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Se c’è una fiera che può aiutarci a capire dove va l’edilizia del futuro, quella è Klimahouse. Da anni la manifestazione organizzata da FieraBolzano è leader in questo settore, anche perché, come è noto, la coscienza per un diverso modo di praticare l’edilizia, in senso sostenibile ed efficiente, si è sviluppata da queste parti prima che nel resto del Paese.
Certo oggi costruire bene, cioè in maniera rispettosa dell’ambiente, non è solo un fattore culturale ma una necessità resa urgente dalla precaria situazione climatica globale e, di conseguenza, resa sempre più stringente da trattati, accordi e norme. Si tratta di una strada segnata nel contesto internazionale sia dagli accordi di Parigi della COP21 che dalle diverse iniziative europee, come la direttiva 2010/31. La cosiddetta “Energy Performance of Buildings Directive” prevede infatti che dal primo gennaio 2021 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero, mentre per i nuovi edifici occupati o di proprietà da enti pubblici è dal primo gennaio di quest’anno che è già scattata la norma.

E la situazione per il patrimonio abitativo che già abbiamo è tutt’altro che rosea. Secondo l’ANCI, in Italia abbiamo 12,2 milioni di edifici a uso abitativo, di cui il settanta per cento che risale a prima che fossero emanate le primissime
norme antisismiche o sull’efficienza energetica negli anni Settanta. Secondo Greenitaly 2018, il rapporto di Unioncamere e Fondazione Symbola, il fabbisogno termico medio di queste strutture è quattro volte superiore rispetto alle attuali soglie normative.

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Edilizia: il “klima” che cambia, Marco Gisotti | LaStampa.it

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