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di Luca Corsolini   

Come un vero startupper sei partito, nel 1983, dal garage di casa tua, con un’idea e tanto entusiasmo, adesso la tua azienda, parliamo di Technogym, naviga felice nelle acque mosse della borsa. Hai lanciato non una moda, ma uno stile di vita, e infatti ti piace dire che la tua azienda è come la Apple, un brand che tiene compagnia alla gente per tutta la giornata e in tutto il mondo. Sei diventato fornitore tecnico del Comitato Olimpico Internazionale e hai cominciato a riempire di attrezzi le palestre degli atleti olimpici nel ‘96, ad Atlanta, facendo gol in trasferta, sul campo degli Usa che pensavano di essere gli inventori del fitness. Ti sei preso una grande rivincita a Londra per i Giochi del 2012 quando hai lanciato il programma Our Greatest Team per saldare le esperienze e gli allenamenti di 600 atleti olimpici e paralimpici del Regno Unito con l’impegno quotidiano contro l’obesità e per una forma migliore di 60 milioni di cittadini e hai pensato che è amaramente vero che nemo propheta in patria, visto che lo stesso programma lo avevi presentato dieci anni prima al governo italiano guardando negli occhi il ministro della pubblica istruzione che invece non ti ascoltava.

Hai portato la tua idea, che il movimento è naturale, che siamo nati per muoverci, potremmo fare 30 km al giorno e invece ne facciamo molti meno, ingolfandoci, distruggendo invece che costruendo la nostra salute, hai portato questa idea nel cuore dell’Expo legando movimento e cibo: facendo attività, qualunque tipo, ognuno registrava dei moves, e ogni mille moves è stato consegnato un pasto al World Food Program. Lavori con Ibm, Audi e la sede della tua azienda è talmente un gioiello che sembra un pezzo di Silycon Valley caduto come un meteorite a Cesena, con i dipendenti che lavorano e spendono la pausa pranzo felici in palestra, correndo all’aria aperta, giocando a basket.

Insomma, Nerio Alessandri, ne hai fatte di cose, ma il tuo monumento, e pure il tuo manifesto, insomma il tuo riassunto, che ovviamente non è finito e a cui si aggiungono capitoli ogni giorno, è un cartello che si incontra sull’autostrada scendendo da nord all’altezza di Cesena: Wellness Valley dice il cartello, ed è il benvenuto in un progetto sociale. Quello di esaltare come modello lo stare bene che è tipicamente romagnolo, italiano via, mettendo nella stessa squadra tanti soggetti per fornire una esperienza di vita che non è vuota e anzi può, dovrebbe, deve essere una ripartenza del Paese, la più moderna declinazione del Made in Italy.

Apre giovedì 1 giugno in Fiera Rimini Wellness, la fiera del settore. Non solo: l’evento della fierezza del settore che riconosce nella Technogym di Alessandri l’esempio migliore. Anche qui la partenza fu uno schiaffo agli americani: Gabriele Brustenghi, un avvocato di Perugia, aveva capito che il fitness stava diventando un fenomeno e organizzò California, la fiera che poi diventò il Festival del Fitness, un posto magico dove si suda e ci si diverte.

E il primo posto era la palestra più accessibile del mondo: la spiaggia di Rimini. Oggi il Wellness non è solo spiaggia, e non è solo fitness. E’ un evento monstre da 250 mila visitatori. E’ un’economia circolare che la Regione ha sposato per la ottima ragione che funziona, funziona 12 mesi all’anno e non solo una stagione, semplicemente ascoltando le richieste della clientela. E’ la domanda che determina l’offerta. Volete le rimesse per le bici a fianco della reception? Volete i percorsi, e presto, purtroppo, visto quel che continua a succede, e volete frequentarli in assoluta sicurezza? Volete le palestre aperte come le discoteche a ogni ora? Volete stare bene?

Addirittura succede che gli esempi letteralmente fioriscono anche lontano da Rimini. E’ del Trevigiano ad esempio la Metalco che con il progetto My Equilibria propone il primo concept mondiale per l’outdoor fitness: alberi che diventano attrezzi per fare esercizio e non disturbare il panorama.

Poi, ovvio, tutto il resto. A Rimini adesso c’è anche FoodWell, una sezione dedicato: cibo e barrette tutti insieme, perché lo spazio è grande quando capisci cosa vuol dire Wellness Valley. Il manifesto di Alessandri ha una sua declinazione anche sociale, la Wellness Foundation. Ha appena chiuso la sua tradizionale settimana di eventi sul territorio e si prepara per un big bang a settembre. Dal 2015 esiste la Settimana Europea dello Sport. Dopo due anni si è capito che per i paesi mediterranei un appuntamento a inizio settembre non aveva senso, e così si è slittati a fine mese. La Wellness Foundation coordinerà tutte le attività: pronta una app compilation che raccoglie quello che per un utente Tecnogym non sono nemmeno più coccole ma il minimo garantito in termini di assistenza e di esempio.

E ancora, la formazione. Bisogna seminare se si vuole raccogliere. E’ stato presentato in questi giorni il corso di laurea in Wellness Culture: sport, health and tourism. Ecco la spiegazione forse più precisa del cartello in autostrada. A Cesena si entra in un distretto dove la qualità della vita, il turismo e un ottimismo di fondo sono, come avrebbe detto Tonino Guerra, il sale della vita. La laurea, in lingua inglese, ha l’obiettivo di, è stato raccontato, “preparare ad una professionalità di alto profilo declinabile su una gamma di competenze trasversali come sono quelle che riguardano gli ambiti connessi agli stili di vita e al benessere psicofisico della persona”.

Insomma, un mondo nuovo. Dove qualità della vita significa attenzione alle nuove età ( provate voi a dire a uno che va in palestra ed è in forma che è un rappresentante della Terza età: vi stende con lo sguardo ); dove la salute pubblica è davvero la somma della salute dei singoli che, da cittadini attivi, contribuiscono al contenimento della spese sanitaria proprio perché è in forma; dove una risorsa tipica come il termalismo produce finalmente un’offerta coordinata; dove la cultura materiale e immateriale, quella combinazione che chiamiamo vita, si fondono in quello stare bene che tutti riconosciamo come patrimonio della Romagna e, aggiunge Alessandri, che tutti dovremmo riconoscere come nostro patrimonio nazionale, visto che siamo noi quelli che hanno codificato il wellness anni col motto mens sana in corpore sano.

Il cartello in autostrada dice anche che stiamo entrando in una grande centrale energetica a produzione collettiva: gli attrezzi della linea Artis di Technogym funzionano grazie all’energia generata dall’attività fisica. Prossimo passo, ma qui finiamo lontano dal made in Italy, a meno che la segnalazione non ispiri qualche geniaccio, Pavegen: il calpestio sulle mattonelle prodotte da questa azienda produce energia.
E siccome Alessandri dice che il corpo umano è costruito per fare 30 km al giorno …

 

Luca Corsolini - Symbola

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