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Il documento che i ragazzi dell’associazione Extinction rebellion hanno portato l’altro giorno al «Corriere» racconta di una grande
contraddizione: nella Cop, Conferenza delle Parti, di Rio (era il 1992) gli Stati della terra si erano impegnati a fermare le “emissioni dei paesi industrializzati ai livelli del 1990 entro il 2000”. Ci vuol poco a verificare che quegli obiettivi sono ancora molto lontani.

Eppure gli incontri di Milano, proprio nella parte del coinvolgimento dei giovani, non soltanto di Greta, rappresentano il passaggio più interessante delle cose che stanno cambiando. Lentamente, certo. Ma il premier Mario Draghi ha detto che questa volta verranno ascoltati, davvero, in vista del vertice di Glasgow. Non è un caso che per la difesa del pianeta la parola più utilizzata sia “transizione”. Eppure quella spinta delle nuove generazioni va considerata necessaria. Le imprese, a lungo resistenti al cambiamento, hanno cominciato a considerare la sostenibilità una nuova possibilità competitiva, risparmiare acqua, materie prime, adottare criteri sociali, vicinanza al territorio, sono elementi ormai indispensabili per raccogliere capitali e aumentare gli stessi utili.

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Sostenibilità, la partita delle città e la leadership (possibile) di Milano | Corriere della Sera -Economia | Nicola Saldutti

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