema stabile per inerzia. La sua centralità dipende oggi dalla capacità di misurarsi meglio, di presidiare gli ambienti di accesso, di ridefinire la propria presenza nelle piattaforme ibride e di costruire forme editoriali credibili per pubblici e comportamenti di consumo in trasformazione.
Più che resistere, la radio sta cercando di ridefinire le condizioni della propria rilevanza.
Suggerimenti di lettura
- AUDIRADIO, Dati di ascolto – Anno Intero Audiradio 2025, febbraio 2026.
- AGCOM, Linee guida in materia di prominence dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di interesse generale, Allegato A alla delibera n. 250/25/CONS, 2025.
- UNESCO, Reimagining radio in the age of AI, febbraio 2026.









