La distribuzione territoriale delle imprese coesive conferma quanto la letteratura sui distretti industriali, da Marshall a Becattini, aveva già teorizzato. La coesione non è distribuita uniformemente nello spazio, ma è più forte dove esistono ecosistemi produttivi maturi, reti di relazioni sedimentate e capitale sociale diffuso. La maggiore concentrazione si registra nelle regioni settentrionali, che ospitano il 66,4% delle imprese coesive, con una fortissima concentrazione in sole tre regioni: Lombardia (25,0%), Veneto (15,2%) ed Emilia-Romagna (12,0%).
Tuttavia, la diffusione della coesione interessa in misura crescente anche altre aree del Paese, a testimonianza di come la qualità delle relazioni stia assumendo un ruolo sempre più centrale per la competitività delle imprese indipendentemente dal contesto geografico.

L’incidenza delle imprese coesive sul totale delle imprese regionali mette in evidenza differenze territoriali significative nella diffusione dei modelli imprenditoriali fondati sulla relazionalità. Le sette regioni che registrano una quota superiore alla media nazionale (43,5%) sono tutte del Nord. Tra queste, il Trentino-Alto Adige si colloca al primo posto (con 57 imprese coesive manifatturiere ogni 100). Seguono con quote intorno al 49% la Valle d’Aosta (la quale, tuttavia, si posiziona all’ultimo posto della graduatoria nazionale in termini assoluti), l’Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia. L’incidenza di imprese coesive è altresì molto elevata in Veneto (48,0%), Lombardia (46,2%) e Piemonte (45,5%).
Di contro, chiudono la graduatoria la Sicilia (34,9%), la Calabria (34,6%) e la Basilicata (27,7%).

L’analisi è stata condotta anche su base provinciale, considerando che il livello di coesività dipende in larga misura dalla rete di relazioni che l’impresa sviluppa con i soggetti presenti nel contesto territoriale in cui opera. Le province con la maggiore concentrazione di imprese coesive sono localizzate soprattutto nel Nord. Ai primi posti della graduatoria figurano Bolzano/Bozen, Asti, Modena, Cuneo, Rimini, Biella, Rovigo, Trento, Bergamo, Vercelli.
Coerentemente con la distribuzione regionale, le province che registrano una minore incidenza di imprese coesive appartengono prevalentemente al Centro-Sud del Paese. Tra queste troviamo nelle ultime posizioni della classifica, Caserta, Palermo, Trapani, Catanzaro, Messina, Reggio di Calabria, Potenza, Matera, insieme a Imperia e Rieti.

Le pagine che seguono esplorano il rapporto tra la diffusione delle imprese coesive e fattori di contesto che definiscono la qualità sociale e culturale dei territori. L'obiettivo non è dimostrare un nesso causale, ma individuare correlazioni significative che aiutino a capire in quali ecosistemi territoriali la coesione imprenditoriale tende a radicarsi con maggiore intensità, una prospettiva, come già richiamato, coerente con la lezione di Mokyr.
L'analisi mette in correlazione la diffusione delle imprese coesive con quattro dimensioni lette a scala territoriale: fiducia, relazione, cura e apertura al cambiamento. Ciascuna è osservata attraverso indicatori specifici: la fiducia attraverso la responsabilità civica, rappresentata dalla raccolta differenziata; la relazione attraverso la qualità dei legami sociali, rappresentata dalla soddisfazione delle relazioni amicali; la cura attraverso la partecipazione alle attività di volontariato; l'apertura al cambiamento attraverso la partecipazione culturale. Si tratta di una prima esplorazione - altri sarebbero gli indicatori necessari a completare la lettura - il cui affinamento sarà oggetto di approfondimento nelle prossime edizioni della ricerca.
Le evidenze che emergono mostrano come nei territori caratterizzati da livelli più elevati di partecipazione, relazioni sociali solide, attenzione alla comunità e apertura culturale si osservi frequentemente anche una maggiore presenza di imprese coesive.[1]

L’impegno attivo verso l’ambiente rappresenta uno degli indicatori considerati per individuare il livello di fiducia nei territori. Le regioni con tassi più elevati di raccolta differenziata mostrano anche una maggiore diffusione di imprese coesive. Ciò riguarda in particolare le regioni del Nord Italia, tra cui Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Piemonte. Al contrario, nelle regioni in cui la raccolta differenziata risulta meno sviluppata si rileva anche una minore presenza di imprese coesive, come accade in tutte le regioni del Sud, con l’eccezione della Sardegna (si veda il grafico a dispersione riportato di seguito).

Anche la soddisfazione per le relazioni amicali appare correlata alla presenza di imprese coesive sul territorio. Le regioni caratterizzate da una maggiore diffusione di imprese coesive sono anche quelle in cui si registrano livelli più elevati di soddisfazione nei rapporti interpersonali. In particolare, le regioni del Nord, ad eccezione della Liguria, si collocano prevalentemente nelle aree del grafico con valori più alti per entrambi gli indicatori, mentre tutte le regioni del Sud, oltre al Lazio, mostrano livelli inferiori sia sul fronte della coesione imprenditoriale sia su quello della soddisfazione relazionale.

La partecipazione culturale rappresenta un indicatore significativo di apertura al cambiamento. Dall’analisi emerge una relazione positiva tra la diffusione delle imprese coesive e i livelli di partecipazione ad attività culturali, quali visite a musei e mostre, spettacoli, concerti o eventi culturali. Su questo fronte, le regioni del Nord Italia si posizionano nel quadrante caratterizzato da valori più elevati per entrambi gli indicatori, evidenziando un contesto territoriale dinamico sia sotto il profilo economico sia sotto quello della partecipazione sociale e culturale. Al contrario, tutte le regioni del Sud, oltre alla Liguria e all’Umbria, tendono a posizionarsi nei quadranti con livelli più contenuti sia di partecipazione culturale sia di presenza di imprese coesive.

Tra gli indicatori che misurano la propensione di una comunità alla cura, il volontariato è forse il più diretto, perché spiega quanto le persone sono disposte a investire tempo ed energie nel bene collettivo senza attendersi una contropartita. Dall’osservazione del grafico emerge come le regioni con una maggiore presenza di imprese coesive registrino anche livelli più elevati di coinvolgimento in attività di volontariato. Ancora una volta, le regioni del Nord Italia occupano prevalentemente il quadrante caratterizzato dai valori più alti per entrambi gli indicatori, mentre quasi tutte le regioni meridionali, ad eccezione della Basilicata, si collocano nelle aree con livelli più contenuti.

Nei territori caratterizzati da un elevato numero di imprese coesive si registra inoltre una più elevata partecipazione delle donne al mercato del lavoro così come vi è una maggiore diffusione di misure di sostegno economico per la conciliazione tra vita privata e lavoro che rappresenta indubbiamente un indicatore significativo dell’attenzione delle imprese al benessere dei lavoratori e alla qualità delle loro condizioni lavorative.
[1] Le analisi illustrate nelle pagine a seguire sono state condotte prendendo in esame l’incidenza delle imprese coesive sulle imprese manifatturiere con più di 5 e meno di 500 addetti, secondo la metodologia di stima precedentemente descritta; la stessa è stata messa in correlazione con alcuni tra gli indicatori BES – Benessere Equo e Sostenibile 2024 (ISTAT), quali la soddisfazione per le relazioni amicali, la partecipazione culturale fuori casa e le attività di volontariato. I dati sulla raccolta differenziata, invece, sono stati ripresi da ISPRA e fanno riferimento sempre al 2024. Tutti i dati sono stati indicizzati con indice Italia=100.









