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Fondata nel 1224 con un provvedimento di Federico II di Svevia, l’Università degli Studi di Napoli è il più antico ateneo statale al mondo e il più importante centro di ricerca del Mezzogiorno. Impegnato nella transizione ecologica con numerosi dipartimenti, l’ateneo sta svolgendo ricerche sulle fonti rinnovabili, con focus sulla possibilità di produrre energia dalle onde del mare e sull’agrivoltaico. Nel primo caso, con lo spin-off SeaPower, l’ateneo ha messo a punto un sistema per sfruttare le forti correnti marine dello Stretto di Messina, che potrebbero generare fino a 125 GW di elettricità. Per farlo, SeaPower ha sviluppato “Gemstar”, un sistema simile a un aquilone sottomarino, ancorato al fondale e dotato di due turbine collegate a un galleggiante, capace di allinearsi alle correnti, seguirne la direzione e generare 300 KW. In tema agrivoltaico invece, in collaborazione con Enel Green Power e Novamont, l’Università ha seguito un progetto dimostrativo in Grecia. Tramite i dati raccolti dai sensori in campo e in combinazione con quelli satellitari, l’ateneo ha valutato gli indici di crescita delle piante aromatiche coltivate tra le file di pannelli fotovoltaici e nelle aree di controllo, cioè senza interazione con l’impianto fotovoltaico, per verificare l’impatto dei pannelli sulle colture. I risultati, presentati insieme a Enel e Novamont, alla Conferenza Mondiale per la Conversione dell'Energia Fotovoltaica hanno dimostrato come la coesistenza del fotovoltaico con attività agricole sia sinergica, migliorando la resa agricola e diminuendo il fabbisogno di irrigazione.

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