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di Fondazione Symbola e MASAF

Pur essendo formata quasi esclusivamente da montagne, il Trentino-Alto Adige è una regione che riesce a offrire paesaggi diversi di valle in valle e di cima in cima. Sono infatti decine, e tutti diversi tra loro, i profili delle sue montagne, alcuni dei quali sono tra i più famosi di tutto l’arco alpino, come le Pale di San Martino o le Tre Cime di Lavaredo. Accanto alle montagne, ai laghi alpini e ai pascoli, però, la regione offre anche scenari agricoli incantanti, come i meleti della Val di Non.

Foreste e boschi

Come per le altre regioni del nord Italia, la flora del Trentino-Alto Adige varia a seconda dell’altitudine. Alle quote più basse, lungo la riva trentina del Lago di Garda, è possibile coltivare piante abituate a climi caldi come l’olivo e il limone, e qui i boschi sono formati da querce, lecci e castagni. Man mano che si sale gli alberi dominanti diventano i faggi e gli aceri, mentre sopra ai 2.000 metri crescono soprattutto gli abeti rossi e bianchi, oltre ai pini cembri e ai pini mughi. Tra le regioni più verdi d’Italia, il Trentino-Alto Adige è secondo soltanto alla Liguria per quanto riguarda l’incidenza forestale sul totale del territorio. Dei 13.605 kmq che formano il Trentino-Alto Adige, sono infatti 7.824 quelli occupati da boschi e foreste. La stragrande maggioranza delle foreste del Trentino-Alto Adige ricade all’interno di piccoli comuni, che costituiscono il 76% dell’intera superfice regionale. La foresta di abeti rossi di Paneveggio, nel piccolo comune di Predazzo (TN), è conosciuta dai liutai di tutto il mondo per l’eccezionale qualità del suo legname. Nota anche come “foresta dei violini”, è formata infatti da abeti rossi secolari che per l’eccezionale qualità delle loro fibre risultano perfetti per la propagazione del suono e per questo sono chiamati “alberi di risonanza”. Ricercato dai liutai di tutto il mondo, il legno di questi abeti viene utilizzato per costruire tavole armoniche per pianoforti e violini. Si dice che il celebre liutaio cremonese Antonio Stradivari si recasse personalmente a Paneveggio per scegliere gli alberi più adatti alla realizzazione dei suoi violini. Anche la foresta del Latemar, che si trova al di là dell’omonimo gruppo montuoso dolomitico, è nota per la maestosità e la qualità del legname dei suoi abeti rossi, anch’essi utilizzati per gli strumenti musicali o per l’edilizia. E proprio al confine della foresta si trova la segheria demaniale del Latemar, dove ogni anno vengono lavorati tra i 5.000 e i 6.000 metri cubi di legname di altissima qualità. All’interno della foresta, circondato dagli abeti, si trova il Lago di Carezza, le cui acque cristalline riflettono gli alberi, il cielo e le vette delle dolomiti, in un gioco di colori impareggiabile. Presso Comasine, frazione del piccolo comune di Peio (TN), un bosco di larice testimonia l’antica tradizione mineraria della Val di Peio e l’estrazione del ferro dal Monte Boai. Nel bosco crescono infatti più di 100 larici secolari, la cui età è stata stimata attorno ai 600 anni grazie ad approfondite analisi dendrologiche. Dall’analisi dei frammenti di carbone utilizzati per alimentare il fuoco nel processo di fusione del ferro, poi, si è osservato che i più vecchi risalgono al 960 d.C., mentre i più recenti sono del 1460. Poiché l’età del carbone più recente combacia perfettamente con la fine del periodo estrattivo della valle e con l’età dei larici secolari ad oggi presenti nel bosco, si è potuto stabilire che questi fossero giovani alberelli al momento degli ultimi disboscamenti, e che i taglialegna del medioevo li risparmiarono ritenendoli troppo piccoli.

Alberi Monumentali

A differenza di altre regioni, dove la maggior parte degli alberi monumentali si trova all’interno di grandi città, spesso in giardini pubblici o negli orti botanici, in Trentino-Alto Adige gli alberi monumentali si trovano per la maggior parte nei piccoli comuni montani delle Alpi. Su un totale di 137 alberi monumentali censiti, infatti, 89 crescono nel territorio di comuni che non superano i 5.000 abitanti. Tra i monumenti verdi più diffusi del Tentino-Alto Adige i più rappresentati sono quelli caratteristici dei boschi di montagna, ovvero abeti rossi e bianchi, larici e pini cembri. Volendo raccontare un albero monumentale per ognuna delle specie sopra menzionate, si parte dai tre larici monumentali di Santa Gertrude, frazione del piccolo comune di Ultimo (BZ). Fino al 1930 gli alberi erano quattro, ma uno crollò in seguito a una tempesta e allora si provò a stabilirne l’età attraverso l’osservazione del tronco. Le vecchie tecniche di datazione rivelarono la sorprendente – ed errata – età di 2.000 anni, mentre nel 2004, con le più avanzate analisi dendrologiche, si è stabilita un’età di circa 850 anni. Il più alto dei tre misura 36 metri in altezza mentre il più largo ha una circonferenza di 8 metri. Un’esemplare, il cui tronco presenta una grande cavità alla base, è stato stabilizzato attraverso una piccola opera in muratura. Il legno dei larici, essendo particolarmente ricco di resina e in grado di resistere agli agenti atmosferici, è impiegato come materiale da costruzione dei caratteristici masi – antiche abitazioni contadine – della Val d’Ultimo. In Val di Fiemme, in località Pian de la Fava, nel territorio del piccolo comune di Castello-Molina di Fiemme (TN), cresce un pino cembro conosciuto come “il Re Leone”. Il nome dell’albero non ha nulla a che vedere con il celebre cartone animato di Walt Disney, ma deriva invece dal gesto di Leone, un boscaiolo di Masi di Cavalese che nel 1970 ebbe l’incarico di abbattere il pino. Giunto sul posto, un po’ per la difficoltà tecnica dell’abbattimento, un po’ per il rispetto che incuteva l’anzianità della pianta, Leone decise di risparmiare l’albero, sulla cui corteccia ancora oggi è visibile il segno del martello forestale, a ricordare il pericolo scampato. Circondato da altri pini cembri, larici e abeti rossi, il Re Leone ha un’altezza di 23 metri e lungo il suo fusto presenta numerose piccole cavità che fanno da tana a diversi uccelli e piccoli mammiferi che popolano il bosco. Nel piccolo comune di Avio (TN), all’interno di un fitto bosco misto di faggi e abeti bianchi che cresce sulle pendici del Monte Baldo, tra le località di Pian della Cenere e la Malga Fassole, si trova invece un abete bianco noto come “il Patriarca del Baldo” che stupisce per il suo particolarissimo portamento. L’albero, infatti, oltre ad aver raggiunto dimensioni incredibili per un abete bianco, con un’altezza di 31 metri e una circonferenza di 6, presenta anche una forma tanto inusuale quanto stupefacente. Anziché crescere dritto in un unico fusto come fanno solitamente gli abeti, a circa due metri da terra si divide in otto diverse branche che crescono dritte e parallele verso l’alto, in una forma che ricorda quella di un gigantesco candelabro.

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