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L’ONU ha dichiarato il 2021 l’Anno internazionale dell’economia creativa per lo sviluppo sostenibile. L’iniziativa, ad alto valore simbolico, rafforza l’importanza del settore soprattutto per i paesi in via di sviluppo dopo l’anno devastante della pandemia. Anche se la consapevolezza dell’importanza delle ICC è diffusa nel mondo, ad oggi le politiche attivate appaiono ancora frammentate, disuguali e, alle volte, addirittura inesistenti.

Mercedes Giovinazzo

Questo contributo fa parte dell'Undicesimo rapporto IO SONO CULTURA realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Regione Marche in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo.

Realizzato in collaborazione con Mercedes Giovinazzo, Direttrice di Interarts.

 

L’ONU ha dichiarato il 2021 l’Anno internazionale dell’economia creativa per lo sviluppo sostenibile. L’iniziativa, ad alto valore simbolico, rafforza l’importanza del settore soprattutto dopo l’anno devastante della pandemia, lasciando ai singoli stati la volontà di darvi seguito attraverso lo stanziamento di supporti adeguati. Anche se la consapevolezza dell’importanza dei settori culturali e creativi è diffusa nel mondo, ad oggi molte delle politiche attivate appaiono purtroppo ancora frammentate, disuguali e, alle volte, sono addirittura inesistenti. Se il digitale è spesso considerato la soluzione a tutto, scarsa è la conoscenza di alcuni dei suoi effetti negativi: l’industria culturale è vincente e promette una ripresa importante a discapito però di altri segmenti del settore culturale e creativo che non solo producono alto valore ma costituiscono l’opzione di vita di molti professionisti. VR e AI offrono spazi e possibilità infinite e alcuni artisti e professionisti li sperimentano con successo ma, in generale, l’offerta, per ora, rimane poco matura.

La Dichiarazione dell’UNESCO del 1982, approvata dalla Conferenza Mondiale sulle Politiche Culturali che si tenne a Città del Messico, segna un momento di inflessione nel percorso di comprensione e di definizione di ciò che significa il termine “cultura”. I 126 Stati Membri presenti, di un totale di 158, accordarono che “nel suo senso più ampio, cultura è il complesso delle caratteristiche spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali che caratterizzano una società o gruppo sociale. Include non solo le arti e le lettere ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali dell’essere umano, i suoi sistemi di valori e tradizioni”[1]. Come sottolineato sul sito dell’UNESCO, uno dei risultati più importanti della Conferenza fu quello appunto di proporre una nuova definizione del termine “cultura” basata sull’idea che “il patrimonio ora comprende tutti quei valori culturali espressione della vita quotidiana, con importanza crescente data alle attività che sottintendono le forme di vita così come le forme in cui questi valori sono espressi”[2]. Dalla visione unica secondo la quale “cultura” è solo il “patrimonio tangibile”, si riuscì a proporre una visione, ampiamente accettata, che “cultura” è anche tutto ciò che è espressione “intangibile” dell’opera dell’essere umano: la cultura è ciò che “ci rende umani, esseri razionali, dotati di giudizio critico ed un senso di compromesso morale. La cultura ci permette di discernere i valori e di fare scelte. È attraverso la cultura che l’uomo si esprime, diventa cosciente di sé, riconosce la sua incompletezza, questiona le sue conquiste, cerca incessantemente nuovi significati e crea opere attraverso le quali trascende le sue limitazioni”[3]. Per la prima volta si propone una visione basata sui diritti (rights-based) e sarà proprio questa visione che porterà in primo luogo allo sviluppo dell’approccio economico alla cultura.

Nel 2013 il Parlamento Europeo ed il Consiglio dell’Unione Europea approvarono la base legale del Programma Europa Creativa a sostegno dei settori culturali e creativi europei. Nel documento questi settori furono definiti come “tutti i settori le cui attività si basano su valori culturali e/o espressioni artistiche e altre espressioni creative, indipendentemente dal fatto che queste attività siano o meno orientate al mercato, indipendentemente dal tipo di struttura che le realizza, nonché a prescindere dalle modalità di finanziamento di tale struttura. Queste attività comprendono lo sviluppo, la creazione, la produzione, la diffusione e la conservazione dei beni e servizi che costituiscono espressioni culturali, artistiche o altre espressioni creative, nonché funzioni correlate quali l'istruzione o la gestione. I settori culturali e creativi comprendono, tra l'altro, l'architettura, gli archivi, le biblioteche e i musei, l'artigianato artistico, gli audiovisivi (compresi i film, la televisione, i videogiochi e i contenuti multimediali), il patrimonio culturale materiale e immateriale, il design, i festival, la musica, la letteratura, le arti dello spettacolo, l'editoria, la radio e le arti visive”[4]. In trent’anni, prendendo spunto dalla visione anticipata dall’UNESCO, si è approdati a una visione della cultura che ingloba anche tutti quei settori i cui beni e servizi generano valore, a partire da un processo creativo. Si è di fronte ad una visione moderna, lontanissima da quella che ha segnato la storia delle teorie sulla cultura che considera la catena del valore come fondamentale e che, a partire da un approccio basato sui diritti, difende la nozione che il lavoro nel settore culturale e creativo debba essere difeso come tale.

Questo contributo non si focalizza sull’Europa ma si considera importante fare riferimento alla posizione dell’Unione Europea al riguardo dei settori culturali e creativi. Non si dice mai abbastanza ma

l’Unione Europea è il più grande finanziatore pubblico di cooperazione allo sviluppo: per il 2021-2027 il Programma Global Europe - Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument ha stanziato €79.5 miliardi di euro per la cooperazione con i paesi terzi, ai quali si potrebbero sommare circa €9 miliardi ulteriori.

 

Questi finanziamenti sono “pubblici” e vanno intesi e difesi come tali: danaro del contribuente europeo, redistribuito sotto forma di sovvenzioni, contratti di servizio, fondi fiduciari, ecc. per dare supporto allo sviluppo di paesi terzi. Non si è necessariamente coscienti di quale sia il ruolo che l’Unione Europea gioca sul tavoliere delle relazioni internazionali, dando un sostegno importantissimo allo sviluppo e, di conseguenza, alla potenziale stabilità di altre regioni del mondo. Inoltre, non si è necessariamente coscienti che parte di questi finanziamenti sono anche a disposizione del settore culturale in senso ampio, attraverso diversi programmi, quali: European Instrument for Democracy and Human Rights, Instrument Contributing to Stability and Peace e Global Europe Instrument.

Per il periodo 2019-2024, attraverso l’11º European Development Fund, circa €40 milioni sono stati messi a disposizione del settore culturale e creativo dei paesi ACP – Africa, Caraibi e Pacifico per incentivare l’entrepreneurship e l’innovazione culturale, in particolare dei giovani; creare nuovi impieghi e aumentare i ricavi degli artisti e dei professionisti; aumentare la qualità della produzione culturale e valorizzarne la presenza nei mercati internazionali[5]. Attraverso tre bandi, il programma darà supporto a progetti regionali nei settori della coproduzione audiovisiva, della cultura e della creazione, con l’obiettivo di favorire i partenariati. In particolare, per stimolare il settore culturale e creativo nei paesi ACP, si è bandito un programma regionale che distribuirà €26 milioni dei 40 stanziati attraverso sei hub regionali, uno per ogni regione: Caraibi, Pacifico, Africa orientale, Africa occidentale, Africa centrale ed Africa australe. A sua volta, ognuno di questi hub[6] distribuirà il 75% dei fondi stanziati per ogni regione a progetti di cooperazione locale, regionale, nazionale e intraregionale, attraverso bandi specifici.

Per la prima volta, si applica al settore della cooperazione allo sviluppo per la cultura e la creatività il meccanismo di finanziamento a terzi.

Questo meccanismo fornisce un elevato ritorno sull'investimento (return on investment) perché non solo assicura supporto a progetti sul campo, di portata locale, regionale e nazionale ma perché prevede inoltre il rafforzamento delle capacità su due fronti: le organizzazioni partecipanti ai consorzi selezionati; le organizzazioni beneficiarie del finanziamento a terzi (sub-granting). In effetti, la struttura a cascata (consorzi/progetti finanziati/target dei progetti/beneficiari finali) genera un forte effetto moltiplicatore raggiungendo in modo più efficace le zone periferiche e le fasce emarginate della popolazione. Assicura inoltre la messa in opera di azioni realizzate da operatori locali che rispondono a bisogni reali, adattate ai contesti, con un approccio dal basso verso l'alto. Il coaching degli operatori culturali (pubblici e privati) consente quella pratica del learning-by-doing con un effetto potenziatore per la sostenibilità futura: infatti, le attività di formazione (capacity building) migliorano le capacità amministrative, finanziarie e gestionali delle organizzazioni ma favoriscono anche la comprensione degli approcci trasversali possibili attraverso, e con, la cultura che sono necessari per lo sviluppo sistemico.

Inoltre, le opportunità di collaborazione regionale consentono una migliore comprensione del territorio, del settore e delle esigenze del settore grazie anche a una migliore esposizione a modalità di lavoro nuove e innovative. Nonostante i numerosi aspetti positivi, va comunque sottolineato che vi sono anche alcuni inconvenienti: il maggiore è che il finanziamento consente agli operatori culturali di svolgere il loro lavoro e di aprire i loro orizzonti spesso limitati (risultato dei vincoli che devono affrontare derivanti dai contesti politici e sociali in cui si evolvono) ma che questo ballon d’oxygène, seppur estremamente positivo, può creare un senso di frustrazione una volta che il programma, ed il suo finanziamento, arrivano a termine. I beneficiari tendono a sentire che le opportunità per continuare a lavorare vengono loro meno e quindi la sfida sta nel poterli accompagnare, anche umanamente, nella loro presa di coscienza sull’importanza sociale e politica del loro ruolo in quanto professionisti che devono contribuire allo sviluppo di politiche culturali mirate nei loro Paesi e, anche, nell'individuare i percorsi da perseguire per l'ulteriore sviluppo delle loro organizzazioni.

Per quanto riguarda altre fonti di finanziamento e supporto ai settori culturali e creativi nel mondo, e come già si accennò lo scorso anno, la responsabilità è largamente devoluta ai singoli stati, ognuno dei quali è responsabile di attuare delle provvigioni specifiche o meno, con alcune importanti iniziative private soprattutto negli Stati Uniti d’America. Secondo l’International Federation of Arts Councils and Culture Agencies – IFFACA[7] il settore culturale e creativo è “uno dei settori economici che cresce più velocemente, generando globalmente introiti per US$2.250 miliardi, generando 30 milioni di posti lavoro e che si prevede possa rappresentare fino 10% del PIL mondiale”. Una panoramica generale, fornita dalla sezione “notizie” permette di identificare le seguenti misure a disposizione.

In Africa il gruppo di lavoro per la revisione del Piano d’azione per le industrie culturali e creative ha chiesto la ratifica e l’implementazione della Carta per la Rinascita Culturale Africana[8], richiamandosi al fatto che il Piano d’azione fu adottato nel 2008 alla 2ª Sessione della Conferenza di Ministri della Cultura dell’Unione Africana (CAMC2). Il Piano d’Azione è una revisione di quello adottato a Dakar nel 1992 a seguito della Decade Mondiale per lo Sviluppo Culturale (1988-1997).[9] Nel Ghana la Presidente, Nana Addo Dankwa Akufo-Addo, ha recentemente lanciato la serie presidenziale di Film Pitch Series con una dotazione di US$25 milioni per dare supporto all’industria cinematografica.[10] In Botswana il Ministero per la gioventù, lo sport e lo sviluppo culturale si sta adoperando per stimolare l’industria creativa e i suoi imprenditori, con strategie di  aiuto finanziario al settore con US$ 30.000.[11] In Zimbabwe il Culture Fund of Zimbabwe Trust ha aperto il bando CreativeACTIONs per rafforzare le capacità di artisti e operatori culturali e creativi così come operatori del settore delle industrie creative.[12]

In Asia il Creative Visa di Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti ha una dotazione iniziale di US$ 8 miliardi ai quali si aggiungeranno ulteriori US$ 6miliardi nei prossimi cinque anni per iniziative di carattere strategico in supporto dell’industria creativa.[13] Dal medio oriente all’asia centrale con il Kazakhstan, paese in cui il Gruppo di lavoro del Primo ministro ha annunciato il lancio di un piano per lo sviluppo del settore creativo.[14] Per arrivare in Estremo Oriente dove il governo della Corea del Sud, che il Bloomberg Innovation Index posiziona al primo posto nel mondo per il 2020, ha stanziato US$ 972 milioni per lo sviluppo di contenuti realizzati sfruttando le tecnologie di realtà virtuale, destinando US$ 35 milioni per l’apertura di un centro espositivo dedicato a Seoul, US$ 100 milioni di fondi di assistenza per sviluppare contenuti culturali in format tradizionali, e US$ 28,5 milioni per l’internazionalizzazione del film, del cartone animato e della moda. Inoltre, il governo promuove il progetto K-Culture Valley per il 2024 a Goyang[15] e l’espansione dello hallyu o Korean Wave, termine con cui si allude all'incremento della popolarità globale della cultura sudcoreana, attraverso i fondi previsti nel piano del Ministero di Cultura, Sport  e Turismo, che includono aiuti per US$46.1 milioni per promuovere la mobilità e la dilazione del pagamento dei debiti delle imprese colpite dalla pandemia.[16] In Giappone, la pandemia ha avuto effetti negativi sulla produzione di “anime” e sull’industria dello streaming. Ciò nonostante il mercato dell’anime è valutato in US$ 24.23 miliardi per il 2020 e si pensa che nel 2027 arriverà agli US$ 43.73 miliardi.[17] Con questo il paese sembra essere in una posizione migliore di altri e il governo ha annunciato un pacchetto di stimolo con un US$ 20 miliardi per un Green Fund e un Digital Fund.[18] La Cina dichiara che la pandemia non ha avuto effetti sul settore: un aumento del 2,2% porterebbe il valore a US$ 1.53 trilioni per il 2020, con in testa i servizi legati al mondo dell’informazione e a quello del design, che sarebbero rispettivamente cresciuti del 18 e 11% e l’emergenza di nuovi modelli misti (digitale e culturale) per una crescita del 22%[19]. Rimane, ovviamente, da capire quanto di tutto ciò sia propaganda dello Stato. In Malaysia il recente annuncio dell’apertura della circolazione di persone permetterà la ripresa economica, a cominciare dal turismo e fino ai settori culturali e creativi.[20] L’India, invece, a lungo pensato come il miracolo del sud-est asiatico, presenta una realtà alquanto preoccupante: a differenza di altri attori del continente che hanno annunciato un rafforzamento delle misure di supporto per la filiera, a metà dell’anno scorso il Governo indiano ha drasticamente tagliato il budget destinato al mondo della cultura e dell’arte. Se nel decennio appena trascorso la quota destinata al Ministero della Cultura si è mantenuta stabile attorno all’11%, ora è scesa allo 0,07% per il 2022.[21] E non solo, come segnala uno studio del British Council sugli effetti della pandemia sull’economia creativa del paese indiano, vi è un sentimento generalizzato di incertezza quanto alla sopravvivenza del settore se non si prendono le necessarie misure: il 67% di coloro che hanno partecipato allo studio dicono che non sono certi di poter mantenere la propria attività oltre la fine del 2021, con artigiani e professionisti che lavorano in proprio, non riuscendo ad adattarsi a nuovi modelli imprenditoriali che fanno perno sulle competenze digitali; e il 90% del settore ha paura dell’impatto del distanziamento sociale. Nel complesso, il settore si contrae e si rischia che il 16% delle attività chiudano definitivamente, con il 22% a rischio di perdere più del 75% del fatturato annuo.[22]

In America del Nord e, in particolare negli USA, lo Stato di New York con il supporto dell’Andrew W. Mellon Foundation ha annunciato il piano triennale Creatives Rebuild New York (CRNY) con una dotazione di $125 milioni per riattivare l’economia creativa e dare aiuto agli artisti offrendo opportunità di lavoro o garantire loro fonti di ingresso per rimediare alle conseguenze devastanti della pandemia.[23] Inoltre, Americans for the Arts si è fatta eco della recente iniziativa di 113 Camere di Commercio in 46 Stati che hanno indirizzato una lettera alla Camera e al Senato chiedendo che si destinino $18 miliardi dei prossimi decreti per le infrastrutture necessarie per sostenere il recupero economico del settore creativo; la richiesta si basa sulla constatazione che la produzione lorda del settore “arti, intrattenimento e ricreazione” si è contratta del 59% nel periodo compreso tra dicembre 2019 e giugno 2020, con un recupero limitato al 29% da giugno a dicembre 2020.[24] In Canada il programma Creative Export, estremamente competitivo, finanzia progetti che generano fatturato per l’esportazione[25]. In Giamaica le misure speciali di supporto ai settori dell’intrattenimento, della cultura e delle industrie culturali è stato aumentato di $50 milioni per il 2021 e le richieste saranno gestite esclusivamente attraverso una piattaforma ed una app digitale.[26]

In America del Sud vari Paesi affrontano le conseguenze della pandemia per i loro settori culturali e creativi. In Perú il Ministero della Cultura ha dato avvio all’elaborazione di un Piano di recupero per le industrie culturali e creative da qui al 2030, avvalendosi dell’assistenza tecnica dell’UNESCO e il supporto del governo svedese. Il piano sarà elaborato con un meccanismo che prevede amplia partecipazione dei diversi settori imprenditoriali e della società civile a livello nazionale.[27] In Brasile il progetto MOVE_MT ha come obiettivo dare supporto all’economia creativa del Mato Grosso, attraverso programmi formativi rivolti agli imprenditori e ai soggetti coinvolti nello sviluppo di soluzioni di architettura sostenibile, che prevedono un periodo di “incubazione” dei progetti, con formazione e monitoraggio sistematico.[28] In Argentina il Ministero della Cultura pagherà una quota solidaria a oltre 50.000 operatori, prolungherà il Piano Podestá per il teatro indipendente, darà un appoggio economico d’emergenza alla zona andina e allo spettacolo dal vivo nella regione di Buenos Aires.[29] In Colombia il Consiglio Nazionale per l’Economia Arancione ha annunciato che, nell’ambito del programma ReactivARTE, si metteranno a disposizione del settore culturale e creativo circa 6,5 miliardi di Pesos colombiani per il 2021: rimane da vedere come si evolverà la situazione a seguito delle recenti tensioni politiche e sociali.[30] In Cile i Ministeri della Cultura, le Arti ed il Patrimonio e dell’Economia, dello Sviluppo e del Turismo hanno lanciato un piano di aiuto al settore culturale, creativo e turistico che prevede anche aiuti economici attraverso il programma FOGAPE Reactiva, maggiore flessibilità per quanto riguarda l’impiego e un’alleanza con la Banca di Stato. Un primo bando per 55.000 milioni è già stato indetto di cui 50.000 milioni al turismo e 5.000 milioni ai settori culturali e creativi per dare aiuto a 20 mila aziende.[31] In Guyana il governo ha previsto di destinare US$2.7 miliardi del budget 2021 allo sport e alla cultura.[32]

In Australia, l’Australian Council investirà AUS$2.4 milioni per il settore culturale e creativo, attraverso l’iniziativa Re-imagine: Sector Recovery Initiatives cofinanziata con il Fondo Sidney Myer che vuole, in particolare, dare aiuto ai First Nations e alle organizzazioni del settore che lavorano per e con persone disabili.[33] Il budget federale 2021 prevede un incentivo fiscale per il settore dei videogiochi nell’ambito del Digital Economy Package.[34] Nello Stato di Victoria un fondo di AUS$167.3 milioni per la creatività permetterà di finanziare il settore, con l’obiettivo strategico di una ripresa e la creazione di impiego ma anche di un posizionamento della città come capitale della creatività.[35] Inoltre, destinerà AUS$120.7 milioni per l’industria cinematografica.[36] Infine, anche la Tasmania ha previsto un fondo post-pandemia di AUS$12 milioni per il 2020.[37]

Gli effetti della pandemia sono stati devastanti per il settore culturale e creativo: questo è un dato di fatto. Molte sono le voci che in quest’ultimo anno hanno sottolineato l’importanza di misure specifiche destinate alla ripresa di un settore così fortemente toccato; al di là di studi, mappature, rapporti (tra gli ultimi quello dell’UNESCO sul gender gap[38]) e di un leggero ottimismo si stenta ancora a vedere la fine del tunnel. Ciò nonostante, va sottolineato che

alla sua 74ª sessione l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2021 l’Anno internazionale dell’economia creativa per lo sviluppo sostenibile 

dichiarando il bisogno di promuovere la crescita per l’innovazione e dare opportunità al settore, soprattutto nei paesi in via di sviluppo[39].

Comunque sia, sembrerebbe si possano delineare alcune conclusioni che vadano oltre l’utilizzo di buzzwords o di enunciati generalisti: tra questi, il più pericoloso è il mantra del “digitale” come rimedio a tutto. Come è stato più volte sottolineato nel recente webinar[40] organizzato dal programma ACP – EU Culture il digitale ha un potenziale innegabile ma ha anche dei pericoli intrinsechi perché vi è un rischio altissimo di aumentare il divario (digital divide) tra poveri e ricchi, tra alfabeti e analfabeti. Tra il potenziale offerto dal digitale per la creatività di artisti, soprattutto visivi e musicisti, come illustrato nel recente video del The Economist, How AI is transforming the creative industries[41] (“l’abilità dei computer di diventare creativi ha fatto molta strada”) e l’offerta generalizzata ancora poco matura (con numerose eccezioni come, per esempio, il documentario El baile de la vida che rende viva l’opera del Bosco attraverso la danza[42] o il Concerto di Natale del 2020 della Boston Handel and Haydn Society (H+H) che ha registrato il Messia di Haendel con tecniche sofisticatissime, in pieno rispetto delle misure anti-Covid e lo ha diffuso in streaming[43] e tante altre), vi è un vuoto da colmare che aiuti lo spettatore non solo a contestualizzare il tema in oggetto ma, soprattutto, a costruirsi un punto di vista personale e informato.

 

La cultura ha un suo “valore pubblico intrinseco” con un indiscutibile potenziale per promuovere la cittadinanza attiva e partecipativa ma anche l'occupazione, la coesione sociale e l'uguaglianza di genere. La cultura è anche uno strumento potente ed essenziale per sostenere l'integrazione e la stabilità regionali. È anche uno strumento per accrescere la resilienza e l'empowerment dei giovani.

Inoltre, va sottolineata l'importanza di un approccio basato sui diritti - culturali, civici, sociali, politici ed economici: la cultura è il vettore per sostenere, ad esempio, l'uguaglianza di genere e l'emancipazione delle giovani donne come risorse cruciali per sostenere lo sviluppo.

Anche lo sviluppo delle capacità professionali degli operatori culturali e creativi è un mezzo per garantire opportunità di lavoro dignitoso. Infine, la partecipazione attiva al dialogo sulla definizione delle politiche è una condizione necessaria per qualsiasi sistema di governance, in particolare in questo periodo. A prova di questo, è interessante citare due documenti molto recenti: il primo, la Carta di Roma del 2020 nel quale si sottolinea l’importanza della partecipazione cittadina nella costruzione di politiche democratiche che offrano ai cittadini la possibilità di “scoprire, creare, condividere, vivere, godere e prendersi cura” della propria cultura e creatività[44] o la Carta di Porto Santo che, rilasciata dopo una conferenza della Presidenza portoghese del Consiglio dell’Unione Europea, ribadisce la necessità di processi culturali democratici a sostegno di una cittadinanza del XXI secolo[45].

[1] World Conference on Cultural Policies: final report, UNESCO, 1982, p.41. Traduzione libera.

[2] 1982-2000: from Mondiacult to Our Creative Diversity, UNESCO (https://ich.unesco.org/en/1982-2000-00309#1982-mondiacult-mexico). Traduzione libera.

[3] World Conference on Cultural Policies: final report, UNESCO, 1982, p.41.

[4] Regolamento (UE) N. 1295/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell'11 dicembre 2013, art. 2, $1.

[5] https://www.acp-ue-culture.eu/en/about

[6] https://www.acp-ue-culture.eu/en/support-for-the-cultural-creative-sectors-in-acp-countries/

[7] www.ifacca.org

[8] http://www.natartszim.org.zw/revised-african-union-plan-of-action-validated/

[9] https://au.int/en/pressreleases/20210331/validation-workshop-revised-african-union-plan-action

[10] https://www.ghanaiantimes.com.gh/at-the-presidential-pitch-series-25m-boost-for-movie-industry-as-govt-moves-to-create-6000-jobs-in-sector/

[11] http://www.dailynews.gov.bw/news-details.php?nid=61900

[12] http://www.natartszim.org.zw/the-culture-fund-launches-creativeactions-2nd-call-for-proposals/

[13] https://www.gulftoday.ae/news/2021/06/09/dhs30-billion-abu-dhabi-investment-plan-to-boost-creative-industries

[14] https://astanatimes.com/2021/04/kazakh-government-to-develop-new-concept-for-creative-industry-growth/

[15] https://www.entrepreneur.com/article/364943

[16] “Culture ministry aims to revive pandemic-hit culture sector, spread 'hallyu' in 2021”, The Korea Herald, February 2, 2021.

[17] https://www.prnewswire.com/news-releases/at-8-8-cagr-anime-market-size-to-hit-usd-43-73-billion-by-2027--says-brandessence-market-research-301228879.html

[18] http://emag.archiexpo.com/japan-how-its-industries-have-transitioned-into-2021/

[19] http://www.xinhuanet.com/english/2021-02/15/c_139744634.htm

[20] http://www.motac.gov.my/en/media/release/kebenaran-gelembung-pelancongan-bersasar-dan-acara-langsung-industri-kreatif-bantu-pemulihan-industri

[21] “A new report captures what ails Indian arts and culture sector: Poor budgets and data, institutional vacancies”, Firstpost, April 8, 2021 e “Sharp dip in art & culture funds’ share in India, key post vacant: Report”, Dream of India, May 21, 2021.

[22] http://everythingexperiential.businessworld.in/article/67-creative-economy-workforce-uncertain-about-surviving-beyond-2021-Report/13-01-2021-365102/

[23] https://mellon.org/news-blog/articles/mellon-announces-125-million-creatives-rebuild-new-york-initiative/

[24] https://www.americansforthearts.org/news-room/americans-for-the-arts-news/over-110-chambers-of-commerce-deliver-letter-to-congress-supporting-18-billion-in-recovery-support

[25] https://www.canada.ca/en/canadian-heritage/services/funding/creative-export-canada.html

[26] https://jis.gov.jm/50-million-for-members-of-the-entertainment-culture-and-creative-industries/

[27] https://www.gob.pe/institucion/cultura/campa%C3%B1as/4356-plan-de-recuperacion-al-2030

[28] http://www.cultura.mt.gov.br/-/17007195-projeto-move_mt-vai-impulsionar-a-economia-criativa-de-mato-grosso

[29] https://www.cultura.gob.ar/el-ministerio-de-cultura-anuncio-nuevas-medidas-para-el-sector-de-las--10472/

[30] https://mincultura.gov.co/prensa/noticias/Paginas/Anuncian-recursos-para-el-sector-cultural-en-Consejo-Nacional-de-Econom%C3%ADa-Naranja.aspx

[31] https://www.cultura.gob.cl/actualidad/seremi-de-las-culturas-destaco-anuncio-de-subsidios-para-la-industria-creativa/

[32] https://dpi.gov.gy/3-5b-for-culture-youth-and-sport/

[33] https://www.australiacouncil.gov.au/news/media-centre/media-releases/australia-council-invests-$2-4-million-across-the-creative-industries-to-build-back-better/

[34] https://www.artshub.com.au/news-article/news/digital/jini-maxwell/30percent-federal-tax-offset-for-videogame-development-announced-262507

[35] https://creative.vic.gov.au/news/2021/budget-delivers-$228-million-boost-to-the-creative-state

[36] https://creative.vic.gov.au/news/2021/introducing-vicscreen-victorias-screen-industry-strategy-2021-2025

[37] http://www.premier.tas.gov.au/site_resources_2015/additional_releases/covid-19_recovery_funding_boosting_tasmanias_cultural_and_creative_industries

[38] UNESCO, Gender and Creativity: Progress on the Precipice, 2021. Disponibile: https://en.unesco.org/creativity/publications/gender-creativity-progress-precipice

[39] https://www.ecbnetwork.eu/2021-international-year-of-creative-economy-for-sustainable-development/ e https://unctad.org/news/creative-economy-have-its-year-sun-2021

[40] Towards a viable cultural and creative industry in African, Caribbean and Pacific countries, 9-10 giugno, 2021. https://www.acp-ue-culture.eu/en/webinar2021/

[41] https://www.youtube.com/watch?v=cgYpMYMhzXI

[42] https://www.youtube.com/watch?v=3lHdkpjc-rc

[43] https://www.wgbh.org/foundation/saving-bostons-166-year-messiah-tradition

[44] La Carta di Roma 2020. https://www.2020romecharter.org/it/cartadiroma/

[45] The Porto Santo Charter. https://portosantocharter.eu/the-charter/

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