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«Ce la possiamo fare se ci muoviamo con determinazione». Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente e in due occasioni presidente della commissione ambiente della Camera dei Deputati, si dice soddisfatto dall’esito della ventottesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop28).

Qualche giorno di sconforto generale è stato spazzato via da un intenso lavoro diplomatico, in cui hanno spiccato gli inviati di Stati Uniti e Cina John Kerry e Xie Zhenhua: «Il fatto che le due maggiori potenze economiche, nonché maggiori paesi emettitori, trovino nel contrasto alla crisi climatica un terreno di collaborazione, non può che essere visto come positivo» prosegue Realacci. Sofia Farina, giovane ricercatrice di Fisica dei cambiamenti climatici all’Università di Trento e attivista della ONG Viração & Jangada, a Dubai nei giorni della conferenza, è stata raggiunta dalla notizia dell’approvazione del testo finale una volta rientrata in Italia, liberandosi solo in quel momento dalla tensione, che «era palpabile quando è uscita la penultima bozza».

Sia Realacci che Farina sanno, però, che non è finita qua. «Ora la parola passa all’economia» dice Realacci, che è fiducioso anche su questo: «Bisogna convincersi che essere sostenibili conviene, economicamente e socialmente: costruisce comunità e produce più posti di lavoro». Farina sottolinea come nel testo finale si dia una grande importanza, economica e sociale, alla ricerca, a cui dovrebbero essere destinati migliaia di miliardi di dollari nei prossimi anni.

Anche gli obiettivi fissati, a dispetto delle sottili differenze fra termini settoriali, lasciano soddisfatti entrambi. Sulla transition away dai combustibili fossili entro il 2050, Sofia Farina guarda al lato positivo: «Questa timeline è stata presa dal mondo dell’ambientalismo come troppo lontana. Ma l’uscita dai fossili di tutto il pianeta è una cosa enorme». Realacci scommette sul fatto che la sostenibilità divenga un terreno di competizione. Sarà, quindi, fondamentale remare tutti verso la stessa direzione cogliendo le occasioni che la transizione energetica darà.

Al di là degli obiettivi e di quelli che saranno o non saranno i risultati, ci si interroga da tempo sul metodo con cui i paesi del mondo pianificano la lotta ai cambiamenti climatici. Realacci non nasconde le problematiche quando dice «Non ci sono strumenti di verifica né di sanzione», ma aggiunge: «C’è un buon movimento e c’è sempre più intelligenza sul tema e, d’altronde, oggi neanche Jack lo Squartatore sarebbe contro l’economia sostenibile. Direbbe che usa coltelli di acciaio riciclato e li disinfetta prima dell’uso». Anche Sofia Farina è convinta che ci siano dei problemi nel processo delle Cop, ma anche che «sono l’unico strumento che abbiamo». Un processo migliorabile, quindi, ma che può vivere solo gli diamo fiducia.

Nel caso di Farina, esponente di una generazione che sente la crisi climatica ad un livello che va oltre la sola razionalità, l’esito di questa Cop ha lasciato tanto, non solo dati e programmi: «È stata la dimostrazione che è un processo di cooperazione che può funzionare. Si incontrano tantissimi attivisti, scienziati, intellettuali, persone che ci credono molto e che investono il loro tempo e le loro energie. Esperienze che ti fanno dire “Ok, forse ce la possiamo fare”».

 

 

https://zetaluiss.it/2023/12/15/cop28-risultati-realacci-soddisfatto/

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Neanche Jack lo squartatore contro la sostenibilità. Parla Realacci - Francesco Esposito | Zeta Luiss

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