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Coesione è un termine talvolta abusato, ma sicuramente tra i più necessari per chi crede in uno sviluppo economico e sociale a "misura d'uomo" e non solamente di PIL. Infatti, "coesione" richiama all'unire, al ricomporre, alle sinergie. Coesione a tutti i livelli: tra le persone, a partire dalle piccole comunità locali per arrivare alle nazioni, ai Paesi del mondo. Coesione che si è rivelata un requisito indispensabile per affrontare le sfide della pandemia e oggi lo è per quelle legate al riscaldamento globale, alle tante e troppe guerre nel mondo, alle povertà e disuguaglianze crescenti. Quanto sono vere le parole pronunciate da papa Francesco parlando ad Assisi ai giovani di Economy of Francesco: "questa economia uccide", uccide i più deboli e uccide l'ambiente, nostra casa comune. I processi trasformativi necessitano di visione ideale e di azioni organizzate ed efficienti, ripetute nel tempo per innescare un processo di cambiamento reale. È utile ricordare come è nata l'economia quando aveva lo scopo di creare coesione. Come ancora disse il Papa ai giovani riuniti ad Assisi, la prima economia di mercato è nata nel Duecento in Europa a contatto quotidiano con i frati francescani, che erano amici di quei primi mercanti, e insieme, anno fatto della ricchezza qualcosa di diverso da prima. Il mercato era una forma di reciprocità e di benevolenza civile. Il momento francescano ha saputo inventare el Medioevo le prime teorie economiche e persino le prime banche solidali (i "Monti di Pietà"), perché guardava il mondo con i occhi dei più poveri. Poi nel 1700 la convinzione che il mercato avrebbe contribuito alla costruzione di un mondo più egualitario e più libero guidò il pensiero di Antonio Genovesi (scrittore, filosofo, economista e sacerdote), prima cattedra di economia in Europa. Ma mentre Genovesi credeva nell'uomo come una realtà relazionale fatta per la reciprocità, nello stesso periodo un altro economista ben più noto, Adam Smith, aveva una visione dell'uomo improntata all'interesse individuale e quest'ultima trovò terreno fertile per svilupparsi. Oggi dobbiamo ripensare l'economia neoliberista di mercato perché ne vediamo i limiti e le contraddizioni. L'idea di Genovesi di un mercato come "mutua assistenza" fu un'intuizione originale che oggi sta vivendo una nuova giovinezza. Nel Rapporto "Coesione è competizione" si dice che l'economia civile in «molte imprese italiane viene tradotta nell'attenzione verso i lavoratori e le loro famiglie, nella cura delle relazioni con i collaboratori e con i fornitori, nella consapevolezza della ricerca di un rapporto armonioso con la natura e il paesaggio, che utilizza in modo oculato le risorse, che sa relazionarsi con le energie dei territori». Anche qui a Mantova e provincia si sono sviluppate interessanti esperienze trasformative e positive dai territori e dalle comunità, dalle associazioni alle amministrazioni, alle imprese. Per affrontare la crisi climatica, ridurre gli sprechi e i costi energetici, non basta introdurre nuove tecnologie; ci vogliono più empatia, più partecipazione ideale e assunzione di responsabilità, più coesione sociale. La transizione ecologica integrale implica una vera conversione della base culturale e civile della società. Potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile. Grammenos Mastrojeni sostiene che il cambiamento può essere innescato da noi stessi e avere una ricaduta in tutto il mondo per effetto farfalla: «I gesti più semplici che facciamo ogni giorno, non sono solo gocce nell'oceano ma eventi decisivi per noi, per il nostro benessere e la nostra felicità, e per l'equilibrio dell'intero pianeta». E osserva come l'Italia, a fronte delle poche risorse naturali in materie prime, ha una grande occasione perché ha «la più alta concentrazione mondiale delle risorse maggiormente richieste dal mercato: bellezza e paesaggio, cultura, sapere e scienza, innovazione spontanea, imprenditorialità, e gran parte della biodiversità europea. Se riusciamo a trasformarci in un Paese che gestisce il suo territorio in armonia a 360 gradi, con efficienza solidale, diventeremo il modello globale per il futuro».

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Per un futuro di coesione - Marco Busca | Avvenire supplemento La Cittadella

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