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Rinnovabili, sono ancora poche le imprese della fibra nonostante l'obiettivo transizione energetica lettrico, 13,0% nel geotermoelettrico e 8,1% nel solare termico. I numeri di tutte le imprese operanti in Basilicata nella filiera sono ridotti alla "fascia" 80-300 aziende con Potenza tra le 101150 e Matera tra 18-50. In dettaglio, le imprese specializzate in installazione e manutenzione in provincia di Potenza sono meno di 90 e in provincia di Matera meno di 40; quelle che si occupano delle attività commerciali meno di 30 a Potenza e meno di 15 a Matera; nella manifattura di prodotti e macchinari collegati alle rinnovabili si registrano sino a 15 aziende nel Potentino e sino a 8 nel Materano. Ancora più ridotto il numero di imprese di produzione diretta di energia e gas con una ventina a Potenza e meno di 10 a Potenza. Una presenza imprenditoriale che non aiuta ad affrontare la transizione energetica e trova motivazioni principalmente nell'assenza di misure di incentivi da parte della Giunta regionale con il risultato di non far crescere l'occupazione. Solo il fotovoltaico vale 300 mila posti di lavoro a fronte delle 25 mila unità occupate attualmente. E non basta certo il primato attribuito alla Basilicata fra le regioni più virtuose per la quota di rinnovabili nel consumo di energia lordo. In base ai dati contenuti nell'ultimo rapporto del servizio nazionale di protezione ambientale, quasi tutte le regioni italiane hanno già superato gli obiettivi previsti dal Dm cosiddetto "burden sharing", che stabilisce, per ciascuna Regione e Provincia autonoma, gli obiettivi intermedi e finali da raggiungere entro il 2020, ai fini del conseguimento dell'obiettivo nazionale in termini di quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili. In particolare la percentuale più alta si osserva in Valle d'Aosta (105%), con 53 punti percentuali in più rispetto all'obiettivo del 17%. Seguono la Provincia di Bolzano (68%), la Basilicata (52%), ottima terza, e la Provincia autonoma. Sulle rinnovabili la Basilicata continua a registrare ritardi soprattutto per quanto riguarda le imprese attive nell'intera filiera. Lo certifica il rapporto "Filiere del Futuro. Geografia produttiva delle rinnovabili in Italia", promosso e realizzato da Fondazione Symbola e Italian Exhibition. Group, in collaborazione con le principali associazioni di categoria del comparto e presentato giovedì a Rimini. Il rapporto ricostruisce le caratteristiche, la distribuzione territoriale e settoriale delle imprese della filiera delle energie rinnovabili che complessivamente ammontano a 37.655 unità, contro le 33.257 dell'anno precedente, evidenziando un aumento del 13,2%. La distribuzione per tipologia di energia rinnovabile piuttosto in linea con i dati dello scorso anno vede un 74,4% di tali imprese che esplicitano attività sul fotovoltaico, seguite da un 37,1% per l'eolico, 23,2% sulle bioenergie (ovvero biomasse e biogas), 17,6% sull'idroedi Trento (47%). "La transizione verde aiuta un futuro più a misura d'uomo. In particolare puntare sulle rinnovabili e sull'efficienza fa crescere L'Italia la rende più libera, dà forza alla nostra economia e aumenta i posti di lavoro. Come è scritto nel rapporto sulla geografia produttiva delle rinnovabili in Italia, promosso e realizzato da Fondazione Symbola e Italian Exhibition Group dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola quasi un terzo delle imprese si concentra in Lombardia, Lazio e Veneto. C'è un'Italia che eccelle in molti segmenti della nuova economia sostenibile: il nostro Paese dà il meglio di sé quando incrociai suoi cromosomi antichi, la sua identità con un modo tutto italiano di fare economia: che tiene insieme innovazione e tradizione, coesione sociale, nuove tecnologie e bellezza, capacità di parlare al mondo senza perdere legami con territori e comunità, flessibilità produttiva e competitività. C'è molto da fare ma da qui possiamo partire per affrontare non solo i nostri mali antichi ma il futuro e le sfide che ci pone. Possiamo farlo dentro la missione che si è data l'Europa con il Next Generation Eu, per rispondere alle crisi tenendo insieme coesione, transizione verde, digitale. Dobbiamo farlo rafforzando nel mondo un percorso ai cooperazione e di pace oggi indebolito. Per costruire insieme, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno, un mondo più sicuro, civile, gentile come è scritto nel Manifesto di Assisi promosso dalla Fondazione Symbola e dal Sacro Convento di Assisi". E anche per le Comunità Energetiche Rinnovabili la situazione in Basilicata è in ritardo con solo due progetti in fase di avvio. A fare il punto della situazione è il nuovo rapporto redatto da Legambiente in collaborazione con il Gse e presentato, nell'ambito della campagna "BeCome dai borghi alle comunità energetiche". Cosa racconta il documento? Che la maggior parte delle esperienze sono concentrate nel Nord Italia, con Piemonte, Veneto e Trentino-Alto Adige che si fanno notare per il più elevato numero di configurazioni attive. Degli almeno 400 progetti di autoconsumo diffuso proposti in questi anni, oggi risultano in esercizio solo 154 iniziative tra Cer e condomini di prosumer. Un numero che impallidisce in confronto all'esperienza di grandi paesi europei con la Germania o i Paesi Bassi che già nel 2021 contavano rispettivamente oltre 1.700 e 700 Comunità. In Basilicata, evidentemente, non basta predisporre un Avviso Pubblico e destinare risorse ai Comuni. Vi sono ancora alcuni nodi da sciogliere e su cui Legambiente chiede oggi interventi veloci e pragmatici. Ad esempio, il mancato scorporo diretto in bolletta per l'energia condivisa. "Senza questo meccanismo", spiega l'associazione, gli utenti "pagheranno comunque l'energia per intero in bolletta per poi vedersi riconoscere le risorse economiche derivanti dall'energia immessa in rete e dall'incentivo per quella condivisa, con tariffe molto diverse tra loro". Riflettori puntati anche sul "limite della cabina primaria per i piccoli comuni, dei quartieri e strade che ricadono in aree di pertinenza di più cabine primarie". L'associazione propone anche di studiare tariffe incentivanti diverse per tecnologie rinnovabili diverse (viste le differenze di costo) e di prevedere norme e incentivi anche per quelle realtà che vogliono condividere energia termica rinnovabile.

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Rinnovabili, sono ancora poche le imprese della filiera nonostante l'obiettivo transizione energetica | La Nuova del Sud

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