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PIQ Prodotto Interno Qualità Lazio

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Il dibattito sui limiti del PIL e sulla necessità di costruire nuovi modelli interpretativi delle società e delle economie nazionali anima ormai, da alcuni decenni, le riflessioni degli economisti e dei policy makers. Difficile non richiamare alla memoria il discorso sul PIL tenuto da Bob Kennedy il 18 marzo 1968 e la sua conclusione: “Il Prodotto Interno Lordo misura tutto, eccetto ci che rende la vita meritevole di essere vissuta”.
Il tema è diventato pi che mai attuale negli ultimi anni, in cui i nuovi scenari dell’economia globale hanno riportato alla ribalta la necessità di misurare con parametri nuovi il progresso sociale e il benessere dei Paesi. Nel 2006 l’OCSE ha lanciato il Global project on measuring the Progress of society; tra la fine del 2007 e gli inizi del 2008 la Commissione europea ha organizzato i convegni Al di là del PIL, e Una verità comoda, le cui conclusioni sono confluite nel Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema “Oltre il PIL: strumenti per misurare lo sviluppo sostenibile” (2009/C 100/09), dove si afferma con chiarezza che il PIL costituisce un buon strumento di valutazione quando si tratta di misurare prestazioni economiche, ma che non sussiste alcun nesso diretto fra la crescita economica e i progressi legati ad alcuni aspetti della qualità della vita. Anzi, alcune ricerche mettono in evidenza che l’incremento dei livelli di ricchezza economica dei territori pu anche tradursi in una riduzione complessiva della qualità e del benessere sociale.
La consapevolezza della necessità di individuare nuovi strumenti di lettura dell’andamento dei sistemi economici è stata accelerata dalla crisi economica internazionale, che ha fatto emergere in maniera drammatica l’insufficienza e l’inadeguatezza dei tradizionali approcci di analisi che non sono stati in grado né di prevedere la crisi né tanto meno di indagarne a fondo le cause sistemiche.
La Fondazione Symbola ha inteso inserirsi da protagonista in questo dibattito e si è posta l’obiettivo di misurare con il PIQ – Prodotto Interno Qualità – quanta parte dell’economia possa essere considerata di qualità. La “Qualità” diventa la chiave interpretativa con cui leggere l’economia.
A differenza degli altri indicatori di misura del benessere, il PIQ è uno strumento fortemente connesso al PIL, del quale costituisce un’integrazione necessaria grazie alla valutazione di aspetti che, pur non generando immediatamente flussi monetari, sono tipici della qualità del Made in Italy. Il Prodotto Interno di Qualità è, infatti, un valore monetario, in Euro correnti, delle produzioni “di buona qualità” calcolato individuando la quota percentuale delle produzioni di qualità in ciascun settore e moltiplicandola per il rispettivo valore aggiunto.
La metodologia del PIQ, che ha gia trovato applicazione a livello nazionale, viene declinata per la prima volta a livello regionale e provinciale grazie all’iniziativa di Unioncamere Lazio e dalla Camera di Commercio di Roma. Essa parte dai 24 settori per i quali l’ISTAT diffonde dati ufficiali regionali di ripartizione del valore aggiunto e ne calcola la percentuale di qualità a livello territoriale e settoriale. Tale percentuale di qualità è il risultato di un percorso che utilizza ed integra metodologie di tipo quantitativo e qualitativo.
Per evitare possibili distorsioni dovute all’andamento annuale, l’analisi è stata condotta sulla base della media del valore aggiunto del triennio 2004-2006.
Dal punto di vista qualitativo, è stata effettuata un’indagine panel nella quale è stato chiesto agli interlocutori di valutare la qualità complessiva del proprio settore a partire da quattro accezioni di qualità1:
1. qualità ambientale, che prende in considerazione i temi della sostenibilità ambientale e della valorizzazione delle risorse naturali;
2. capitale umano e territorio, che riguarda la capacità di un comparto di valorizzare le
competenze delle risorse umane, nonché di creare sinergie tra prodotto e territorio;
3. innovazione tecnologica e sociale, che analizza la gestione del ciclo dell’innovazione, tanto in termini di fattori di input (ricerca e sviluppo, processi informali) che in termini di output (innovazioni introdotte a livello di processo e di prodotto);
4. il posizionamento competitivo, che prende in considerazione la qualità intrinseca e percepita del prodotto, gli elementi intangibili di valore, il grado di successo sui mercati internazionali.
L’indagine quantitativa, introdotta per la prima volta nell’analisi del PIQ del Lazio, ha portato a ricostruire, a partire dalle 4 accezioni di qualità sopra descritte, indicatori sintetici regionali e settoriali che hanno consentito di irrobustire notevolmente l’analisi.
La sintesi delle due metodologie ha portato alla stima finale del PIQ. I risultati dell’analisi sono confortanti e indicano che la parte del PIL regionale che pu£ essere considerata di buona qualità è pari al 50,33%, – valore nettamente superiore alla media nazionale (44,3%) – per un valore economico di circa 71.000 milioni di euro di qualità. La percentuale di qualità riferita alla provincia di Roma è invece del 55,40%, leggermente superiore al dato regionale e corrisponde, in termini monetari, a 62.230,7 milioni di euro di qualità. Su questo dato incide chiaramente la presenza della Capitale, che pesa in misura determinante sull’intero sistema economico regionale.
In termini settoriali, il Terziario è il primo componente del PIQ del Lazio e contribuisce per 58.550 milioni di euro (quindi per ben l’82,44%) alla qualità regionale. In particolare, il segmento relativo ai servizi alle imprese, alle attività professionali e alla ricerca e sviluppo produce qualità per 18.499 milioni di euro (su un valore aggiunto medio nel triennio 2004-2006 pari a circa 36.541 milioni di euro).
Il settore Manifatturiero contribuisce alla qualità regionale per 11.030,34 milioni di euro, con un PIQ medio del 53,4%. L’analisi mette in evidenza l’ottimo posizionamento di alcune filiere strategiche del territorio regionale e provinciale, come il polo chimico-farmaceutico (PIQ pari al 57,8%, con 1.424 milioni di euro di qualità), che è il secondo in Italia (dopo la Lombardia) per numero di addetti alla Ricerca e Sviluppo e per investimenti in ricerca e sviluppo; la meccanica avanzata (PIQ pari al 54,2%, con 1.466 milioni di euro di qualità), grazie ai recenti investimenti nel settore aerospaziale, elettronico ed informatico; il comparto della logistica, dei trasporti e delle comunicazioni (PIQ pari al 49%, con 7.327 milioni di euro di qualità), grazie alla localizzazione a Roma di molte grandi imprese operanti nei servizi a rete e nelle utilities.
La parte finale della ricerca illustra i risultati di due focus group settoriali, relativi alla filiera dei servizi alla persona e al sistema moda laziale, che hanno coinvolto istituzioni, imprese e esperti di settore a livello regionale e nazionale.
La filiera dei servizi alla persona nel Lazio produce buona qualità per 3.961 milioni di euro, con un PIQ pari al 52,5%. Il dato è il risultato dello sforzo che, a partire dal 2000, è stato fatto per aumentare la capacità di accoglienza delle strutture e dei servizi socio-assistenziali nel territorio regionale, sforzo testimoniato dalle 2462 strutture e servizi attualmente presenti nella regione, nelle quali si stima operino circa 26.000 persone e 329.000 utenti.
La filiera della moda presenta anch’essa una buona percentuale di PIQ, pari a circa il 52%, che corrisponde a pi di 230 milioni di euro di qualità. Si tratta di un dato soddisfacente che testimonia e conferma le enormi potenzialità di sviluppo e di evoluzione di un comparto che è stato fino ad oggi piuttosto “sotto traccia” ma che invece, se adeguatamente sostenuto e valorizzato, otrebbe diventare una nicchia di specializzazione importante per la competitività dell’economia regionale. L’indagine qualitativa ha messo in evidenza le numerose eccellenze del sistema romano e ha confermato il ruolo strategico di Altaroma nel valorizzare il patrimonio di esperienze e competenze esistenti sul territorio e promuovere la città di Roma come palcoscenico privilegiato per l’Alta moda.

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