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La sfida della qualità

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L’espressione “made in Italy” si è affermata negli anni ben oltre il suo originario perimetro produttivo. È diventata sinonimo delle qualità italiane, un marchio riconoscibile che si nutre di tutto ciò che rende il nostro Paese unico e apprezzato nel mondo. In questo contesto si colloca il settore nautico, uno dei fiori all’occhiello del sistema produttivo italiano che, nel decennio antecedente la crisi, ha fatto registrare significativi risultati. Il comparto è riuscito a creare un forte radicamento nel territorio anche grazie ad un alto grado di interrelazione con altri settori di punta del made in Italy: dal tessile all’ arredamento, dalla domotica al nanotech, dall’aerospaziale all’elettromeccanica. Il 2008, però, ha chiuso questa fase di crescita che ha visto la nautica italiana affermarsi come uno dei principali motori dell’innovazione e della ricerca, portando il prodotto italiano a livelli di qualità assoluta nel panorama internazionale. La difficile congiuntura economica ha imposto alle imprese di riconsiderare le proprie strategie, di avviare ristrutturazioni aziendali e ridimensionare le proprie prospettive di crescita, ma allo stesso tempo ha indotto anche dei cambiamenti positivi, accelerando un processo che prima o poi andava affrontato. Come si è visto, chi dispone di risorse finanziarie e capacità ha colto nuove opportunità per aumentare la propria quota di mercato, per progettare o introdurre nuovi prodotti o servizi, per migliorare l’immagine aziendale, per cercare nuove alleanze, per entrare in nuovi mercati esteri. Le imprese del settore stanno dimostrando di aver “imparato la lezione”: il mercato dovrà essere composto da aziende pronte ad affrontare la competizione internazionale in modo professionale e coerente, costruite attorno alla realtà tecnica e stilistica che già esiste ed è il patrimonio di questo comparto. La strada da seguire non può venire, come sottolineato dal Rapporto PIQ- Prodotto Interno Qualità 2009 promosso dalla Fondazione Symbola, che dalla promozione della qualità: a vincere saranno quelle imprese in grado di innovare il prodotto, curandone tutti i dettagli in fase di produzione e di assistenza post vendita, e di tutelare la qualità e la sicurezza del lavoro. Ma non solo: nel futuro bisogna puntare a produrre imbarcazioni meno inquinanti, sviluppando la ricerca nei campi dei materiali, dei sistemi di propulsione, delle fonti energetiche. Solo in questo modo la nautica potrà riaffermare un modello di specializzazione produttiva che riesce a coniugare eccellenza organizzativa, strategie di differenziazione, sostenibilità e valorizzazione delle specificità. Ma la crisi sembra aver prodotto anche un cambiamento “culturale”: dopo la sbornia dei grandi numeri si ritorna alle origini, ossia al diportismo puro animato dagli amanti veri del mare, che si riavvicinano al settore, mentre si registra la concomitante “fuga” di coloro che della nautica facevano solo uno status symbol. “Dobbiamo tornare alla nautica di tutti” ha detto uno degli imprenditori intervistati. A questo imperativo si aggiunge la necessità che il Paese abbia una maggiore consapevolezza del ruolo strategico che la nautica può giocare nel rilancio dell’economia italiana.

Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola

Gruppo di Lavoro
Fabio Renzi – Segretario generale Fondazione Symbola,
Domenico Sturabotti – Direttore Fondazione Symbola,
Sara Consolato – Ricercatore Fondazione Symbola,
Romina Surace – Ricercatore Fondazione Symbola.

Progetto grafico
Viviana Forcella – Ufficio Eventi Symbola

 

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