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Confronto a più voci sulle azioni del Manifesto di Assisi nel primo evento del Festival soft economy. Priorità alla coesione sociale e ai temi di economia circolare per rimarginare le ferite della pandemia

Un confronto a più voci sulle azioni e le iniziative del Manifesto di Assisi ha segnato ieri il primo appuntamento del Festival soft economy, nell'ambito della I6esima Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Le azioni riguardano le comunità, la coesione, il sostegno a chi è stato colpito dagli effetti della pandemia, mentre le iniziative toccano l'ambiente, l'economia circolare, le fonti rinnovabili, il contrasto alla crisi climatica. Promosso dal Sacro Convento e da Symbola, l'incontro è stato aperto da padre Enzo Fortunato ed Ermete Realacci, promotori del Manifesto di Assisi. Il primo ha sottolineato la coincidenza con la Giornata per la cura del creato: «Che bella la parola "cura": non solo espressione e sintesi del Vangelo ma anche tra le più belle dell'uomo, che ci permette, nella misura in cui la viviamo, di non andare dagli estetisti, perché siamo perennemente giovani».

Il senso del Manifesto è anche quello «di aver messo insieme soggetti molto diversi, mondi che sono insieme per azioni comuni, in tanti campi e con azioni piccoli e grandi», ha poi aggiunto e sottolineato Realacci. Diversi gli interventi e i video messaggi arrivati, da Katia Bastioli di Novamont a Ettore Prandini di Coldiretti, da Vincenzo Boccia della Luiss a Rosalba Giugni di Marevivo, da Maura Latini di Coop a Giovanna Melandri di Human Fondation, da Vanessa Pallucchi di Legambiente a Donatella Tesei, presidente della Regione Umbria.

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Lo sviluppo passa dalla cura | Avvenire | Igor Traboni

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