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Una nuova edilizia contro la crisi

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C’è una nuova edilizia, già in marcia, dalla quale può venire una risposta importante al rilancio dell’economia interna, alle sfide dell’inquinamento e della messa in sicurezza antisismica. Si possono attirare capitali privati verso investimenti convenienti, ridurre i consumi energetici e i gas serra, abbattere l’inquinamento locale delle nostre città. Sono legati all’edilizia, infatti, circa un terzo dei consumi italiani di energia e, in molte città, oltre il 50% delle emissioni di polveri sottili (responsabili secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente di circa 66.000 morti anticipate). E si possono produrre nuovi posti di lavoro stabili e qualificati.

C’è un settore infatti che più di altri ha pagato la crisi globale: quello dell’edilizia, con un’emorragia di 600 mila posti di lavoro dal 2008. Ma il dato delle sofferenze non rende giustizia della parte più vitale e promettente, quella che ha come vocazione il miglioramento della qualità del costruito: il mercato delle ristrutturazioni.

Soprattutto oggi che il terremoto ci costringe a ricostruire molti centri abitati, da qui si deve ripartire per dare all’edilizia nuovo slancio e una nuova identità, incoraggiandone i fronti più innovativi e sostenibili. Soprattutto oggi che gli stili di vita dei cittadini hanno imboccato una nuova strada più sobria e responsabile, ristrutturare il patrimonio edilizio nazionale, vetusto e non di rado di bassa qualità, vuol dire andare incontro ai nuovi bisogni, migliorare la qualità della vita dei proprietari e degli inquilini, aumentare l’efficienza energetica, ridurre i consumi e tagliare l’inquinamento. Vuol dire abbattere il consumo di suolo, e dare una seconda occasione anche a periferie sfortunate. E, in tempi in cui il rendimento dei titoli di Stato è prossimo allo zero, vuol dire fare un investimento sicuro aumentando il valore del patrimonio.

Il CRESME, infatti, ha realizzato una attenta analisi sulle offerte immobiliari residenziali in Italia negli anni 2013-2016 sul valore delle case riqualificate rispetto a quelle non riqualificate: nel 2016 sono stati analizzati 500.000 annunci immobiliari, e da questi è emerso che mediamente le abitazioni ristrutturate immesse sul mercato hanno un valore del 29% superiore a quelle non ristrutturate. Non solo, le abitazioni ristrutturate hanno un prezzo medio superiore anche al prezzo medio delle abitazioni nuove: una abitazione ristrutturata in Italia viene posta sul mercato mediamente al valore di circa 300.000 euro, mentre una non ristrutturata è messa sul mercato al valore di 233.000 euro e una abitazione nuova al prezzo di circa 280.000. Emerge con evidenza come la ristrutturazione di una abitazione, di un edificio, ha effetto non solo sulla qualità della vita, non solo sul mercato delle costruzioni, ma anche sul valore del patrimonio. Gli interventi di riqualificazione offrono quindi un risultato in termini di valorizzazione patrimoniale, di incremento della ricchezza del Paese.
Scommettere su questa edilizia e su quel 24,5% di imprese edili che negli anni 2010-2016, secondo i dati Symbola-Unioncamere, ha fatto investimenti green, vuol dire migliorare crescita, innovazione, occupazione. Vuol dire, insomma, incrociare alcune politiche essenziali per l’Italia: quelle sull’efficienza energetica, sulla sicurezza della popolazione e quelle sul lavoro.

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