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Cambiare modelli di sviluppo (e le città) per rendere la crescita sostenibile Al Politecnico di Milano con il mondo del non profit. Moreno (Sorbona): «Prossimità al centro» di Valeria Sforzini 11 cambiamento al centro e l'università come motore: parte da questo presupposto l'evento «Change» organizzato dal Politecnico di Milano e «Pianeta 2030», l'inserto del Corriere della Sera che si occupa di ambiente, tenutosi ieri nella sede Bovisa dell'Ateneo. Sono gli stessi atenei a dare il buon esempio: «La sostenibilità è la chiave di volta dei nostri tempi se intesa come "prendersi cura di quello che ci circonda" ha detto nel suo discorso di apertura Donatella Sciuto, rettrice dell'università milanese -. Come Politecnico possiamo dare il nostro contributo. Anche guidando con il nostro esempio». Tecnologia e capitale umano sono gli strumenti di transizione, anche in una fase storica complessa come quella attuale: «II mondo è sottoposto a choc continui che stanno diventando la normalità, ha commentato il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana -, ma anche ora che ci siamo scoperti fragili, non possiamo frenare quello che stiamo facendo per temi così importanti come la transizione ecologica, energetica e i temi sociali». E stata questa l'occasione per presentare il Piano strategico di sostenibilità realizzato dal Politecnico che, come ha spiegato Alessandro Perego, vicerettore per lo Sviluppo sostenibile e l'impatto, vuole cogliere diverse ambizioni: «unire le missioni dell'ateneo a un impatto positivo sulla società». Gli effetti dell'impegno e della ricerca si possono vedere su piani differenti. Di mobilità sostenibile ha parlato Edoardo Vigna, moderatore dell'evento e responsabile di «Pianeta 2030», con Carlos Moreno, architetto urbanista teorico della «città dei 15 minuti» e direttore scientifico del laboratorio Eti, Entrepreneurship territory innovation dell'Università Sorbona di Parigi; Daniele Rocchi, vicerettore del Politecnico per il trasferimento tecnologico e i rapporti con le imprese e Mario Grosso, delegato ai Rapporti con le reti accademiche per la sostenibiità. «Dobbiamo passare a una vita urbana decarbonizzata per creare a un'interazione sociale più frequente», ha detto Moreno. «La prossimità deve essere al centro». Seguendo le parole chiave «inclusione» e «bellezza», di progettazione urbana al servizio delle comunità hanno discusso, dal Politecnico: Emilio Faroldi, prorettore vicario con delega allo sviluppo e alla valorizzazione degli spazi di ateneo e Mara Tanelli delegata alla diversità e all'inclusione, con Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola. «Bisogna avere la percezione di un destino comune», ha spiegato Realacci, che ha aggiunto: «la transizione richiede tecnologia, ma anche la creazione di una sfida collettiva». Ma l'impegno comune travalica i confini degli atenei, delle città e dei Paesi e li mette in dialogo. Per discutere di innovazione sociale sono intervenuti: Carolina Pacchi, vicerettrice per i rapporti istituzionali e con il territorio, Emanuela Colombo, delegata alla science diplomacy, Padre Giulio Albanese, direttore della comunicazione della diocesi di Roma e Licia Casamassima, responsabile partnership e programmi di Azione contro la fame. «Ci sono diverse tipologie di diplomazia, non solo quella fatta dagli ambasciatori, ma anche quella fatta da noi ha detto Colombo La scienza diventa uno strumento per abbattere barriere». A chiudere l'evento, Stefano Massini, scrittore e drammaturgo, che nel suo monologo finale ha messo al centro il ruolo della tecnologia, che non deve essere vista come un limite: «L'essere umano ha sempre avuto paura di ciò che in teoria nasceva per aiutarlo».

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Cambiare modelli di sviluppo (e le città) per rendere la crescita sostenibile - Valeria Sforzini | Corriere della Sera

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