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di Domenico Sturabotti e Tiziano Rugi

Come evolverà il settore delle rinnovabili da qui al 2030? Che peso avranno le rinnovabili nel mix energetico? Assisteremo ad uno sviluppo lineare oppure dobbiamo attenderci una crescita esponenziale? Come si riadatteranno le industrie dei combustibili fossili?

La IEA ogni anno pubblica il World Energy Outlook, in cui fa il punto sul mondo dell’energia rispetto all’anno precedente: all’interno ci sono dati interessanti sugli investimenti e la diffusione a livello mondiale delle fonti di energia rinnovabile. Ebbene, i risultati del 2023 sono stati senza dubbio eclatanti. Il balzo in avanti delle rinnovabili ha superato le aspettative degli esperti ed è tanto più straordinario se si considerano gli ostacoli che hanno dovuto superare.

Nel 2023 abbiamo assistito a una tensione sulle catene di fornitura dei pannelli fotovoltaici che rischiava di rallentare le nuove installazioni. Al tempo stesso, l’inflazione da un lato ha fatto lievitare i costi in sé delle materie prime, mentre l’innalzamento dei tassi di interesse e il conseguente aumento del costo del denaro, deciso dalle banche centrali per contrastare il fenomeno inflativo, ha influito negativamente sui prezzi e sugli investimenti. Eppure, invece di un rallentamento, c’è stata una crescita senza precedenti. La Cina è stata la potenza trainante, con il 60 per cento delle nuove installazioni, ma ottimi risultati sono stati raggiunti anche da Europa e Stati Uniti.

Il mercato a livello mondiale è in esplosione. A livello di volumi di investimento le rinnovabili hanno superato tutte le altre fonti energetiche, compreso l’oil and gas. Il motivo è semplice: si sono dimostrate sostanzialmente la maniera più economica di generare energia per ragioni tecnologiche. Finalmente hanno vinto la battaglia del prezzo e sono in qualsiasi regione del mondo la fonte energetica più a buon mercato, più facilmente installabile e non richiedono know how particolari a livello imprenditoriale per avviare un’impresa.

C’è un altro trend, confermato dai dati della IEA. A fronte del boom delle rinnovabili, la domanda di energia elettrica cresce a velocità doppia rispetto alla domanda di energia mondiale: questo significa che i consumi energetici globali si stanno elettrificando. Le ragioni sono da una parte economiche, visto che il vettore elettrico diventa sempre più a buon mercato, dall’altra sostenute dall’altra grande transizione, quella digitale, poiché elettrico e digitale sono facilmente integrabili e uno aiuta l’altro a svilupparsi nelle nostre economie.

Quale tra le attuali tecnologie rinnovabili registrerà il maggior sviluppo da qui al 2030 e per quali motivi? Dove ritiene, invece, che ci si stia muovendo troppo lentamente?

Il fotovoltaico e l’eolico rappresenteranno il 95% della crescita mondiale delle rinnovabili, grazie a costi di generazione inferiori rispetto alle alternative fossili e non fossili. Proprio per questo motivo, da qui al 2030 saranno le fonti di energia a crescere maggiormente. L’Italia nel piccolo riflette questo trend e vede un’impennata importante di rinnovabili installate, in particolare concentrata sull’energia solare. L’Italia, inoltre, ha una sua peculiarità che la rende un’avanguardia rispetto alle altre nazioni del mondo, ovvero il fotovoltaico diffuso, di piccole dimensioni, che sta diventando un trend anche altrove.

Guardando al prodotto come cambieranno le tecnologie rinnovabili? Tra le tecnologie emergenti, quali sono quelle destinate a prevalere da qui al 2030 e dove si stanno sviluppando?

Chi investe oggi sa bene che le due fonti energetiche più gettonate, eolico e fotovoltaico, sono in continua evoluzione, come dimostra il caso della 3Sun in Italia, che ha realizzato la tecnologia più avanzata al mondo per quanto riguarda l’efficienza dei pannelli fotovoltaici. La rapidissima evoluzione, al tempo stesso, non permette a nessuno di rilassarsi: non siamo ancora arrivati all’asintoto nell’evoluzione tecnologica e assisteremo a nuovi e ulteriori miglioramenti legati alla tecnologia di queste due fonti di energia.

Per il momento, vista la costante riduzione dei costi nel tempo e il miglioramento delle performance e della produttività, non c’è nessun’altra energia rinnovabile con un potenziale paragonabile a fotovoltaico ed eolico e la situazione resterà invariata per almeno i prossimi quindici anni. Nel mentre l’energia elettrica prodotta dal moto marino stenta a decollare per problemi tecnologici molto seri e difficilmente si riuscirà nel breve temine a superarli, sebbene la ricerca prosegua, perché riuscirci sarebbe evidentemente una disruption viste le potenzialità offerte dal mare.

Come cambieranno i modelli di business del settore? Rileva delle convergenze tra il settore energetico e altri settori?

Gli investimenti sono ormai “in the money”, convenienti. Non c’è più dunque una necessità di sovvenzioni o incentivi statali: le fonti rinnovabili sono perfettamente inserite nell’attuale sistema e la finanza si muove di conseguenza. Quello che naturalmente è importante è articolare un modello di business che sia finanziabile e l’imprenditore possa dimostrare a chi presta denaro che l’investimento iniziale sia remunerativo nel tempo.

I cambiamenti saranno nei modelli di business a valle, in seguito allo stravolgimento nei sistemi elettrici ed energetici mondiali per effetto della caratteristica delle fonti rinnovabili di garantire moltissima energia a un costo marginale nullo. Le regole del mercato dovranno adattarsi di conseguenza alla nuova realtà caratterizzata da un crollo dei prezzi modificando l’assetto: nel nuovo scenario non sarà facile spiegare ai cittadini il motivo per cui devono pagare un’energia il cui costo marginale è tendente allo zero, basandosi sul prezzo segnato dalle sempre più marginali fonti fossili. L’adeguamento del mercato deve, perciò, andare nella direzione di contratti nelle forniture di energia a medio-lungo termine a costo stabilmente basso e non soggetto ad oscillazioni, a differenza di come avveniva con il gas, e contratti per differenza, in modo da mostrare il beneficio economico immediato e nel tempo delle fonti rinnovabili. In Europa e in Italia ci stiamo muovendo in questa direzione.

Inoltre, la progressiva e ineluttabile elettrificazione, nei trasporti e nelle abitazioni, cambierà profondamente la curva dei consumi di energia elettrica di un sistema che diventa più volatile dal lato della domanda di energia elettrica, mentre l’aumento della percentuale di fonti rinnovabili nel mix energetico crea maggiore volatilità anche dal lato della fornitura, a causa della minore programmabilità. Perciò sarà fondamentale lo stoccaggio di energia a breve e medio termine, con il ricorso alle batterie: nei prossimi anni è facile prevedere un boom in tutto il mondo, Italia compresa, del business nel campo degli accumuli.

Inoltre, sarà indispensabile garantire maggiore flessibilità alle reti elettriche, e anche qui si aprono nuove possibilità di business. Ad esempio, in seguito alla convergenza tra le fonti rinnovabili e l’elettrificazione dei trasporti, sarà possibile mettere la batteria dell’automobile, quando non è utilizzata, a disposizione della rete elettrica, in modo da stabilizzarla. Con il vehicle to grid ci saranno opportunità di guadagno per chi gestirà i servizi e per gli stessi cittadini proprietari delle automobili elettriche.

Quale ruolo sta avendo e avrà il digitale in questa trasformazione? Sia a livello di servizi che di nuovi attori economici (ad esempio ipotizzando piattaforme per lenergia, energy as a service”, centrali elettriche virtuali). In particolare tra le diverse tecnologie quali tra queste avranno maggiore impatto, e in quale ambito: intelligenza artificiale, Blockchain, internet delle cose, big data, smart grid, robotica?

L’intelligenza artificiale ha un enorme potenziale per la rete elettrica: una miniera di dati e informazioni e continuamente ripetitiva, con cicli identici ogni 24 ore. Grazie all’intelligenza artificiale sarà più facile prevedere la domanda elettrica dei giorni successivi in relazione alla produzione proveniente da fonti rinnovabili, e tanto più precisa sarà la risposta, tanto maggiore sarà l’efficienza del sistema.

Per quanto riguarda, invece, ipotesi come lo sviluppo delle cosiddette centrali elettriche virtuali, non vedo una grossa utilità, perché il mercato elettrico è già di per sé una piattaforma ben funzionante e soluzioni del genere si limitano a creare piattaforme più piccole in un sistema a piattaforma pervasivo: ma per la teoria economica, tanto più è grande una piattaforma, tanto più è efficiente il suo funzionamento e per questa ragione tutti gli esperimenti del genere finora non hanno avuto grossa fortuna.

Laccelerazione delle rinnovabili evidenzia lemergere di nuovi attori, dai cittadini che da semplici consumatori di energia diventano produttori o in produttori attori nello stoccaggio di energia, oppure attori a valle della filiera nasceranno imprese legate al fine vita dei prodotti che ne rigenereranno o ricicleranno materia. Vede altri attori emergenti nella filiera?

Lo sviluppo di certi modelli di business dipende dalla struttura della rete e dall’assetto del sistema regolatorio. In Italia, ad esempio, è stata introdotta la normativa sulle comunità energetiche, che è un modo molto intelligente di generare energia elettrica autonomamente e distribuirla all’interno di un sistema, purché tutti gli utenti siano allacciati alla stessa cabina primaria di distribuzione, ed ha anche una valenza educativa nei confronti dei cittadini, promuovendo la coscienza nei consumi energetici e la necessità di evitare gli sprechi.

A un livello ancora più basilare, c’è l’autoproduzione: ha cominciato a diffondersi nei mesi successivi all’invasione russa dell’Ucraina, quando l’aumento dei prezzi del gas ha spinto molte aziende a emanciparsi dai combustibili fossili. Dal 2020 a oggi, sull’onda delle esperienze negative legate al costo dell’energia e alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili, il nuovo sistema si è subito radicato per la convenienza economica e dobbiamo aspettarci un’espansione a livello globale ancora per molti anni a venire. Questo ha aperto le porte alla nascita di nuove filiere e di aziende specializzate nel fornire ai privati gli strumenti per installare le rinnovabili e gestirle nella maniera adeguata. Assisteremo dunque ad una crescente disintermediazione nel settore energetico, con numerosi soggetti che da semplici consumatori diventano produttori di energia, senza bisogno di intermediari.

Per i grandi player dell’energia non è, tuttavia, un pericolo, ma una grande opportunità. Se avranno la lungimiranza di comprendere che aiutare e sostenere i clienti nell’autoproduzione non significa perderli, ma aprire un nuovo rapporto economico, più orientato sui servizi, genereranno nuove redditività. Inoltre, c’è un limite oltre cui l’autoproduzione non può arrivare e perciò i cittadini continueranno senz’altro ad avere bisogno di un’integrazione di energia. I grandi player con una posizione integrata lungo la catena del valore, reti di distribuzione e un’offerta adeguata di servizi ai clienti sono in grado di adattarsi al cambiamento. Chi resterà solo produttore di energia avrà, invece, una maggiore esposizione al rischio.

Come cambieranno le tecnologie legate alle rinnovabili dal punto di vista del design e delle soluzioni. Vede una maggiore integrazione con prodotti edilizi o manifatturieri? Questa integrazione si farà sempre più stretta tanto da cambiare il volto di prodotti, abitazioni o addirittura città nei prossimi dieci-venti anni?

Il discorso dell’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici penso sia un aspetto legato più alla prima fase di sviluppo di queste fonti di energia, in cui si cercava di camuffarle nella speranza di nascondere dalla vista le installazioni. Ci sono ragioni fisiche e tecnologiche, tuttavia, per cui i pannelli solari o le pale eoliche sono costruiti oggi in una certa maniera: è il modo più efficiente possibile per produrre energia, cambiarlo significherebbe influire negativamente sui costi o sulla produttività.

Nel tempo le tecnologie acquistano la loro forma definitiva in ragione della loro funzionalità e come è successo con l’elettronica di largo consumo, alla fine il design lo accetta integrandolo nella nostra esistenza quotidiana, e ciò che prima appariva strano diventa normale agli occhi di tutti. È quello che sta succedendo oggi con le fonti rinnovabili: nessuno si sorprende più a vedere dei pannelli fotovoltaici installati sul tetto di una casa e non c’è più bisogno di camuffarli nelle tegole.

Quali nuove professionalità vede emergere nel settore? Il fine vita è sicuramente un campo di intervento sterminato. Ritiene nasceranno altre figure professionali? Quali saranno le figure professionali chiave? E che diffusione stanno avendo e quale avranno nel mercato del lavoro da qui al 2030?

La transizione energetica genera posti di lavoro. Non solo nuove professionalità, ma numericamente più addetti, in particolare per le installazioni diffuse che si porta dietro. In Italia c’è ancora scarsità di manodopera adeguata, mentre la domanda continuerà a crescere almeno per una decina di anni: c’è, perciò, la necessità di tecnici specializzati per le installazioni di campi fotovoltaici, per l’allacciamento alla rete elettrica, ma anche nel settore degli accumuli e delle batterie.

E poi ci sono le nuove professionalità legate alla convergenza tra il digitale e le fonti energetiche, incluso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Quanti lavoratori oggi hanno le competenze necessarie? Pochi, molto pochi, e oltretutto si tratta di competenze interdisciplinari in cui si incrociano conoscenze ingegneristiche, digitali e da operai specializzati. Per questo andrà continuamente formata nuova manodopera: tuttavia sono ambiti in cui l’Italia tradizionalmente ha un elevato know how e sono convinto non ci saranno problemi nel percorso. A patto, naturalmente, di esserne consapevoli.

Da qui al 2030 quali barriere allo sviluppo delle rinnovabili la preoccupano di più e perché?

Se a livello finanziario le barriere sono cadute e non c’è alcun problema di accesso ai finanziamenti, quello che ancora non è risolto è il percorso accidentato per l’ottenimento dei permessi e delle connessioni alla rete, con tempi di attesa troppo lunghi, soprattutto in Italia e in Europa. È oggi uno dei principali ostacoli a un’ulteriore accelerazione delle fonti rinnovabili. Un altro notevole collo di bottiglia lungo il percorso è legato al mercato del lavoro: se mancano le figure professionali indispensabili per gestire la transizione energetica, è inevitabile un rallentamento del trend di crescita.

In questa riorganizzazione del sistema che ruolo può giocare l’Italia, soprattutto in quali segmenti può giocare la sua partita?

L’Italia nelle rinnovabili ha avuto un ruolo importante perché attraverso l’Enel è stata una dei Paesi leader nei primi quindici anni di sviluppo. Nonostante sia una nazione piccola a livello di esigenze energetiche, ci è riuscita esportando all’estero conoscenze imprenditoriali, manifatturiere e tecnologia. Quando Enel ha rilanciato con lo stabilimento 3Sun a Catania, ha dato all’Unione europea il più grande impianto di produzione di pannelli fotovoltaici, peraltro realizzati con una nuova tecnologia molto efficace e innovativa.

L’importante è continuare a guardare al mondo puntando sull’export e non lavorare solo per la domanda del mercato italiano, perché non ha una massa critica necessaria per diventare un Paese significativo a livello mondiale. L’esempio di Catania è indicativo di un’altra opportunità: far tornare in patria con lo sviluppo e la ricerca talenti emigrati all’estero e attrarne di nuovi dal resto del mondo.

Il ruolo dell’Italia può essere notevole anche nella tecnologia delle batterie, dello storage termico, dello stoccaggio di energia a medio-lungo termine, come dimostrano i casi di Magaldi nello storage con la sabbia e Energy Dome nello stoccaggio di energia. Non è un Paese a cui manca di know how, ma a volte pecca nella consapevolezza delle proprie potenzialità nella transizione energetica. La mancanza di un sistema strutturato per fare crescere questi germogli è l’unica zavorra per l’Italia: c’è un importante incubatore di Cassa Depositi e Prestiti, ma va rafforzata l’ambizione di potere essere, noi italiani, importanti protagonisti della grande impresa della transizione energetica in corso nel mondo.

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