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Frenare l’emergenza legata ai cambiamenti climatici, che nel prossimo futuro potrebbe avere conseguenze gravissime per la nostra vita e per molte attività economiche, è un obiettivo che non può più essere rinviato. In questo scenario la natura, con le sue fonti di energia pulita come acqua, sole, mare e vento, rappresenta l’asso nella manica per accelerare il percorso verso la decarbonizzazione e ridurre le emissioni di anidride carbonica, rendendo strategico il ruolo delle aziende che operano nel settore delle rinnovabili.

Da questo punto di vista buone notizie arrivano dal rapporto “Filiere del futuro. Geografia produttiva delle rinnovabili in Italia”, promosso e realizzato dalla Fondazione Symbola e da Italian Exhibition Group, secondo cui le imprese attive o potenzialmente attive nella filiera delle fonti di energia alternative continuano a crescere, a dispetto delle difficoltà burocratiche e normative. Lo scorso anno ammontavano a 37.655 unità, un numero in salita del 13,2%sul 2022 (quasi 4.400 in più).

In base al rapporto, la gran parte delle imprese è attiva sul fotovoltaico (74,4%), con a seguire eolico (37,1%) e bioenergie (ovvero biomasse e biogas) al 23,2%. Più contenuta è invece la quota di aziende che opera in ambito idroelettricogeotermoelettrico e nel solare termico. Riguardo alla distribuzione nei vari settori di attività, spiccano le imprese di installazione e manutenzione (39,2%), quelle impegnate nella produzione di energia (13,8%), il commercio (12,3%), la manifattura (9,6%), l’affitto e la gestione immobiliare (6,4%), e le attività di consulenza, collaudo e monitoraggio (6,1%).

Sul fronte della distribuzione geografica, la Lombardia domina con 6.035 imprese, corrispondenti al 16% del totale nazionale, seguita dal Lazio con 4.084 imprese e una quota del 10,8%. La Campania è al terzo posto con 3.490 imprese (9,3%), seguita dalla Sicilia con 3.018 (8%) e dal Veneto con 2.981 imprese (7,9%). Queste cinque regioni raccolgono insieme oltre la metà del totale delle imprese censite nella filiera (52,1%).

L’Italia, si legge nel rapporto, con il 3% dell’export mondiale è il sesto paese esportatore di tecnologie rinnovabili. Permangono però, si evidenzia nell’indagine, ancora alcune criticità che andrebbero superate per potenziare ulteriormente la filiera italiana: occorre infatti aumentare la domanda interna e dare tempistiche certe alle imprese, oltre a puntare ancora di più sulle esportazioni. Restano poi aperti i problemi legati ai vincoli burocratici, che rallentano le installazioni, soprattutto nell’eolico, a causa di tempi di autorizzazione e procedure di connessione alla rete troppo lente.

Il report accende i riflettori proprio sul ruolo strategico giocato dalla rete elettrica che nei prossimi anni sarà chiamata ad adeguarsi alle nuove esigenze legate alla diffusione delle fonti rinnovabili. Saranno quindi necessarie maggiore flessibilità e maggiore capacità di stoccaggio dell’energia, vista la non programmabilità delle fonti rinnovabili. Un aspetto sul quale l’Italia risulta però ancora carente: emerge infatti uno sviluppo non sufficientemente organico delle infrastrutture, non allineate alla quantità di impianti rinnovabili da installare. Occorre dunque accelerare per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, che impongono di triplicare le installazioni da qui al 2030. Installazioni, si legge ancora nel report, che dovranno essere soprattutto di grandi impianti per sfruttare le economie di scala e ridurre i costi dell’energia elettrica.

La necessità di cambiare passo emerge anche da una recente analisi condotta dall’Enea secondo cui lo scorso anno lo scenario energetico nazionale è stato caratterizzato da un forte calo delle emissioni di anidride carbonica (meno 8%). Il report evidenzia anche un nuovo massimo storico per eolico e fotovoltaico, che sono arrivati a coprire il 17,5% della domanda su base annua, mentre la quota di domanda coperta dalle fonti fossili - petrolio, gas e carbone - ha segnato il minimo degli ultimi 50 anni (71%).

Numeri positivi nonostante i quali "resta comunque difficile realizzare quel tasso di riduzione delle emissioni, intorno al 5% medio annuo, necessario per raggiungere il target di decarbonizzazione atteso al 2030”, osserva Francesco Gracceva, ricercatore Enea che ha coordinato l’analisi. Una spinta potrebbe arrivare da alcune recenti novità normative. Tra queste, c’è il decreto Energia che è stato da poco convertito in legge. Tra le novità, saranno favoriti i progetti e gli investimenti di autoproduzione di eolico o fotovoltaico in grado di soddisfare la domanda energetica dei settori più elettrivori. È inoltre previsto un meccanismo di aste per incentivare la produzione con la stipula di contratti di durata pluriennale tra il Gse (Gestore dei servizi energetici) e gli operatori selezionati e la possibilità di partecipare alle aste per gli incentivi anche per tutti gli impianti fotovoltaici in area agricola.

È poi entrato in vigore lo scorso 24 gennaio il decreto dedicato alle comunità energetiche rinnovabili che intende stimolare la formazione di gruppi di persone che scelgono di unirsi per autoprodurre energia elettrica da fonti rinnovabili attraverso tariffe incentivanti e contributi a fondo perduto. Infine, il Fondo nazionale per il reddito energetico punta ad ampliare la platea di persone (concentrandosi su individui e nuclei familiari a basso reddito) che hanno accesso alle fonti di energia rinnovabile attraverso la concessione di un’agevolazione per la realizzazione di impianti fotovoltaici domestici.

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Rinnovabili, quattromila nuove imprese italiane in un anno - Sibilla Di Palma | La Repubblica

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