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A quanto pare, esiste un punto in cui il progresso, per essere un vero avanzamento,
deve variare leggermente la sua linea di direzione…
Joseph Conrad, scrivendo del naufragio del Titanic

 

Per capire dove probabilmente andrà l’economia nei prossimi anni è utile leggere – forse più che i report delle agenzie di rating – l’ultimo rapporto dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’ONU: gli scienziati del panel spiegano che per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali ed evitare così le conseguenze drammatiche che già oggi vediamo profilarsi, entro il 2030 si dovranno ridurre del 45% le emissioni globali di carbonio rispetto al 2010. E si dovrà arrivare alla neutralità carbonica, azzerare cioè l’impronta di carbonio mondiale, entro il 2050. Obiettivi ambiziosi che chiamano il Pianeta (la politica, l’economia, la società) a grandi cambiamenti. L’economia in particolare difficilmente potrà esimersi dall’abbracciare con maggiore decisione i nuovi modelli produttivi della green economy e dell’economia circolare. Cambiamenti necessari che rappresentano anche una grande opportunità.

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