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Il catastrofismo che ha accompagnato la Cop 28 di Dubai potrebbe essere fortemente esagerato, nonostante le conclusioni della trattativa sul futuro dei combustibili fossili. "Questi appuntamenti sono importanti per indicare la direzione, ma la partita vera si gioca nel campo dell'economia e della società: la transizione ecologica si muove su una traiettoria ormai segnata". L'ottimismo è di Ermete Realacci, ambientalista di lunga data che con la Fondazione Symbola monitora numeri e storie della green economy italiana. Il senso del ragionamento è semplice: "L'Onu non riesce a fermare le guerre, figurarsi se riesce a imporre le politiche economiche o industriali dei suoi stati membri". Ne è prova l'ambizioso ma disapplicato accordo di Parigi. Ergo: il passaggio verso modelli produttivi più sostenibili lo fanno le imprese, che non smetteranno di muoversi in questa direzione per un accordo che verrà rinegoziato nel giro di un anno. "Penso a quello che ha fatto Donald Trump: ha portato gli Stati Uniti fuori dall'accordo di Parigi e ha vinto una campagna elettorale con lo slogan Trump digs coal. Però il carbone si è inchiodato e le rinnovabili sono cresciute lo stesso. Ci sono dinamiche di mercato e nella società che sono più avanti della politica". Questo non vuol dire che i vertici internazionali siano inutili, sottolinea Realacci. "Che le Cop sono un fallimento lo diciamo ogni anno ma dimentichiamo che si collocano dentro un percorso. Anche i paesi arabi sono i primi a investire in rinnovabili e non hanno alcun interesse a frenare questo sviluppo". Prendiamo l'esempio italiano. "Negli ultimi cinque anni un terzo delle imprese ha fatto investimenti che hanno a che fare con l'ambiente: non è solo sensibilità ambientale ma un fatto di innovare, esportare e produrre lavoro". Altro esempio. "Siamo leader europei nel recupero dei rifiuti, soprattutto dei cicli produttivi, e lo siamo diventati senza leggi o incentivi. I rottami di Brescia, gli stracci di Prato le cartine della Lucchesia non sono figli di un decreto". Può bastare, mentre continuiamo a usare carbone, gas e petrolio? "La partita non è persa. Ma dire stringiamo la cinghia perché il mondo sta morendo non è sufficiente. C'è bisogno di una sfida in positivo, di usare la legittima preoccupazione per dare forza alla speranza e all'azione".

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La transizione ecologica la guidano le imprese. Parla Ermete Realacci - Maria Carla Sicilia | Il Foglio

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