Questi dati delineano un sistema produttivo in movimento, ma pongono una domanda: quante sono le imprese che hanno fatto delle relazioni non un comportamento occasionale, ma un modello strutturato di competitività? Nel 2025 le imprese coesive rappresentano il 43,5% delle imprese manifatturiere italiane[1], in crescita di circa 6 punti percentuali rispetto al 37,4% del 2020, anno del Covid, e sostanzialmente in linea con il dato del 2024 (44,0%). Nel corso dell'ultimo quinquennio non cresce soltanto il numero di imprese che adottano un modello coesivo, quelle già coesive costruiscono relazioni sempre più numerose e solide. Il numero medio di legami instaurati è infatti quasi raddoppiato dal 2020 al 2025, un segnale che le imprese non si limitano ad aprirsi alle relazioni, ma le moltiplicano e le consolidano nel tempo. La coesione, in altri termini, diventa più robusta, più stakeholder coinvolti, più connessioni attive, un ecosistema relazionale più denso e difficilmente reversibile.

La coesione, come emerge dai dati, non è una condizione binaria ma un continuum, le imprese si collocano lungo una scala di intensità relazionale che va dall'isolamento alla collaborazione strutturata con una pluralità di soggetti[2]. Il 30,2% delle manifatturiere rientra nella categoria delle imprese debolmente coesive, con relazioni attive con 3 o 4 stakeholder; l'11,8% è mediamente coesivo, con 5 o 6 interlocutori stabili; il 2,4% raggiunge il livello più elevato, quello delle imprese altamente coesive, collaborando strutturalmente con 7 o 8 soggetti diversi.
Il dato forse più significativo riguarda però il potenziale inespresso del sistema. Il 40,2% delle imprese intrattiene già 1 o 2 relazioni strutturate e si trova quindi a un passo dall'ingresso nella soglia coesiva, mentre solo il 16,3% non ha ancora sviluppato alcun legame. Questo significa che oltre la metà delle imprese oggi non coesive ha già le basi relazionali per evolvere verso modelli più aperti e collaborativi, un bacino di potenziale trasformazione che i dati dei prossimi anni permetteranno di misurare.

Tra il 2020 e il 2025 le imprese coesive crescono in maniera trasversale a tutte le classi dimensionali. L’incremento più marcato interessa le piccole imprese, che passano dal 41% al 50%. Anche le microimprese mostrano un rafforzamento della dimensione coesiva, con un aumento di quasi tre punti percentuali (dal 29% al 31%), mentre le medio-grandi imprese consolidano livelli già elevati di relazionalità, raggiungendo il 70%.

Fonte: Unioncamere - Centro Studi Tagliacarne, Fondazione Symbola, 2026
La distribuzione delle relazioni restituisce un quadro coerente, le imprese coesive dominano su tutti i fronti, ma con intensità diversa a seconda dell'interlocutore. Il differenziale è più marcato nelle relazioni con le istituzioni, dove le imprese coesive rappresentano il 90% di quelle che intrattengono quel tipo di legame, e con il mondo del non profit (87%). Seguono le associazioni di categoria e i clienti, entrambi all'83%, e con quote elevate anche le relazioni con altre imprese, scuole, università e banche. Il differenziale si riduce, pur restando maggioritario, nelle relazioni con i lavoratori, il 58% contro 42% delle non coesive, un dato che riflette quanto questo legame sia diffuso trasversalmente nell'intero sistema produttivo. Nel complesso, più che imprese con una rete più ampia, le coesive sono imprese che hanno fatto della varietà delle relazioni una scelta strategica consapevole.

[1] Quota che tradotta in valori assoluti equivale a più di 55 mila imprese. Il dato è tratto da un'indagine del Centro Studi Tagliacarne - Unioncamere realizzata nel 2025 su un campione di circa duemilaquattrocento imprese rappresentative dell'universo delle manifatturiere attive con un numero di addetti compreso tra 5 e 499.
[2] Assumendo come valore soglia il numero medio di relazioni attivate dalle imprese (pari a 2,9), si definiscono coesive le imprese che intrattengono collaborazioni strutturate con almeno tre stakeholder.









