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La riflessione di Ermete Realacci sulla diffusione del virus e questioni ambientali

Tutti siamo oggi chiamati, senza eccezioni, a rispettare istituzioni e comunità, a rafforzare sanità e ricerca, ad aiutare persone ed imprese. Saremo però più forti nel farlo con una visione comune di futuro.
Abbiamo negli occhi e nel cuore le struggenti immagini di tante belle città italiane deserte per le conseguenze del Coronavirus. Cieli meno inquinati e acque più limpide non sono però l’effetto di un auspicabile cambiamento, ma la conseguenza di una terribile crisi per la quale non eravamo preparati e che impone una mutazione di rotta.

Si discute molto del rapporto tra diffusione del virus e questioni ambientali. In molti casi con ipotesi azzardate: penso ad esempio ad un presunto legame forte con le tecnologie 5G. O non provate, come la diffusione del virus tramite microparticelle. Quasi certo è invece il legame tra più alti livelli di mortalità e inquinamento da polveri sottili.

Anche uno studio dell’Università di Harvard conferma un legame molto forte, comprensibile del resto data la natura polmonare dell’infezione. E purtroppo l’Italia ha in Europa il triste primato, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, di circa 60.000 morti precoci all'anno per l’inquinamento da polveri sottili. Un prezzo altissimo troppo sottovalutato. Ma il legame più forte tra l’epidemia, la crisi climatica, l’inquinamento ambientale non riguarda solo il passato o il presente quanto il futuro: la direzione da intraprendere nella società e nell'economia.

In uno dei paragrafi più intensi e importanti della Laudato Si' di Papa Francesco (il 109) si dice: “Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull'economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza pensare ad eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale.”

E non possiamo certo ignorare quella di questa terribile epidemia. Un aiuto può venire dal percorso avviato dal Manifesto di Assisi per un’economia a misura d’uomo. Solo insieme, mobilitando le migliori energie tecnologiche, sociali, economiche, culturali possiamo farcela a “costruire un mondo più sicuro, civile, gentile.” Senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno. Per leggere e sottoscrivere il Manifesto di Assisi: new.symbola.net/manifesto

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