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Dalla didattica a distanza alla spesa online, l’eccezionale situazione dovuta alla pandemia ha reso ancora più chiara la drammatica situazione del divario digitale in Italia. Il paradosso è che a scuole sprovviste di computer, associazioni e famiglie che non si possono permettere un pc, si contrappongono aziende che si sbarazzano dopo solo qualche anno di dispositivi ben funzionanti ma obsoleti per le proprie attività. Questo fa sì che nell’era dell’Information Technology ci troviamo di fronte a discariche colme di apparecchiature elettriche ed elettroniche funzionanti ma considerate già rifiuto.

Recuperare computer e stampanti che stanno per essere dismessi da privati o da aziende, ricondizionarli e consegnarli perfettamente funzionanti a famiglie in difficoltà o associazioni è la mission del Banco Informatico Tecnologico e Biomedico (BITeB) di Milano.
Questo circuito virtuoso, non offre vantaggi solamente a chi riceve i Pc e le stampanti, ma anche a chi li dona e all’ambiente. Donando i Pc al BITeB, quindi, si intercetta ciò che viene dismesso e considerato rifiuto prima che venga smaltito, in questo caso un rifiuto speciale, valorizzando prodotti ancora nel pieno della loro vita utile e eliminando una voce di spesa non indifferente per i donatori. Nel 2020, con gli studenti impegnati nella didattica a distanza e i detenuti impossibilitati a ricevere visite, il BITeB ha donato più di 1000 computer a scuole, famiglie in difficoltà e carceri, dopo che ne era stata verificata la funzionalità e curato il ripristino da parte degli informatici volontari del Banco.

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