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Un diario di bordo della transizione verde che, attraverso numeri, tendenze e oltre 200 case histories, offre uno strumento di informazione sullo stato di avanzamento della green economy in Italia e nel mondo e i suoi effetti sulla competitività dei sistemi produttivi”. Ecco il Rapporto GreenItaly, promosso dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere

Il passaggio a modelli di produzione e consumo sostenibili e circolari è un  percorso obbligato per affrontare le crisi globali, compresi i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e l’inquinamento, ed è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Una crisi legata a doppio filo a dinamiche ambientali, economiche e sociali. Come dimostrano recenti studi di Bankitalia e la Banca Europea che hanno messo in evidenza la correlazione tra l’avanzare della crisi climatica e l’andamento economico delle imprese e il rischio che “il credito peggiori e la probabilità di default aulenti tanto più la transizione verde viene rallentata e rinviata”.

Ma a che punto siamo? A questa e ad altre domande cerca di rispondere il Rapporto GreenItaly, promosso dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, presentato oggi a Roma, “un diario di bordo della transizione verde che, attraverso numeri, tendenze e oltre 200 case histories, offre uno strumento di informazione sullo stato di avanzamento della green economy in Italia e nel mondo e i suoi effetti sulla competitività dei sistemi produttivi”.

Negli Stati Uniti la campagna per la transizione energetica, avviata nel 2022 con l’Inflaction Reduction Act e una dotazione di 370 miliardi, ai quali si aggiungono i 100 miliardi dell’Ente per la protezione ambientale, delinea i contorni di una nuova politica industriale sulla frontiera strategica dell’economia del futuro. La Cina, ormai leader nella produzione di auto elettriche, batterie e pannelli fotovoltaici, ha annunciato la neutralità carbonica entro il 2060 e sta sviluppando “una nuova finanza verde” per raggiungere questo obiettivo a cui si stima servano 570 miliardi di dollari l’anno.

E ancora. La presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen ha evidenziato come “l’industria delle batterie creerà oltre 800 mila posti di lavoro specializzato nei prossimi due anni”. Per l’industria dell’energia ci sarà bisogno di più di un milione di lavoratori specializzati entro il 2030, il doppio degli attuali.

E l’Italia? Negli ultimi cinque anni 510 mila imprese hanno investito nella green economy e sulla sostenibilità. Un comparto che conta 3 milioni 200 mila occupati, il 14% di tutta la forza lavoro del Paese. Siamo leader nell’economia circolare e abbiamo la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (83,4%), trenta punti percentuali in più rispetto alla media europea e ben superiore a quello di tutte le grandi economie europee,  la Germania (70%), la Francia (64,4%) e la Spagna (59,8%). Non solo. È anche uno dei pochi Paesi europei che dal 2010 al 2020 ha sempre aumentato le sue prestazioni anche con una crescita importante nell’impiego di materia prima seconda nel settori industriali nel biennio 2020-21.

“Non possiamo permetterci le incertezze con cui procede l’attuazione dell’Agenda 2030 – ha detto Ermete Realacci, presidente di Symbola – Pensiamo al ritardo sulle energie rinnovabili. Accelerare gli investimenti nella transizione verde e nelle energie rinnovabili aumenta la stabilità finanziaria, dà forza al made in Italy, riduce i costi a medio termine per famiglie e imprese, rafforza la nostra indipendenza energetica. Siamo una superpotenza europea dell’economia circolare e questo ci rende competitivi e capaci di futuro. Un’economia più a misura d’uomo che punta sulla sostenibilità, sull’innovazione, sulle comunità e sui territori”.

A livello territoriale, il Nord-Ovest si conferma l’area con maggior numero dio attivazioni green (600 mila nel 2022), anche se il tasso di crescita più significativo si registra al Centro (+16% tra il 2021 e il 2022, con 323 mila 590 nuovi contratti green), mentre cresce meno della media nazionale il Mezzogiorno (+11, 2%, 453 mila 620 contratti). A livello regionale, la Lombardia continua a distinguersi come la regione più dinamica, con oltre 421 mila contratti nel 2022. Nelle prime quattro regioni per numero di attivazioni green jobs (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio) si concentra il 52% dei nuovi contratti.

“Il rapporto, con i suoi numeri e le sue storie d’impresa – ha aggiunto Andrea Prete, presidente  Unioncamere – pone in chiara evidenza l’impegno del sistema produttivo italiano nella transizione verde. Grazie ad un trend di investimenti aziendali nella sostenibilità ambientale, che non si è arrestato neanche nei periodi di maggiori difficoltà, da anni siamo tra i Paesi eco leader in Europa. Non sempre, però, le nostre aziende sono messe nelle condizioni di operare al loro meglio. È il caso delle energie rinnovabili, la cui crescita è spesso rallentata da ostacoli burocratici”.

Nel biennio 2020-2021 si è verificato un inatteso “consolidamento delle capacità di riciclo industriale dell’Italia, che ha visto incrementare, in tutti i settori, la quota di materie prime seconde impiegate. Un risultato d’eccellenza per la transizione ecologica e lo sviluppo di un’economia sempre più circolare. Un’economia che sta sviluppando la propria rete anche grazie alla Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, approvato nel 2022, che definisce alcuni obiettivi per la sua attuazione: favorire il mercato delle materie prima seconde; estendere la responsabilità di produttori e consumatori; diffondere pratiche di condivisione; definire azioni e obiettivi al 2040. La strategia entra a pieno titolo nel PNRR, con uno stanziamento di oltre 2 miliardi di euro per migliorare la gestione dei rifiuti e l’economia circolare attraverso un nutrito pacchetto di progetti e riforme.

Un’economia circolare che ha la sua punta di eccellenza nel riciclo dei rifiuti di imballaggio, che ha già superato gli obiettivi europei previsti al 2030. Come ha ricordato Simona Fontana, responsabile del Centro Studi per l’Economia Circolare del CONAI, “la fotografia che il rapporto restituisce del nostro Paese offre un quadro completo di come  si siano fatti importanti passi avanti verso la transizione verde. E più di tutti spicca il primato nella gestione dei rifiuti in generale e di imballaggio in particolare. Vero volano e motore di un’intera filiera che è oggi ai vertici dell’Unione Europea per innovazione, tecnologia e capacità di trasformare i rifiuti di imballaggio da problema a risorsa, perché il riciclo va a braccetto con la de carbonizzazione della nostra economia”.

Collegato da Abu Dhabi, dove è in corso la sessione ministerile  preparatoria della COP28 che si terrà dal 30 novembre al 12 dicembre prossimi a Dubai, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha  sottolineato “l’importanza che assume in questo momento l’economia verde per lo sviluppo della nostra economia. L’Italia sta investendo risorse significative e competenze di alto livello per sostenere la transizione ecologica ed energetica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono tutte le possibilità e le  opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro . Abbiamo le nostre miniere di materie prime seconde che dobbiamo utilizzare per ridurre la dipendenza da materie prime. Occorre   l’apporto di tutte gli attori in campo: istituzioni, aziende, cittadini”.

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Un'economia a misura duomo contro le crisi. Il Rapporto Green Italy | Formiche

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