L'incontro. Peri "Dialoghi di Archeologia Archile t turaArte Paesaggio", domani la lectio di Usai all'ex Regio Museo di Cagliari Valore improduttivo I numeri paradossali della cultura sarda Un patrimonio immenso e inattivo: l'Isola ha i risultati peggiori d'Italia La cultura italiana vale 115,8 miliardi di euro, dà lavoro a unmilione e mezzo di persone e continua a crescere. In Sardegna, però, i numeri non raccontano la stessa storia. A mancare non è certo il patrimonio, è evidente, ma è altrettanto evidente come questo fatichi a diventare un sistema produttivo. Secondo "Io sono cultura 2026", il rapporto di Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte, nell'Isola il settore culturale e creativo genera 1,15 miliardi di valore aggiunto, appena il 2,9 per cento dell'economia regionale, contro il 5,7 per cento nazionale. Ultima tra le venti regioni italiane, benché il precedente rapporto registrasse una crescita del 7,5 per cento del valore aggiunto.La prima e più grande contraddizione è tutta qui: la Sardegna dispone di un patrimonio diffuso, ma la sua ricchezza culturale e quella economica non coincidono. Conta allora non solo quanto investiamo, ma come e con quali risultati dura turi.È su questo terreno che si colloca "Economia della cultura: due sostantivi da declinare per uno sviluppo sostenibile, la lectio magistralis di Stefano Usai, professore ordinario di Economia applicata all'Università di Cagliari, in programma domani alle 18 nella Sala Ferruccio Barreca dell'ex Regio Museo, in piazza Indipendenza 4 a Cagliari. L'incontro, curato da Maria Antonietta Mongiu e Francesco Museolino, fa parte dei Dialoghi di Archeologia Architettura Paesaggio. Già direttore del CRENoS, Usai studia sviluppo regionale, innovazione e conoscenza. L'ultimo miglio Quanto vale la cultura, e chi decide come misurarla?11 prezzo di un biglietto non dice molto del valore di un museo, né i conti di una biblioteca ne misurano la funzione sociale. L'economia della cultura nasce anche da questo scarto tra costo e beneficio, tra ciò che si può vendere e ciò che una comunità riceve senza poterlo mettere a bilancio. Per questo il sostegno pubblico non può dipendere dai soli ricavi, né finanziare un'attività ne garantisce l'efficacia. La nostra isola mette suo malgrado a nudo il problema: avere un sito archeologico non significa renderlo accessibile, restaurare un edificio non implica avergli restituito una funzione, organizzare un festival non equivale a creare una nera capace di lavorare durante tutto l'arino. Tra patrimonio e sviluppo servono servizi, competenze e pubblico. Usai lo affronta attraverso il concetto di "activation capacity", la capacità di trasformare risorse culturali già presenti in partecipazione, lavoro, impresa e valore sociale. Conta meno il numero dei beni della qualità delle relazioni costruite intorno a essi.La cultura, inoltre, non coincide con il turismo. Una recente ricerca cui ha contribuito lo stesso docente esamina la concentrazione geografica delle industrie culturali e creative italiane e il suo rapporto conia produttività. La vicinanza tra imprese e professionisti può favorire scambi, specializzazione e nuove opportunità. In questo senso un territorio non diventa culturalmente produttivo per il semplice accumulo di eventi, ma quando riesce a creare continuità. Strategie Il rapporto S3rmbola offre un altro indizio: a livello nazionale il comparto più rilevante del nucleo culturale è quello dei software e videogiochi. La cultura, dunque, non abita soltanto nei musei e nei teatri: attraversa tecnologie, comunicazione, editoria, design, audiovisivo. Resta allora una questione di scelte. Conservare il patrimonio è necessario, ma conservarlo non significa attivarlo, e finanziare iniziative isolate non equivale a costruire politiche culturali. Occorrono istituzioni capaci di collaborare, servizi che rendano i luoghi vivibili e accessibili, investimenti che sostengano competenze e reti nel tempo. La Sardegna non deve inventarsi un passato da valorizzare: ne possiede già uno, vastissimo. La sfida e decidere quale presente, e quale futuro, costruirgli attorno.







