I dati sulle performance confermano la tesi di fondo, che le imprese che investono nelle relazioni competono meglio. Le imprese coesive evidenziano aspettative più positive rispetto alle non coesive su tutti i principali indicatori (fatturato, occupazione ed export). Infatti, sulla base dei primi risultati emersi da un sondaggio[1], le imprese coesive mostrano aspettative di crescita del fatturato significativamente più elevate rispetto alle imprese non coesive, sia per il 2026 (33% vs 20%) sia per il 2027 (38% vs 21%).

Anche sul fronte occupazionale le imprese coesive evidenziano prospettive migliori rispetto alle non coesive. Sia per il 2026 che per il 2027 circa un’impresa coesiva su cinque prevede un aumento degli occupati, contro quote anche in questo caso inferiori per le imprese non coesive.
La crescita occupazionale prevista dalle imprese coesive riflette inoltre un maggiore dinamismo imprenditoriale, anche a livello internazionale, e una più forte propensione agli investimenti e all’innovazione.

Nel 2026, infatti, il 59% delle imprese coesive esporta contro il 39% delle non coesive e anche le aspettative di crescita dell’export risultano più favorevoli tra le imprese coesive. La quota di imprese che prevede un aumento delle esportazioni nei prossimi anni è infatti superiore tra le imprese più relazionate rispetto alle non coesive, con un gap di 10 punti percentuali per il 2026 e di 9 punti percentuali per il 2027.
Questi dati sembrerebbero confermare come le imprese che investono nelle relazioni siano più capaci di intercettare nuove opportunità di mercato, rafforzare la propria presenza nelle filiere globali e affrontare con maggiore resilienza le incertezze del contesto economico internazionale.


Anche la duplice transizione appare legata a doppio filo alla coesività delle imprese. Innanzitutto, le imprese coesive mostrano una propensione agli investimenti green nettamente superiore rispetto alle imprese non coesive, sia nel triennio 2023-2025 sia nelle previsioni per il periodo 2026-2028. Nel primo caso, la quota di imprese coesive che investe in sostenibilità ambientale raggiunge il 68%, contro il 41% delle non coesive; nel secondo, il differenziale aumenta, con quote che si attestano rispettivamente al 65% e al 38%.

Anche sul fronte della trasformazione digitale emerge un significativo vantaggio competitivo delle imprese coesive. Nel triennio 2023-2025 oltre tre quarti delle imprese a maggiore relazionalità hanno adottato tecnologie digitali 4.0, contro il 49% delle non coesive. Un divario che si mantiene elevato anche nelle previsioni per il triennio successivo. La maggiore apertura relazionale delle imprese coesive sembra infatti favorire la capacità di intercettare innovazioni tecnologiche e di integrarle nei processi produttivi e organizzativi.

Le imprese coesive mostrano livelli di investimento superiori rispetto alle non coesive per tutti gli ambiti tecnologi considerati. Entrambe le tipologie di imprese evidenziano una forte attenzione verso cyber security, robotica, big data e analytics, ambiti strategici per rafforzare competitività, sicurezza e capacità decisionale.
I divari più marcati tra imprese coesive e non coesive si registrano in particolare negli investimenti in cyber security (+15 punti percentuali), big data (+11 p.p.) e cloud computing (+7 p.p.).

Tra le tecnologie che stanno maggiormente ridefinendo modelli produttivi, organizzazione del lavoro e dinamiche competitive, un ruolo centrale è assunto dall’Intelligenza Artificiale. Anche in questo caso, le imprese coesive mostrano una maggiore apertura verso l’innovazione: la quota di imprese che già utilizza stabilmente strumenti di IA raggiunge il 31% tra le coesive, contro il 16% delle non coesive.

Come già accennato, forte è anche il legame tra coesione e capacità innovativa. La costruzione di reti collaborative in particolar modo con università, clienti e altre imprese facilita infatti la condivisione di competenze e conoscenze, favorendo lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e modelli organizzativi. Nel triennio 2023-2025, il 56% delle imprese coesive ha investito in R&S, contro poco più del 32% delle non coesive; il divario permane anche nelle previsioni per il 2026-2028.

Gli investimenti in innovazione passano anche dall’acquisizione di capitale fisico, fondamentale per migliorare competitività ed efficienza produttiva. Le imprese con maggiori relazioni mostrano una maggiore propensione ad investire in macchinari, attrezzature, immobili e altri beni materiali rispetto alle imprese non coesive. Nel triennio 2023-2025 la quota di imprese coesive che vi ha investito raggiunge l’87%, contro il 63% delle non coesive.
Pur registrandosi una riduzione delle quote previste per il triennio 2026-2028, il differenziale tra le due tipologie di imprese resta molto ampio: 78% contro 53%.

Il rafforzamento delle competenze appare sempre più centrale nelle strategie delle imprese maggiormente relazionate, che considerano il capitale umano come fattore decisivo per sostenere innovazione, competitività e capacità di adattamento ai cambiamenti tecnologici, ambientali e organizzativi. Non a caso le imprese coesive confermano una propensione agli investimenti nella formazione dei lavoratori significativamente superiore rispetto alle imprese non coesive, sia con riferimento agli investimenti effettuati nel triennio più recente sia rispetto a quelli programmati per il prossimo futuro, con quote peraltro molto simili (87% vs 60% nel primo caso, 89% vs 59% nel secondo).


Analizzando le diverse tipologie di formazione, emerge con chiarezza come le imprese coesive investano in misura superiore rispetto alle non coesive in tutti gli ambiti considerati. Le quote più elevate riguardano l’up-skilling tecnico-professionale, le competenze di base digitali e green e le competenze trasversali.
Il gap maggiore tra le due tipologie di imprese, con circa 20 punti percentuali di stacco, risulta particolarmente ampio negli ambiti formativi più strategici (digitale, green, formazione manageriale). Nel loro insieme, questi dati convergono verso una lettura univoca: le relazioni non sono un effetto collaterale della competitività, ma una delle sue cause strutturali. Le imprese più connesse investono di più, innovano di più, esportano di più e formano di più — non per caso, ma perché l'apertura relazionale genera accesso a conoscenze, risorse e opportunità che le imprese chiuse non raggiungono.
[1] La rilevazione è stata realizzata da Unioncamere - Centro Studi Tagliacarne nei mesi di aprile-maggio 2025 ed è rivolto a un campione di circa 1.200 imprese manifatturiere con un numero di addetti tra 5 e 499.









