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Dopo qualche anno di attività i pannelli solari, sui quali il mondo intero conta per la transizione energetica, perdono efficienza. Una delle cause è il “soiling”. Dal sostantivo “soil” (“suolo, terra” in inglese) deriva il verbo “sporcare”: è lo strato di polveri o sabbia che si deposita sulla superficie delle celle e ne riduce l’assorbimento fino al 35%. Contro il soling si possono mettere in campo solo acqua demineralizzata, macchine idropulitrici e tanto olio di gomito (che significa tempo e denaro). Oppure si può usare SandStorm. SandStrorm è il robot studiato e progettato dalla start up siciliana Reiwa Engine per la pulizia dei pannelli fotovoltaici. Piccolo capolavoro di ingegneria informatica e meccanica, nutrito di intelligenza artificiale e testato prima in laboratorio e poi negli impianti fotovoltaici di Enel Green Power e di A2A, sostituisce la pulizia manuale, eseguita di solito dalle 2 alle 4 volte l’anno, con un processo continuo a secco. Menzione speciale all’UniCredit Start Lab, Premio America Innovazione della Fondazione Italia USA, premio Innovazione SMAU, la tecnologia brevettata da Reiwa Engine è leggera, facile da assemblare, ed è dotata di un software proprietario che permette eventuali interventi di manutenzione in tempo reale. SandStorm fa risparmiare acqua, si muove in assoluta autonomia in ogni area dell’impianto fotovoltaico, superando anche i dislivelli tra le file dei pannelli e garantendo una pulizia più efficiente con una riduzione dell’80% circa dei costi. E il prossimo passo sarà l’implementazione di funzioni di monitoraggio.

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