L'industria meccanica è l'insieme delle attività produttive che hanno lo scopo di realizzare componenti o beni in metallo, oppure di macchine ed impianti per la produzione di quei componenti o beni finali. Questo comparto industriale riveste in tutti i Paesi industriali un ruolo particolarmente rilevante sia dal punto di vista quantitativo, in termini di occupazione, valore aggiunto e scambi internazionali, sia per il ruolo strategico che assolve, dal momento che produce la totalità dei beni d’investimento in macchine e attrezzature attraverso i quali trasmette l'innovazione tecnologica a tutti i rami dell'industria e agli altri settori dell'economia. Ciò vale ancor di più per quei Paesi – tra cui l'Italia – essenzialmente trasformatori, il cui livello di benessere è strettamente legato alla capacità di competere ed esportare. Nel nostro Paese il settore occupa circa 1.600.000 addetti risultando così il secondo in Europa dopo la sola Germania e produce ricchezza in termini di valore aggiunto per oltre 120 miliardi di euro. [1]

Superata con successo la quarta rivoluzione industriale, l’industria meccanica italiana, fiore all’occhiello del Made in Italy, si trova oggi alle prese con la sfida della transizione ecologica. La capacità di trasformare la sfida in opportunità sarà come sempre la chiave di volta di quel cambiamento accelerato che sta coinvolgendo in maniera trasversale tutti i comparti produttivi a livello globale. Il fatto che la sostenibilità non sia più una semplice alternativa etica ad un modello di crescita tradizionale è ormai risaputo. Il 44% dei consumatori italiani oggi è disposto a pagare prezzi più elevati per prodotti green [2] , i grandi fondi di investimento e le banche prediligono le imprese sostenibili, senza tralasciare l’aspetto normativo che si fa sempre più stringente nella direzione obbligata di una transizione green. Mercato, finanza e normative rappresentano tre spinte direzionali che nel breve periodo canalizzeranno le scelte strategiche di ogni impresa. Per il comparto meccanico l’aspetto normativo riveste senza dubbio un ruolo cogente, vista la proposta della Commissione Europea di rendere l’ecodesign un requisito indispensabile per immettere qualsiasi nuovo prodotto sul mercato, ma senza dubbio anche di grande opportunità grazie alla recente proposta di revisione del PNRR da parte del Governo italiano con l’auspicabile introduzione del piano Transizione 5.0.

Uno dei principali limiti ad oggi della transizione verde in un settore maturo come la meccanica è rappresentato dalla netta separazione tra competitività e sostenibilità, come se fossero obiettivi distinti e distanti con cui misurare la performance di una azienda. Mentre la competitività fa parte del patrimonio genetico di imprese ed imprenditori da generazioni, la sostenibilità al momento sembra solo fissare target ed indicare coefficienti difficili da stilare e terribilmente lontani dall’essere utili. La spinta normativa indotta a livello comunitario dall’ecodesign ed a livello nazionale dalle agevolazioni legate al piano Transizione 5.0 green potranno accelerare quel processo di orientamento delle strategie di crescita verso una competitività sostenibile, superando lo stallo determinato dal periodo post pandemico ed amplificato dalla crisi bellica e dalle sue ripercussioni da un punto di vista energetico e delle materie prime.

[1] https://www.federmeccanica.it/centro-studi/industria-metalmeccanica.html

[2] Indagine SAP e Quyaltrics 2021.

 

Per continuare a leggere, scarica il rapporto GreenItaly 2023.

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