In Emilia-Romagna, una rete d’imprese è riuscita a trasformare realtà che operavano in modo isolato in un sistema integrato di percorsi, aumentando la competitività delle aziende coinvolte e del territorio. Nonostante la regione si presti perfettamente al cicloturismo, offra scorci di rara bellezza e abbia un’offerta turistica di qualità, mancavano le connessioni tra le diverse offerte.
Gli operatori agivano in modo frammentato, senza un coordinamento capace di integrare servizi, esperienze e località e rendere la destinazione davvero attrattiva. Nasce da qui l’intuizione di Thomas Randi, che porta alla creazione di Slow Bike Tourism: per vendere il “prodotto Emilia-Romagna” era necessario presentarsi come un unico interlocutore sul mercato, un unico brand e un unico logo riconoscibile anche all’estero.
Per superare questo limite, un primo nucleo di cinque imprese ha scelto di strutturare la collaborazione attraverso un contratto di rete, mantenendo la propria autonomia, ma condividendo obiettivi e strategie. Fin da subito Slow Bike Tourism nasce dunque come una rete orizzontale che mette insieme competenze e imprese appartenenti a filiere diverse ma complementari. Non si tratta semplicemente di affiancare servizi, quanto piuttosto di farli relazionare tra loro per costruire un’offerta organica. Slow Bike Tourism organizza tour in Emilia-Romagna alla scoperta dei tesori naturalistici, artistici e culinari del territorio, propone una serie di percorsi gastro-ludici e offre servizi come cicloguide o accompagnamento, assistenza meccanica, noleggio, mappe e attrezzatura, kit da viaggio, appartamenti, ristorazione, assicurazioni, noleggio barca.
All’interno di Slow Bike Tourism, la collaborazione non elimina le individualità, ma le organizza. Ogni impresa mantiene il proprio ruolo e la propria identità, contribuendo però a un progetto comune. Per questo la rete ha introdotto una logica territoriale e di equilibrio precisa: evitare sovrapposizioni e costruire micro-ecosistemi locali in cui siano presenti tutti i servizi necessari al turista senza creare competizione interna. La varietà di aziende e servizi coinvolti, inoltre, consente di offrire diversi pacchetti e tour personalizzati tarati sulle esigenze di ciascun turista.
Attraverso attività condivise, momenti di confronto e la sperimentazione diretta dei percorsi, la rete ha favorito la nascita di rapporti di fiducia e collaborazione. Da queste relazioni sono emerse nuove opportunità, come lo scambio di servizi, l’avvio di rapporti cliente-fornitore e l’ideazione di offerte congiunte. La coesione è diventata così anche uno spazio di apprendimento: il confronto continuo tra soggetti con competenze diverse ha permesso alle singole imprese di ampliare il punto di vista, superando una visione limitata al proprio segmento e rafforzando la capacità di affrontare il mercato.
È questa combinazione tra autonomia e coordinamento a rendere il modello flessibile e replicabile. Nel tempo, la rete si è ampliata in ambiti diversi ma complementari lungo la filiera turistica. Sempre più realtà hanno riconosciuto nella coesione una leva strategica per rafforzare la propria competitività, superando i propri limiti dimensionali e presentandosi sul mercato con una forza e una riconoscibilità che, singolarmente, non avrebbero potuto raggiungere.
La collaborazione ha consentito inoltre di condividere costi e opportunità: attività di promozione, partecipazione a fiere e accesso a progetti finanziati diventano così più sostenibili, permettendo alla rete di estendere progressivamente il proprio raggio d’azione.
La rete, infatti, è nata principalmente con l’obiettivo di aumentare la visibilità del territorio e attrarre nuovi flussi, in particolare dall’estero. Le imprese mettendosi in rete sono riuscite a dialogare più facilmente con tour operator e intermediari internazionali, a partecipare a fiere di settore, contribuendo così a incrementare la presenza di turisti in Emilia-Romagna.









