Per Ferrero, la relazione con il terzo settore ha rappresentato un fattore competitivo strategico, perché ha consentito di costruire filiere più resilienti, trasparenti e sostenibili nel lungo periodo. Nel mercato del cacao la competitività non dipende solo dall’accesso alla materia prima, ma anche dalla stabilità delle comunità agricole, dalla tutela dei diritti dei bambini, dalla resilienza climatica e dalla capacità di rispondere a standard sempre più elevati in materia di sostenibilità e due diligence.
Per affrontare sfide così complesse servivano competenze che non appartengono solo all’impresa. È qui che l’intelligenza sociale del terzo settore diventa decisiva. Ne è un esempio il programma sviluppato con Save the Children nell’Haut-Sassandra, in Costa d’Avorio. La partnership è nata dalla consapevolezza che il lavoro minorile nel cacao è un fenomeno complesso, legato a povertà rurale – nella regione dell’Haut-Sassandra il tasso supera il 59% e quasi un quarto dei bambini è coinvolto in lavori pericolosi – vulnerabilità economica, accesso limitato all’educazione e fragilità dei sistemi di protezione sociale.
La risposta è stata un approccio integrato, capace di intervenire su educazione, sensibilizzazione delle famiglie, rafforzamento delle comunità e opportunità economiche per giovani e famiglie vulnerabili. Save the Children ha portato una conoscenza specifica dei sistemi di protezione dell’infanzia, dell’educazione, del coinvolgimento delle comunità e della gestione dei casi vulnerabili, mentre Ferrero ha messo a disposizione conoscenza della filiera, relazioni con cooperative e fornitori, tracciabilità, capacità di investimento e visione industriale di lungo periodo.
Insieme, queste competenze hanno permesso di agire contemporaneamente su più livelli e di affrontare non solo gli effetti, ma le cause profonde del lavoro minorile. Il progetto ha infatti combinato sviluppo comunitario, sistemi di protezione dell’infanzia, accesso all’educazione, sostegno economico alle famiglie e formazione dei giovani. L’elemento distintivo della partnership è stato proprio l’approccio integrato e sistemico, che ha collegato comunità, famiglie, fornitori, istituzioni locali e investimenti pubblici e privati per generare cambiamenti strutturali e duraturi.
Tra il 2020 e il 2025, il programma nell’Haut-Sassandra ha coinvolto 65 comunità agricole, con un investimento di oltre 8 milioni di euro e più di 40.000 beneficiari diretti, tra cui oltre 18.000 bambini. Nel 2025 la partnership è stata rilanciata con un nuovo programma da quasi 20 milioni di euro. Il progetto ha sostenuto oltre 3.500 bambini fuori dal sistema scolastico attraverso classi ponte e reinserimento educativo, quasi 2.000 casi di vulnerabilità o di sfruttamento infantile sono stati identificati e presi in carico, e 65 comitati comunitari di protezione dell’infanzia sono stati creati o rafforzati. Sono stati inoltre creati gruppi di risparmio comunitario e attività generatrici di reddito, con particolare attenzione all’empowerment femminile.
Lo stesso principio – rafforzare le comunità per rendere più sostenibile la filiera – ha guidato anche l’impegno di Ferrero in Ghana, dove l’azienda ha partecipato alla Wassa Amenfi Cocoa Landscape Initiative, un progetto sostenuto da Danida e sviluppato insieme a organizzazioni come Preferred by Nature, Solidaridad West Africa e Rikolto per contrastare deforestazione e povertà nelle aree del cacao attraverso agroforestazione sostenibile, resilienza climatica e supporto agli agricoltori verso modelli di produzione “deforestation-free”.
La logica di fondo è stata la stessa: Ferrero è giunta alla consapevolezza che una filiera è sostenibile solo se anche le comunità che la sostengono sono più forti e resilienti. Da qui nasce l’idea che una filiera del cacao più giusta, più trasparente e più stabile non sia soltanto un obiettivo di responsabilità sociale, ma anche una leva competitiva molto potente. In questo percorso, la coesione con il non profit ha rappresentato un fattore decisivo, capace di facilitare e rafforzare l’azione di entrambi i soggetti.
Il terzo settore ha potuto intervenire con maggiore continuità, risorse e profondità nelle comunità produttrici e questo per Ferrero ha significato ridurre rischi sociali, reputazionali e operativi e rafforzare la stabilità dell’approvvigionamento nel lungo periodo. Sul piano operativo, il programma ha migliorato il coordinamento con cooperative, fornitori e autorità locali e ha supportato 14 fornitori in Costa d’Avorio e Ghana nell’adozione di approcci condivisi sulla child protection, preparando meglio la supply chain ai nuovi requisiti internazionali in materia di sostenibilità, tracciabilità e due diligence.









